Meno strutture, ma più posti letto e servizi: così cambia l'ospitalità religiosa
Abitare l’acqua nel nuovo “Luoghi dell'Infinito”
Fiumi, lagune, mari precedono le città e talvolta le mettono in discussione. Costruire qui vuol dire misurarsi con una materia mobile e con un tempo diverso, ciclico e instabile. Case su palafitte, porti, quartieri anfibi raccontano un’architettura che si adatta. Abitarla significa convivere con il mutamento e riconoscere che canali e laghi sono vie di relazione, spazi di scambio. In questa tensione si definisce un equilibrio sottile, dove l’abitare si misura con fragilità e desiderio. È questo il punto di partenza del numero 315 di Luoghi dell’Infinito, in edicola e online in versione digitale da martedì 14 aprile.
Ad aprire lo speciale è Franco La Cecla, che attraversa una geografia di città d’acqua – da Bangkok a Istanbul, da San Pietroburgo a Messina – per mostrare come l’acqua non sia uno sfondo ma un principio che determina topografie, cieli e sogni delle città. Fiumi, canali e mare modellano l’orientamento, l’immaginazione, la vita quotidiana e diventano la chiave per leggere l’identità stessa di Istanbul.
Con Antonio Musarra la navigazione medievale perde ogni immagine romantica. La nave è uno spazio chiuso e precario, fatto di tecnica, gerarchia, adattamento, dove ogni oggetto ha una funzione e ogni errore può costare caro. I registri di bordo restituiscono la concretezza della vita di mare: uomini, viveri, strumenti, norme, differenze sociali. E insieme riti, paure, devozioni minime, imprecazioni e preghiere. La galea riproduce in scala ridotta l’ordine delle città che l’hanno costruita.
Il reportage di Alessandro Gandolfi conduce nel delta del Danubio, tra Romania e Ucraina: la più grande area protetta d’Europa, un dedalo di canali e isole abitato da diecimila persone che vivono, lavorano e si spostano sull’acqua. Ma questo microcosmo deve oggi affrontare più crisi insieme: cambiamento climatico, erosione, diminuzione delle acque, traffico navale, turismo impattante, pesca illegale e guerra. Un territorio fragile, dove l’acqua resta condizione di vita e insieme campo di tensione geopolitica.
Con Alessandro Zaccuri il discorso si sposta nel profondo e attraversa miti, fiabe, letteratura e cinema per inseguire l’immaginario dell’abisso: Gilgamesh, Beowulf, Verne, Godzilla, James Cameron, Atlantide, fino al Leviatàn di Giobbe. Il mare sommerso appare come il luogo dell’insidia, del mostruoso, dell’eroismo e della fantasia tecnologica.
Franco Marzatico torna invece alle palafitte preistoriche dell’arco alpino, patrimonio Unesco dal 2011. Il suo saggio insiste sul valore scientifico di questi siti, dove i sedimenti impregnati d’acqua hanno conservato manufatti organici che permettono di leggere le interrelazioni tra uomo e ambiente, le trasformazioni del paesaggio e i cambiamenti climatici. Ma il contributo serve anche a sfatare molti miti: non esiste un’unica “civiltà delle palafitte”, né le palafitte possono essere spiegate con formule troppo ovvie.
Al centro del numero si colloca un dittico veneziano. Giovanni Montanaro, in Da quando l’acqua alta non c’è più, parte dal silenzio delle sirene per riflettere su Venezia dopo il Mose. La città continua a vivere dentro una condizione di emergenza, tra la minaccia dell’innalzamento dei mari, il peso del turismo e la perdita di residenti. Ma la sua storia, ricorda Montanaro, è quella di una civiltà che non è mai stata ferma. In dialogo con questo sguardo, la scrittrice africana Beata Umubyeyi Mairesse racconta l’esperienza di una scrittrice africana che arriva a Venezia senza avere familiarità con il mare e si misura con l’onnipresenza dell’acqua, con il disorientamento, con l’impossibilità di trovare appigli stabili. La laguna diventa così anche una domanda sulla follia, sull’isolamento, sulle isole dei morti e dei matti.
Lo sguardo si allarga poi ad altre comunità acquatiche. Daniele Bellocchio, costruisce una geografia dell’abitare sull’acqua tra Africa e Asia: Ganvié in Benin, i char del Bangladesh, il lago Tonlé Sap in Cambogia, Giacarta, Makoko a Lagos. In tutti questi casi l’acqua è insieme rifugio, necessità, precarietà, e le vite che vi si organizzano vengono continuamente ridisegnate dal clima e dalla politica. Con Leonardo Servadio il tema si apre al presente e al futuro dell’architettura. Dalla Maldives Floating City ai progetti di Busan, Amsterdam e New York, Galleggiare sul futuro segue le risposte che architetti e governi stanno cercando contro l’innalzamento del mare e l’erosione delle coste. Ma vivere sopra l’acqua, mostra il testo, suscita un interesse che va oltre l’emergenza: riguarda anche il desiderio di una nuova qualità dell’abitare e di una diversa prospettiva sul mondo.
Apre la sezione Arti & Itinerari Riccardo Michelucci con A Oulu, dove il confine è ascolto. La città finlandese vive il suo anno da Capitale europea della cultura con un’idea di sviluppo diffuso che cresce lentamente dentro la vita quotidiana. La cultura, qui, non è una parentesi decorativa ma uno strumento di trasformazione, dentro una riflessione che tiene insieme crisi post-industriale, sostenibilità, clima e attenzione alla cultura sami.
Irene Baldriga firma Bernini e Barberini: la magnifica intesa, a partire dalla mostra di Palazzo Barberini dedicata al rapporto tra Gian Lorenzo Bernini e Urbano VIII. Il saggio ricostruisce una stagione decisiva del barocco romano, mostrando come committenza, visione politica e invenzione artistica si siano intrecciate nel formare un mondo complesso, visionario e violento.
Chiude la sezione Eugenio Raimondi con Fotografie dalla speranza, dedicato alla mostra The Nature of Hope al Museo Diocesano di Cremona, nata in collaborazione con il Festival della Fotografia Etica. Al centro del percorso c’è Jane Goodall, ma anche il contributo delle fotografe che hanno raccolto la sua eredità, in un progetto che tiene insieme ricerca scientifica, fotografia e responsabilità ambientale.
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Ad Aquileia c'è il Festival dei Cammini: un intreccio di vie, di culture e di storie
Avvenire
Liste della spesa e quaderni di scuola: scoperti 13.000 nuovi testi degli antichi Egizi
Anche gli antichi Egizi avevano i loro block notes: non i costosi papiri destinati soprattutto ai testi ufficiali, ma frammenti di ceramica riutilizzati, gli ostraca, i cocci di vasi trasformati in supporti per la scrittura di ogni giorno. Nel complesso archeologico di Athribis, a circa dieci chilometri a ovest del Nilo, sono stati recentemente recuperati circa 13mila nuovi esemplari, portando il totale dei frammenti scoperti a 43mila. Un patrimonio straordinario composto da ricevute fiscali, elenchi, oroscopi, esercizi scolastici e appunti: materiali apparentemente marginali che, nel loro insieme, offrono agli studiosi una preziosa chiave d’accesso alla storia sociale ed economica dell’Egitto lungo oltre un millennio.
Gianmarco Mazzi, il manager di musica e tv sbarca al ministero del turismo
Sarà per la delicatezza del momento che il turismo sta attraversando a causa di conflitti e caroprezzi, sarà per dare un segnale di stabilità ma la premier Giorgia Meloni ha spinto il piede sull'acceleratore e, dopo una sola settimana di interregno, ha affidato a sorpresa le redini del settore a Gianmarco Mazzi. Classe 1960, veronese, in quota Fratelli d'Italia, Mazzi è molto noto nell'ambiente musicale e televisivo non solo la direzione di ben sei festival di Sanremo ma anche per l'organizzazione come manager di molteplici eventi. Molto impegnato anche per il riconoscimento Unesco delle eccellenze italiane, non ultimo quello della Cucina, come ricorda parlando con l'ANSA , ad esempio, lo chef stellato Massimo Bottura che definisce Mazzi "una forza della natura". Nel caso di Mazzi non stupisce che nella ridda di congratulazioni e auguri quelli degli operatori della filiera turistica siano quasi superati da quelle del mondo dello spettacolo e di vari vip ed artisti. Entusiasta della nomina ad esempio Al Bano: "Con lui il turismo prenderà la giusta svolta, lo vedo come un grande aereo che prende il volo alla grande" dice ricordando anche il fatto "che Mazzi è il nume tutelare del grande Adriano Celentano".
Proprio il Molleggiato si fa avanti in serata via social: "i tuoi passi lungo il tortuoso cammino della politica saranno senz'altro giusti, perché io ti conosco". In campo anche Andrea Bocelli che spiega come "25 anni di progetti condivisi mi hanno dato modo di conoscerne da vicino la dedizione, il rigore e il senso alto della responsabilità pubblica di Mazzi". Anche Mogol si unisce al coro e ricorda: "Ci siamo conosciuti lavorando, assieme anche a Gianluca Pecchini, alla Nazionale Cantanti, che io avevo fondato. In 45 anni abbiamo raccolto 130 milioni per i bambini ammalati e bisognosi. Abbiamo fatto grandi cose". Antonella Clerici pensa "che sia un uomo integro e farà bene". Simona Ventura torna al Festival della Canzone del 2004, boicottato dalle major discografiche dell'epoca, e ricorda "quando ci hai aiutato a portare a casa il Sanremo Rai più difficile di sempre".Calorosi auguri anche dal ministro della Cultura Alessandro Giuli che promette che rafforzeranno "le sinergie tra ministeri" e da Federculture, AssoConcerti, Fondazioni Liriche. Tornando al settore, Gianluca Caramanna (FdI) ringrazia Santanchè "per aver ridato dignità e centralità industriale a un comparto per troppi anni dimenticato" e dice che "Mazzi è la persona giusta per raccogliere questo testimone". Bernabò Bocca, presidente di Federalberghi, "rinnova l'impegno a sostenerne l'azione, nell'interesse del Paese, rafforzando la centralità di un settore in cui trovano allocazione oltre 4 milioni di posizioni lavorative, il 14,4% del totale economia". Manfred Pinzger, vice presidente di Confcommercio e presidente di Confturismo, si dice certo che "saprà guidare il settore con competenza, responsabilità e ascolto delle istanze imprenditoriali, in una fase di forte complessità". Auguri, congratulazioni, promesse di collaborazione e richieste di mantenere aperto il canale di confronto aperto sotto l'egida di Santanchè anche da parte di Federturismo Confidustria, Assoturismo Confesercenti, Fto, Assoviaggi, Fiavet, Federterme, ConfAlberghi, Aidit. Infine mano tesa e auguri anche dall'Enit con i doppi auguri della presidente Alessandra Priante e dell'amministratice delegata Ivana Jelinic.
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