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Barberini e Corsini, ecco due gallerie uniche Mostre, musica, multimedia per valorizzare le raccolte

ROMA - ''Mi interessano musei che parlano''. Questo può essere lo slogan delle Gallerie Barberini e Corsini secondo il pensiero del direttore Flaminia Gennari Santori, da un anno alla guida di questa istituzione diventata ormai un unicum a livello internazionale. Diventate autonome nel 2015 con la riforma del Mibact, le Gallerie Nazionali d'Arte Antica di Roma presentano da oggi una rilettura delle straordinarie raccolte in chiave moderna e accessibile, sia per il diverso uso degli spazi sia per l'utilizzo di tecnologie multimediali, nonché per l'inserimento della musica d'epoca e il rapporto con altri musei al fine di realizzare nuove importanti mostre, come quelle inaugurate dal ministro Dario Franceschini. Senza contare che Palazzo Barberini si avvia a riconquistare anche il piano nobile, 700 metri quadrati fino allo scorso anno occupati dalla Difesa e che a metà 2018 potrebbero rientrare nel percorso museale.
Presentata oggi alla stampa, la nuova visione di rilancio strategico del museo, così come lo ha ridisegnato la Gennari Santori, per quanto sfaccettata è interamente finalizzata alla valorizzazione delle meravigliose raccolte lì custodite da secoli. ''La Galleria Corsini - ha spiegato il direttore - è l'unica quadreria romana settecentesca giunta intatta fino ai giorni nostri ed è famosa per essere stata la residenza a Roma della Regina Cristina di Svezia dal 1659 fino alla sua morte, avvenuta nel 1689''. Senza contare i capolavori assoluti dell'arte antica che, dalla Fornarina di Raffaello alle numerose, splendide tele di Caravaggio, costituiscono i tesori di Palazzo Barberini. Luoghi però che non registrano flussi di visitatori corrispondenti a tanta meraviglia e che hanno necessitato di un profondo ripensamento. Ecco dunque che, sottolinea la direttrice, "abbiamo individuato un fil rouge che si dipana tra le collezioni Barberini e Corsini e delinea la ragion d'essere di questo museo, una storia affascinante su come l'arte sia stata guardata, collezionata, diffusa e reinventata dai tempi di Urbano VIII, nella prima metà del '600, a quelli di Neri Corsini (un secolo dopo) fino ai giorni nostri''. Una storia che poche istituzioni al mondo possono vantare, in cui la dimensione materiale degli spazi storici e delle opere oggi ''si intreccia a quella sempre in divenire degli allestimenti e dei percorsi multidisciplinari e multimediali, in un museo contemporaneo".
I primi passi, dopo un anno di lavoro, sono così la rinnovata fruizione degli spazi pensata per il grande pubblico, il rilancio delle Gallerie a livello nazionale e internazionale, la nuova identità visiva e con essa il sito web fino allo sviluppo dei canali di comunicazione social. Un museo, dunque che si prefigge di diventare un luogo di ritrovo, di incontro e confronto, costellato da iniziative espositive capaci di riportare all'attenzione opere bellissime, per forza di cose non valorizzate a sufficienza nel percorso museale. E' il caso delle due rassegne dal titolo 'Il pittore e il gran Signore.
Batoni, i Rezzonico e il ritratto d'occasione' e 'Mediterraneo in chiaroscuro. Ribera, Stomer e Mattia Preti da Malta a Roma', che danno l'avvio a questo nuovo corso, messo a punto all'insegna degli approfondimenti tematici.
L'idea di esposizioni temporanee ha poi dato vita a rapporti con musei internazionali, come il Museo de La valletta di Malta, ma anche il Metropolitan di New York, il Louvre, il Prado, l'Accademia Carrara. E mentre, con ''l'incremento dell'offerta'', è allo studio il biglietto integrato per visitare le due Gallerie, proseguono i lavori per la restituzione nella sua interezza di Palazzo Barberini. Il ministro Franceschini ha ricordato come un anno fa, il ministero della Difesa abbia riconsegnato al Museo anche i 700 metri quadrati del piano nobile mancanti e che i 9 milioni messi a disposizione dal Cipe consentano il completamento delle facciate e la risistemazione del parco.
Per l'inserimento del piano nobile nel percorso museale bisognerà aspettare però fino almeno al 2018. Oltre ai lavori di ristrutturazione, ha detto la Gennari Santori, ''bisogna capire cosa metterci, anche se le opere non mancano''. Viste le vaste dimensioni degli ambienti, potrebbero essere portate lì le opere monumentali, conservate al secondo piano (visitabile con la guida e dove è allestita la Collezione Lemme). ''Terminati i lavori, tra un anno - ha concluso il direttore - si comincerà a ragionare sul riallestimento del museo''.
ansa

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