Concerto in ricordo di Don Guglielmo Ferrarini nel 10° anniversario dalla morte. Chiesa parrocchiale di San Bartolomeo Apostolo • SECCHIO DI VILLA MINOZZO (RE) • Domenica 23 agosto 2026 ore 17.30

 


Concerto in ricordo di Don Guglielmo Ferrarini nel 10° anniversario dalla morte
Lavinia Guillari, flauto traverso
Anna Vezzani, chitarra
Cristina Calzolari, organo
Andrea Caselli, tenore


Corale il “Gigante” di Villa Minozzo diretta da Andrea Caselli

In collaborazione con il Comune di Villa Minozzo

PROGRAMMA

PRIMA PARTEJohann Sebastian Bach
(Eisenach, 21 marzo 2685 – Lipsia, 28 luglio 1750)
Andante e Allegro dalla Sonata per flauto in do maggiore BWV 1033

Dario Castello
(Venezia, 19 ottobre 1602 – Venezia, 2 luglio 1631)
Exultate Deo
mottetto per voce sola e basso continuo

Claude Debussy
(St-Germain-en-Laye, 22 agosto 1862 – Parigi, 25 marzo 1918)
Sirynx per flauto solo

Marc-Antoine Charpentier
(Île-de-France, 1643 – Parigi, 24 febbraio 1704)
O Pretiosum mottetto per tenore e basso continuo

Eric Satie
(Honfleur, 17 maggio 1866 – Parigi, 1º luglio 1925)
Gnossienne per chitarra sola

Antonio Vivaldi
(Venezia 4 marzo 1678 – Vienna, 28 luglio 1741)
La Tiranna avversa sorte
aria per tenore dall’opera Arsilda regina di Ponto RV 700

Federico il Grande di Prussia
(Berlino, 24 gennaio 1712 – Potsdam, 17 agosto 1786)
Sonata n. 24 per flauto e continuo: Grave – Allegro

Henry Purcell
(Westminster, 10 settembre 1659 – Westminster, 21 novembre 1695)
An Evening Hymn per tenore e continuo

Flauto traverso: Lavinia Guillari
Chitarra: Anna Vezzani
Organo: Cristina Calzolari
Tenore: Andrea Caselli

SECONDA PARTE
Umil Madonna
preghiera del Maggio di Costabona elab. Andrea CaselliDonna Padana
melodia popolare elab. Giacomo Monica

Don Savino Bonicelli
(Costabona (RE), 14 luglio 1903 – Villa Minozzo (RE), 6 gennaio 1983)
Diffusa est gratia antifona a 2 voci e organo
Ave Maria in italiano a 4 voci
Ave Maris Stella inno a 4 voci
Giuseppe “Bepi” de Marzi
(Arzignano (VI), 1935)
Cortesani
La Sacra Spina
GerusalemmeLuigi Molfino
(Lugano, 22 maggio 1916 – Milano, 27 luglio 2012)
O sacrum Convivum antifona a 4 voci miste

Marco Maiero
(Tricesimo (UD), 1956)
Sul Nero
Ricordi quel treno?
Corale “Il Gigante” di Villa Minozzo
Direttore: Andrea Caselli

Si ringraziano Don Giuseppe Lusuardi, Don Alpino Gigli, Unità pastorale “Santa Maria in Castello” per la disponibilità e la preziosa collaborazione

INFO| Chiesa parrocchiale di San Bartolomeo Apostolo - Via del Bosco, 1 - SECCHIO DI VILLA MINOZZO (RE)
Ingresso gratuito senza prenotazione, limitato ai posti disponibili

GLI INTERPRETI

Lavinia Guillari
Si è diplomata nel 2000 al Conservatorio A. Boito di Parma sotto la guida di G. Bovio con il massimo dei voti e lode e ha proseguito i suoi studi presso diverse Accademie flautistiche italiane con Michele Marasco, Bruno Cavallo, Nicola Mazzanti, Maurizio Simeoli e Elisa Boschi. Ha collaborato come flauto e ottavino con l’Orchestra A. Toscanini e l’Orchestra del Teatro Regio di Parma, l’Orchestra Sinfonica di Sanremo e l’Orchestra Haydn di Bolzano e Trento. Specializzata nel repertorio contemporaneo, ha collaborato e collabora con diverse formazioni cameristiche italiane quali l’Icarus Ensemble di Reggio Emilia, il Divertimento Ensemble e il Syntax Ensemble di Milano. Con questi gruppi si è esibita in Italia e all’estero (Roma, Strasburgo, Milano, Zagabria…) anche in veste di solista. Dal 2007 è flautista stabile del FontanaMix Ensemble di Bologna, col quale ha suonato in diverse edizioni della Biennale Musica di Venezia (2009, 2016, 2020), nell’edizione 2016 del Connect festival di Malmö, al Festival Demetria di Salonicco, ad Hannover, nonché alla Hall des Chars e la Cité de la musique et de la danse di Strasburgo.
Insieme all’Ensemble ha calcato prestigiosi palcoscenici di teatri e festival italiani, fra cui il Teatro Comunale e l’Auditorium Teatro Manzoni di Bologna, Milano Musica, Festival “Aperto” di Reggio Emilia, Festival Angelica, MAMbo, Amici della Musica, Teatro Massimo e Teatro Politeama di Palermo, Filarmonica di Rovereto, “Musica@Villa Romana”, Teatro Verdi di Pordenone.
Nell’ambito dell’attività dell’Ensemble, collabora con numerosi compositori del panorama italiano e internazionale, nonché con altri ensemble europei. Con l’Ensemble ha inoltre realizzato particolari progetti che vedono la collaborazione di artisti quali Cristina Zavalloni, Moni Ovadia e Trilok Gurtu.
L’Ensemble, oltre all’attività dal vivo, vanta anche di una prolifica produzione discografica a cui Guillari ha partecipato registrando 6 dischi.

Anna Vezzani
Compie gli studi musicali presso l’Istituto musicale pareggiato “A. Peri” di Reggio Emilia. Ha seguito i corsi di perfezionamento del maestro G. Bandini presso l’Accademia Musicale del Teatro Cinghio a Parma; ha frequentato master class con il Duo Assad, P. Pegoraro, T. Hopstock,P. Steidl. Ospite di importanti manifestazioni artistiche svolge un’intensa attività concertistica esibendosi in Italia e all’estero in qualità di solista e in diverse formazioni cameristiche, con repertori che spaziano dalla musica antica a quella contemporanea e popolare. In particolare, nella formazione Duo Matildico (chitarra e fisarmonica) approfondisce le forme di tango, vals e milonga. Dal ‘98 progetta e realizza spettacoli integrati di musica e poesia. È titolare della cattedra di chitarra presso la scuola media ad indirizzo musicale “A. Balletti” di Quattro Castella (RE). Suona su una chitarra del liutaio Gernot Wagner

Cristina Calzolari
Nata a Reggio Emilia, ha studiato pianoforte con Giannantonio Mutto e si è diplomata presso il Conservatorio Cesare Pollini di Padova; si è inoltre diplomata in canto presso l’Istituto Musicale Pareggiato Orazio Vecchi di Modena. Si è presto appassionata alle tastiere antiche dedicandosi allo studio del clavicembalo con Francesco Baroni, per basare poi la sua attività su strumenti a tastiera ancora precedenti quali l’organo portativo, il clavisimbalum e il claviciterio.
Con l’ensemble La Reverdie ha tenuto concerti presso il festival Settembre Musica di Torino, il festival AMUZ van Vlaanderen di Anversa, Oude Muziek di Utrecht, Festival di Stresa, Cantar di Pietre a Lugano, festival Grandezze e meraviglie di Modena, per la diretta radiofonica dei Concerti del Quirinale a Roma, Festival Internacional Cervantino di Guanajuato (Messico) e ha eseguito musiche originali a commento delle Confessioni di Sant’Agostino lette da Gerard Depardieu al Ravenna Festival.
Con l’ensemble Adiastema diretto da Giovanni Conti, oltre a concerti in Spagna e in Svizzera, ha collaborato con Pamela Villoresi nell’esecuzione di brani dal codice di Las Huelgas in un concerto dedicato a Hildegard von Bingen, trasmesso in diretta radiofonica dal secondo canale della RSI – Radiotelevisione della Svizzera italiana.
Con l’ensemble La Lauzeta ha registrato le musiche del documentario Renaissance Unchained prodotto e trasmesso dall’emittente inglese BBC nel gennaio 2016.
Ha inoltre collaborato con l’ensemble Cantilena Antiqua diretto da Stefano Albarello, l’ensemble L’Homme Armé per la direzione di Kees Boeke e Fabio Lombardo e con La Mandragora, con cui ha suonato per i Festival Morellino Classica e Musica Antica a Magnano.
Parallelamente a questa attività è sempre stata attiva come cantante e ha lavorato per direttori specializzati nel repertorio rinascimentale e barocco quali Antonio Florio, Rinaldo Alessandrini, Alan Curtis, Kees Boeke, Roberto Balconi, Andrew Lawrence-King, Gianluca Capuano, Ruben Jais. Per il teatro d’opera ha interpretato il ruolo di Dama Disincantata nell’opera La liberazione di Ruggiero dall’isola di Alcina al teatro Metastasio di Prato per la direzione di Alan Curtis; il ruolo di Mater nel mistero provenzale Aines presso il Festival di Musica Sacra di Lucca; il ruolo di Roma nell’opera Il S. Alessio per la Sagra Musicale Umbra; il ruolo di Katchen nell’opera Werther diretta da Reynald Giovaninetti presso il Teatro Regio di Parma, il Teatro Municipale Romolo Valli di Reggio Emilia e il Teatro Comunale di Modena. Ha debuttato i ruoli di Proserpina e Speranza nell’Orfeo di Monteverdi a Madrid (opera replicata poi in Germania, Austria, Gran Bretagna, Israele, USA nonché trasmessa su Rai-Radio Tre Suite e pubblicata nella collana dedicata all’opera lirica del Corriere della Sera) sotto la direzione di Claudio Cavina.
Collabora inoltre con il Coro della RSI di Lugano diretto da Diego Fasolis, il Coro del Teatro Comunale di Firenze, e il Coro del Teatro Comunale di Bologna con i quali ha effettuato tournée nei maggiori teatri e festival di Spagna, Inghilterra, Germania, Belgio, Finlandia e Giappone. Ha registrato per le case discografiche Naxos, OPUS 111, Symphonia, Tactus, Arcana, Chandos, per Rai-RadioTre Suite, RSI-Radio Televisione della Svizzera Italiana.

Andrea Caselli
Nel 1978 Inizia gli studi musicali con il M° Anselmo Guidetti presso la scuola della banda civica di Cavola RE; nel 1994 frequenta l’Istituto Musicale C.Merulo di Castelnovo Monti studiando pianoforte. Ha partecipato a corsi di direzione corale, tecnica vocale ed interpretazione con i Maestri: G. Vacchi, U. Rolli, M. Uberti C. Chiavazza. Ha studiato canto con Cristina Calzolari e Gianfranco Boretti. Ha cantato nel Coro Polifonico di Reggio Emilia diretto da Giuliano Giaroli, e come solista in produzioni musicali del periodo barocco (formazioni solistiche madrigalistiche). Ha cantato nell’Ensemble Vocale “Loquebantur” interpretando musica polifonica sacra e profana dal 400 al 700, nel trio vocale francese “Paroplapi”, gruppo vocale a cappella che propone musiche tradizionali e di autori contemporanei in lingua occitana esibendosi in Francia Belgio e USA. È stato direttore del Coro Matildico Val Dolo di Toano (RE) dal 1994 al 2009. Ha tenuto corsi d’indirizzo musicale in canto e pianoforte presso scuole primarie e superiori della provincia. Nel 2004 ha curato l’edizione di un libro di ricerca musicale dal titolo “Dei Montanari il Canto”: un saggio di ricerca musicologica sulle tradizioni del canto popolare e d’ispirazione religiosa della media vallata del Secchia. Dal 2007 dirige la corale il Gigante di Villa Minozzo (RE). Nel luglio 2007 e 2008 ha seguito in Inghilterra un masterclass di canto con il soprano inglese Evelin Tubb presso la Dartington International Summer School nel Devonshire UK.
Nel 2012-2013 ha partecipato come solista in alcune produzioni concertistiche, tra le quali la Messa dell’Incoronazione di W. A. Mozart, Messa di Santa Cecilia di C. Gounod. Si è occupato del riordino e catalogazione delle musiche di Don Savino Bonicelli e del maestro Giuliano Giaroli. Nel 2013 con l’ensemble vocale “la Cantoria” nell’ambito della rassegna concertistica Soli Deo Gloria, ha eseguito in prima esecuzione in tempi moderni, il Miserere di Marc’ Antonio Ingegneri, a dieci voci in due cori, curato e trascritto dalle stampe antiche del 1588. Sempre con lo stesso gruppo vocale e strumentale, nel maggio 2014 ha proposto al pubblico locale la Messa del Moro del compositore fiorentino Pietro del Moro scritta per coro maschile e strumenti a fiato. Ha collaborato inoltre con il coro della Cappella musicale di San Francesco da Paola in Reggio Emilia diretto dalla musicologa Silvia Perucchetti. Dal 2016 presta servizio occasionale nel coro della Cappella Musicale della Cattedrale di Reggio Emilia diretta dal M° Primo Iotti. Nel 2025 in occasione del centenario della morte del compositore reggiano Guglielmo Mattioli (1857-1924) assieme a Carlo e Silvia Perucchetti ha pubblicato: “Guglielmo Mattioli, una vita dedicata alla musica” A cento anni dalla scomparsa il valore di un musicista italiano nelle testimonianze e le cronache del tempo: assieme alla pubblicazione sono state stampate 9 composizioni inedite scelte dai manoscritti.

Corale il Gigante
Il coro a formazione mista, si costituisce a Villa Minozzo nel 1996 sotto la guida del maestro Simone Ivardi-Ganapini, per volontà di alcuni coristi i quali, avendo maturato esperienze in altri cori, decidono di formare un proprio gruppo vocale locale. Il coro inizia subito ad avere una propria identità, inserendo nel proprio repertorio molti canti ricercati nel territorio, arrangiati ed elaborati dal suo direttore. Il coro associato A.E.R.Co (associazione Emiliano- Romagnola Cori) si è esibito in diverse località italiane, partecipando a rassegne e concerti. Dal 2007 la direzione è affidata al M°Andrea Caselli, il quale ha proseguito l’opera del suo predecessore ampliando il repertorio con canti della tradizione emiliana di ricerca con sue elaborazioni e con uno sguardo anche a composizioni d’autore. Parallelamente al repertorio popolare, il coro si dedica anche alla musica sacra proponendo sia in concerto e sia in cerimonie liturgiche, musiche sacre di vari autori ma in particolare quelle del sacerdote compositore villaminozzese Don Savino Bonicelli (1903-1983) in collaborazione con “I fiati di Villa” ottetto strumentale di ottoni e legni. Dal 2002 è organizzatore e promotore della rassegna corale nella quale ospita cori e formazioni vocali provenienti da tutta Italia. Nel 2016 nell’occasione del ventennale di fondazione il coro ha avuto come ospite nella propria rassegna corale Villaminozzese la compagine corale “I Crodaioli” diretta e fondata dal musicista e compositore Bepi de Marzi. Il coro ha collaborato con la band Nuvole Barocche, tributo a Fabrizio de André, nell’esecuzione integrale dell’album del cantautore genovese, “La buona novella”. Nell’ottobre 2018 la corale su invito della Cappella musicale pontificia, ha animato la S. Messa prefestiva in San Pietro con musiche di Don Savino Bonicelli, il quale proprio a Roma dal 1939 al 1943 frequentò l’istituto e si diplomò in canto gregoriano al Pontificio Istituto di Musica Sacra.

Fonte: comunicato stampa a cura di Renato Negri)

(Segnalazione web di Giuseppe Serrone)

 


Essere Frida Kahlo: la costruzione di un'icona

 di Alessandro Beltrami

Una grande mostra alla Tate Modern
di Londra racconta come l’artista abbia costruito la propria maschera e come questa abbia a sua volta generato un nuovo immaginario.
Tra meccanismi multipli di appropriazione
Su Frida Kahlo si devono fare almeno due domande: chi è stata e chi è. La mostra in corso fino al 3 gennaio alla Tate Modern di Londra, “Frida: The Making of an Icon”, risponde a entrambe. Da una parte si preoccupa di restituire in modo filologico la complessità della figura storica e artistica, in particolare inserendola nel contesto di un Messico che, negli anni a ridosso della Seconda guerra mondiale, si ritrova in modo inatteso al crocevia della storia (lo stesso Lev Trockij, tra il 1937 e il 1939, fu ospite nella casa Azul di Frida, a Coyoacán) e tra i grandi laboratori del modernismo. Dall’altra ricostruisce il processo culturale che ne ha fatto una figura pop – lei che aveva preferito ri-radicarsi nella stratificata cultura folk del suo paese.
Per quanto possa apparire sbilanciato sulla seconda, il titolo della mostra copre entrambe le parti, concentrandosi in primis su come Kahlo abbia costruito in modo preciso la propria immagine. Il percorso non presenta solo opere dell’artista ma anche fotografie (tra gli artisti e gli intellettuali, Frida è stata una delle figure di più ritratte del Novecento, al pari forse di Pasolini) e gli abiti tradizionali della sua collezione, con i quali amava presentarsi, particolarmente – con efficace contrasto – in contesto statunitense. Kahlo non indossa abiti che appartengono alle proprio origini, anzi, la sua storia è quella di una meticcia (il padre era un fotografo tedesco, la madre una messicana benestante di origini spagnole e indigene) educata all’interno di un sistema di stampo europeo. Piuttosto, si appropria dei costumi delle popolazioni native su una base politica ed estetica, per ribadire l’appartenenza alla dimensione culturale e nazionale di un Messico indipendente. In questa sorta di processo di decolonizzazione ante litteram, interviene certamente anche una scelta di gusto, ma la questione della proiezione di sé nello spazio pubblico, della coscienza dell’ agency della propria immagine, fondata anche su un principio di seduzione, resta fondamentale. Incontrando perfettamente i desideri della corrente radical della cultura internazionale. In una direzione analoga può essere letta la scelta di adottare come matrice linguistica dei suoi dipinti la naïveté popolare degli ex voto – da cui il falso contatto di un André Breton che, di passaggio in Messico per incontrare Trockij, volle Frida Kahlo surrealista –, il luogo estetico dove il meticciato compiuto tra culture diverse emerge in maniera più potente. Oltre, naturalmente, a essere il registro che le consente insieme aderenza narrativa e approccio fantastico alla propria condizione fisica e biografica, dovuta a una poliomielite contratta da bambina e all’incidente stradale che, a 18 anni, la obbliga a un calvario ortopedico durato tutta la vita.
Che avvenga attraverso le autorappresentazioni pittoriche o per il tramite lo sguardo fotografico altrui, la costruzione della sua “icona” anticipa di vent’anni il lavoro di Andy Warhol: non l’opera in sé, ovviamente, ma il principio che ne sta alla base. Più che intercettare i meccanismi della propaganda politica, Frida è in grado di sintonizzarsi precocemente con quelle che saranno le dinamiche della comunicazione di massa. Nei suoi autoritratti non teme di accentuare alcuni elementi ricorrenti che la caratterizzano, a partire dal sopracciglio unito, e si mostra con una inespressività distante. Spostando la propria immagine verso la maschera – precisamente come nel lavoro di Warhol – Frida è in grado di tipizzarsi e staccarsi da sé.
La seconda parte della mostra è dedicata al processo di iconizzazione contemporaneo. Tutto ha inizio nel 1978, alla Galería de la Raza, nel Mission District di San Francisco, dove cinquantadue artisti chicanos (la popolazione di origine messicana residente negli Stati Uniti), ma non solo, organizza una mostra fondamentale, “Homenaje a Frida Kahlo: El Día de los Muertos”. L’esposizione, presentata come dice il titolo in contemporanea con il Giorno dei morti, rievoca per la prima volta l’artista, anche con veri e propri meccanismi di transfert. Si avvia una appropriazione di secondo grado: come Kahlo si abbigliava alla messicana, ora gli artisti si presentano à la Frida. Alzano altari in suo onore, come a una Madonna laica, riproducono la sua colonna vertebrale spezzata, incorporano nei lavori elementi delle culture indigene. Significativamente, in questa sala è esposto anche l’ultimo lavoro in mostra di Frida, Mi vestido cuelga ahí, che potrebbe essere quasi il bozzetto per un murale. L’artista rivela qui la propria ambivalenza verso gli Stati Uniti: un Paese che ammirava, ma dove si sentiva fuori posto. Per altro in questo dipinto di Frida c’è solo il vestito, steso tra un water e un trofeo: il suo corpo, su cui ha costruito gran parte del proprio lavoro, è assente.
Fino agli anni Settanta il lavoro di Kahlo era poco conosciuto in America. È necessario anche ricordare che quando muore, nel 1954, gli Stati Uniti sono molto diversi da quelli degli anni Trenta, che la stessa Frida aveva conosciuto. Il Paese in cui l’attenzione al socialismo, al movimento operaio, se non al comunismo (si pensi a John Dos Passos o ai paradossali murali di Diego Rivera, controverso compagno di una vita di Frida) era molto forte, negli anni Cinquanta si trova in pieno maccartismo. Non è un caso, allora, che venga riscoperta a San Francisco negli anni Settanta, gli anni politicamente più engagé della seconda metà del Novecento americano, ma ormai sotto il profilo linguistico e culturale completamente trasformati dalla società di massa. È allora che Kahlo, reintrodotta per ragioni politiche, è pronta per essere divorata dal capitalismo postfemminista. Il ciclo si completa: l’artista diventa una eroina pop, in un certo senso il prodotto di un processo di degradazione agiografica in forma secolarizzata.
Frida, ormai chiamata solo per nome come i santi e le dive, dilaga. Si compie il processo di trasformazione in maschera (e conseguente mascheramento), perfetta e agile da indossare perché ormai immediatamente riconoscibile da tutti. I suoi colori sono pronti per essere raccolti dal mondo degli immigrati, dalla pop culture, dal femminismo, dal gender, da Hollywood. Certo, non mancano le riletture interessanti da parte di artiste come Ana Mendieta, Regina José Galindo, Judy Chicago, Kiki Smith, diverse delle quali lavorano sulla violenza e sulla gravidanza, mostrando la capacità di Frida Kahlo di stimolare un lavoro non solo politico ma esteticamente adeguato. Ma, prima congiuntamente con Diego Rivera e poi, seppellito nella memoria l’ex marito, ampiamente in solitaria, Frida diventa emblema da maglietta e da murale. “Fridamania” si intitola l’ultima sala: libri, magazine, film, merchandising, memorabilia, bambole. La Barbie Frida è uscita nel 2018. Aprite la porta: il bookshop ci aspetta.
Avvenire

Coldiretti, turismo del cibo per 25 milioni di italiani, anche per birra e olio


 Ansa

 Sono 25 milioni gli italiani che durante l'estate 2026 vivranno esperienze di turismo del cibo, da quelle più tradizionali come degustazioni e visite in azienda ai corsi di cucina e ai laboratori artigianali, fino alle proposte dedicate al benessere e allo sport all'aria aperta. È quanto emerge da un'indagine Coldiretti/Ixè diffusa in occasione del secondo grande esodo estivo verso i luoghi di vacanza, con il bollino nero sulle autostrade e le ferie di agosto che entrano nel vivo.

Un fenomeno in costante crescita che calamita sempre più l'attenzione di italiani e stranieri. Accanto all'enoturismo si stanno affermando nuove formule come il birraturismo, l'oleoturismo e i percorsi dedicati ai formaggi, con esperienze che permettono ai visitatori di entrare in contatto diretto con i produttori e partecipare alle diverse fasi della produzione.

Il turismo del vino resta comunque il più gettonato. Al primo posto tra le esperienze enoturistiche si colloca la visita a una cantina a conduzione familiare, seguita dall'acquisto di vini direttamente dal produttore, a conferma di una domanda sempre più orientata al rapporto diretto con le aziende, anche in un contesto fortemente digitalizzato.

Alle tradizionali degustazioni si affiancano attività che spaziano dall'arte allo sport fino al wellness. Nelle vigne italiane si moltiplicano così le esperienze, dalle degustazioni in realtà virtuale con visori 3D al pilates, allo yoga e alla pittura tra i filari, fino all'astrotasting, l'osservazione del cielo stellato accompagnata da un calice di vino. (ANSA).

Lusso, esperienze e territori: Firenze ospita AURA, il nuovo salone che racconta il futuro dell’ospitalità italiana


Il turismo di lusso cambia volto e mette al centro autenticità, destinazioni ed esperienze costruite su misura. Sempre meno ostentazione e sempre più legame con il territorio, qualità dell’accoglienza e valorizzazione delle identità locali. È questa la direzione verso cui si sta muovendo uno dei comparti più dinamici dell’industria turistica italiana, protagonista di una crescita che continua ad attirare investimenti e nuovi operatori internazionali.

In questo scenario nasce AURA – The Luxury Travel Event, il nuovo appuntamento B2B promosso da Italian Exhibition Group, in programma dal 27 al 29 ottobre 2026 alla Fortezza da Basso di Firenze. Per tre giorni il capoluogo toscano diventerà il punto d’incontro tra le eccellenze dell’ospitalità italiana e i professionisti del turismo internazionale specializzati nell’organizzazione di viaggi tailor made per una clientela alto spendente.

L’evento punta a favorire il confronto diretto tra imprese, buyer e operatori della distribuzione turistica mondiale, creando nuove opportunità commerciali e relazioni strategiche per il comparto. Tra le realtà che hanno già confermato la presenza figurano Aman Venice, Mandarin Oriental, Rocco Forte Hotels, Castelfalfi e Lungarno Collection, insieme ad altri protagonisti dell’hotellerie e dei servizi dedicati al segmento luxury.

«Il nostro sarà un evento business oriented, con l’obiettivo primario di mettere in contatto in modo concreto chi costruisce l’offerta e chi la porta sui mercati internazionali», spiega Gloria Armiri, Group Exhibition Manager Tourism & Hospitality Division di Italian Exhibition Group. «Abbiamo raccolto le sollecitazioni del settore e scelto di dare vita a un appuntamento capace di generare relazioni e opportunità commerciali reali. La risposta che stiamo ricevendo conferma l’interesse del mercato, con adesioni di alto livello sia tra le imprese sia tra gli operatori internazionali».

A emergere è anche una nuova interpretazione del concetto di lusso. Per Rocco Forte Hotels, ad esempio, il valore dell’ospitalità si misura attraverso autenticità, personalizzazione e senso del luogo. Il gruppo alberghiero considera AURA l’occasione per raccontare un modello fondato sull’eleganza, sull’attenzione ai dettagli e sulla conoscenza profonda dei territori in cui opera, valorizzando le destinazioni attraverso esperienze esclusive e contemporanee.

La stessa filosofia caratterizza Castelfalfi, destinazione simbolo dell’ospitalità toscana immersa nella natura, dove il lusso viene interpretato come tempo da dedicare a sé stessi, contatto con il paesaggio, esperienze autentiche e rispetto del territorio. Un approccio che conferma come il turismo di fascia alta stia progressivamente spostando il proprio baricentro dalla semplice esclusività alla qualità dell’esperienza.

A rafforzare il profilo della manifestazione è anche la partnership con Associazione Italiana Confindustria Alberghi, che rappresenta una delle principali realtà del sistema ricettivo nazionale.

La nascita di AURA riflette un mercato in continua espansione. Secondo il Rapporto 2026 sul mercato immobiliare alberghiero realizzato da Scenari Immobiliari e Castello SGR, l’Italia è oggi il Paese europeo con il maggior numero di destinazioni luxury. Il patrimonio alberghiero nazionale supera i 173 miliardi di euro di valore, con una crescita del 7,2% rispetto all’anno precedente.

A trainare gli investimenti è proprio il segmento dell’alta gamma, che concentra il 48% dei volumi complessivi. Le strutture luxury presenti in Italia hanno raggiunto quota 745, mentre sono già previste altre 167 aperture entro il 2029, confermando il forte interesse degli investitori verso immobili di qualità e progetti capaci di valorizzare destinazioni e patrimoni locali.

Anche il mercato immobiliare alberghiero continua a crescere. Nel 2025 i volumi di investimento hanno raggiunto i 2,35 miliardi di euro, con un incremento del 27% rispetto all’anno precedente, uno dei risultati più elevati registrati negli ultimi anni.

Accanto agli incontri B2B e alle attività di networking, AURA dedicherà spazio anche alla scoperta del patrimonio culturale, artigianale e creativo di Firenze e della Toscana, rafforzando il legame tra ospitalità e destinazioni.

Evoluzione del Luxury Event by TTG, che nell’ultima edizione ha generato oltre 1.600 incontri professionali, AURA debutta come manifestazione autonoma e altamente specializzata. L’iniziativa è realizzata con il supporto di Regione Toscana, Toscana Promozione Turistica, Fondazione Destination Florence, Firenze Fiera e Dreamsteam. Il patrocinio è della Regione Toscana; Toscana Promozione Turistica è Main Partner, Fondazione Destination Florence Host e Destination Partner, Firenze Fiera Venue Partner, Dreamsteam Strategic Partner e TTG Luxury Media Partner.

Il Messaggero

(Segnalazione web a cura di Giuseppe Serrone)

Se il viaggio non è come te lo aspetti

 


È la stagione del viaggio, così ha voluto il calendario della produzione. Il viaggio delle vacanze e il viaggio "della speranza", come il giornalismo continua a chiamare i tentativi di raggiungere le zone più ricche del pianeta da parte di chi non può ottenere un visto turistico. Nel racconto giornalistico questa locuzione viene usata sia per descrivere le condizioni sovrumane di chi parte alla ricerca di un futuro lavorativo migliore, sia, per contrasto, di chi cerca un tempo lontano dal lavoro e finisce per scontrarsi con gli effetti collaterali del turismo di massa.

Durante un viaggio – del secondo tipo, reso possibile dalla casualità della mia nascita – ho letto una frase che mi è rimasta addosso. La scrive Julia Kristeva nel volume dedicato alla psicoanalista Melanie Klein, Il genio femminile. Non sono più riuscita a ritrovarla (e questa volta non ci è riuscita neanche l'intelligenza artificiale, tié!), ma il senso era che la prospettiva di Klein sull'essere umano si racconta meglio come un viaggio che come un'identità. Più che un insieme stabile di caratteristiche, siamo un processo di trasformazione continua nell'incontro con gli altri. Klein lo osserva nel rapporto tra madre e bambino/a: entrambi cambiano nella relazione, ciascuno modifica l'altro e la relazione stessa diventa qualcosa che evolve.
L'antropologia ha fatto dell'identità una delle parole chiave del suo glossario, spesso con ottime ragioni. Serviva a smontare le generalizzazioni che alimentano il pregiudizio: "gli italiani sono...", "i francesi sono...", "i musulmani sono...", "gli ebrei sono...". Ricordare che ogni individuo ha una storia, una cultura e una posizione proprie è stato un antidoto potente contro le semplificazioni. Eppure c'è anche un rischio: che l'identità, nata per liberarci dagli stereotipi, finisca per enfatizzare la staticità a discapito del cambiamento. Che descriva ciò che siamo dimenticando ciò che possiamo diventare.
Leggevo queste pagine mentre le homepage dei giornali si riempivano delle immagini delle migliaia di braccia che hanno raggiunto a nuoto l'enclave spagnola di Ceuta, per poi essere in gran parte respinte. Per entrare nell'Unione europea nessun trolley. Nessun posto ponte. Nessun bagaglio a mano. Solo due braccia come mezzo di trasporto.

Se il proletariato, secondo Marx, era la classe di chi possedeva soltanto la propria forza-lavoro, questo è un viaggio proletario: esseri umani che hanno soltanto il proprio corpo per attraversare un confine.
Naturalmente non tutti i viaggi sono uguali. Sarebbe offensivo mettere sullo stesso piano una settimana di vacanza e una traversata che può costare la vita. Ma forse molti viaggi nascono da qualcosa di simile: un'idea di futuro.
L'antropologo Arjun Appadurai ha scritto che l'immaginazione è diventata un fatto sociale: non è una fuga dalla realtà, ma l'anticamera dell'azione. I suoi mediascapes, i flussi globali di immagini e racconti, sono esempi di scenari possibili per il proprio futuro. Le vite degli altri sono possibilità per noi, almeno sulla carta. Da turisti cerchiamo esperienze che ci hanno raccontato, paesaggi che abbiamo intercettato su qualche media. Da migranti cerchiamo condizioni per una quotidianità migliore di cui abbiamo saputo da conoscenti o ancora una volta sui media. 

Forse è questo che il viaggio rivela meglio dell'identità: non tanto chi siamo, ma quale spazio di manovra abbiamo per realizzare la nostra idea di futuro. Ogni partenza contiene un'ipotesi su di sé: sarò diverso, vivrò meglio, capirò qualcosa, troverò ciò che mi manca.
Giorgio Lolli ha aiutato lo sviluppo della radio in vari Paesi del continente africano. Alla sua incredibile storia è dedicato il documentario Radio Solaire, realizzato da Federico Bacci e Francesco Eppesteingher. Alla fine del documentario Claudio Lolli racconta di come le radio comunitarie in Africa dovrebbero diffondere le storie di cosa affronta chi parte per l'Unione europea da clandestino, delle condizioni disumane del viaggio e dei rischi che comporta. 
A noi, qui, il compito di cambiare queste condizioni. Questo è il nostro viaggio di umanità.
Avvenire