SCUOLA E IMPRESA INSIEME PER FORMARE I PROFESSIONISTI DEL TURISMO DI DOMANI

 


Adria, 7 ottobre 2026 - Formare sul campo i professionisti del turismo di domani e offrire ai giovani un percorso concreto che, dalla scuola, possa condurre direttamente al mondo del lavoro. È questo l’obiettivo della Pagnan Group Academy 2026/2027, presentata oggi agli studenti dell’Istituto Cipriani Colombo di Adria.

Il progetto, nato dalla collaborazione tra Pagnan Group e l’Istituto, rappresenta l’evoluzione dell’esperienza pilota avviata nel 2026 e dedicata alla figura del Welcome Ambassador. Un’esperienza che ha già prodotto risultati concreti: i sette studenti già assunti nel 2026 torneranno in azienda anche nella stagione 2027.

Per il 2026/2027 Pagnan Group ha scelto quindi di ampliare significativamente l’iniziativa, coinvolgendo le principali funzioni operative della propria divisione turismo attraverso tre percorsi formativi: Accoglienza, Food & Beverage Sala e Food & Beverage Cucina.


“Con la Pagnan Group Academy vogliamo costruire un ponte concreto tra scuola e impresa. Non cerchiamo semplicemente collaboratori per una stagione: vogliamo incontrare giovani talenti, formarli, far conoscere loro il nostro mondo e offrire ai più motivati la possibilità di iniziare un percorso professionale e di crescita all’interno del Gruppo. L’esperienza dello scorso anno ci ha dimostrato che questa collaborazione funziona e oggi vogliamo investire ancora di più su questo progetto”, spiega Ilaria Pagnan, Chief Human Resources Officer del Gruppo.


Una formazione costruita sul lavoro reale

La Pagnan Group Academy propone una formazione fortemente orientata alla pratica e alle reali esigenze delle strutture turistiche del Gruppo.

Il percorso Accoglienza accompagnerà gli studenti nelle diverse fasi dell’esperienza dell’ospite, dal booking e Sales & Marketing al Front Office e alla Guest Relation. Il percorso Food & Beverage Sala sarà dedicato a menu, mise en place, tecniche di servizio, relazione con il cliente e gestione degli ordini, mentre quello di Cucina approfondirà le diverse linee di lavoro, dagli antipasti alla pasticceria, insieme alle tecniche e procedure utilizzate nelle strutture del Gruppo. Le lezioni alterneranno formazione ed esercitazioni reali.


Un percorso che può trasformarsi in un lavoro

Il vero elemento distintivo dell’Academy è però il collegamento con il lavoro: per gli studenti del terzo e quarto anno è previsto un PCTO a maggio 2027, con la possibilità di proseguire con un contratto stagionale o uno stage; per gli studenti del quinto anno, l’obiettivo è l’inserimento stagionale al termine degli esami di maturità.


Investire sui giovani per investire nel futuro del turismo

Pagnan Group conta oggi circa 450 collaboratori nelle proprie strutture e ogni anno inserisce numerosi giovani attraverso contratti stagionali. Molti tornano nelle stagioni successive e, nel tempo, possono consolidare il proprio percorso professionale all’interno dell’azienda.

Con la seconda edizione dell’Academy, Pagnan Group punta a raddoppiare o triplicare gli inserimenti ottenuti con il progetto pilota, rafforzando ulteriormente la collaborazione con l’Istituto Cipriani Colombo e investendo nella formazione di nuove professionalità per il settore turistico.


Pagnan Group

Pagnan Group è una realtà imprenditoriale familiare con una storia che ha origine nel 1929 e opera nei settori del turismo, dell’agricoltura e agri-business e dello sviluppo immobiliare.

La divisione turismo comprende Isamar Holiday Village, Barricata Holiday Village, Isaresidence Holiday Resort, Hotel Plaza Venice e Anda Venice Hostel e registra complessivamente circa 970.000 presenze e 10.700 posti letto, accogliendo ospiti provenienti da 180 Paesi, con il 70% della clientela proveniente dai mercati internazionali.


Info: Pagnan Group, www.pagnangroup.com



Ufficio Stampa: Studio Eidos di Sabrina Talarico, tel. 049.8910709, www.studioeidos.it 


Così il turismo dei cammini rianima le aree interne

 

Avvenire

"Sedici anni fa il pellegrino era visto quasi come un alieno. Adesso invece non solo lo conoscono, ma lo cercano, gli offrono il caffè. È una risorsa per la vita della comunità". In mezzo a queste due immagini c’è molto più della fortuna crescente dei cammini. C’è il cambiamento di sguardo di un territorio su sé stesso. "Il pellegrino arriva da fuori, si ferma, passa, ma può aiutare chi vive in un luogo a riscoprire ciò che ha di bello proprio lì dove abita: un paesaggio, un sentiero, un borgo, un prodotto, un mestiere tornano a essere considerati un patrimonio. Così il cammino diventa l’inizio di una nuova economia, un elemento di sviluppo e di rigenerazione, soprattutto per le aree più interne". A parlare è Gianluigi Bettin, responsabile dell’area per il turismo lento e la promozione integrata di Sviluppumbria, l’Agenzia di sviluppo economico della Regione Umbria (che è stata capofila del progetto "Cammini aperti" del ministero del Turismo), da molti anni impegnato nella promozione e la tutela della Via di Francesco. È un processo che Bettin conosce bene e che ha portato come testimonianza a "Eco Sanfra", il festival dedicato alla sostenibilità economica, ambientale e sociale che si è tenuto a Perugia, dal 24 al 27 settembre, e che quest’anno ha messo al centro la "Madre Terra" e il rapporto fra "Umanità, comunità e suolo". Insieme a Cecilia Dall’Oglio del Movimento Laudato Si’, Bettin ha ragionato sul valore e il contributo che i cammini possono dare alla rigenerazione dei territori e alla costruzione di comunità più consapevoli.
"Il cammino - prosegue Bettin - è uno strumento meraviglioso per abitare i territori, incontrare e fare comunità, riconoscerne le fragilità, in un confronto continuo con la concretezza del suolo. Perché camminare ti costringe a stare con i piedi per terra". E nel momento in cui una comunità si apre all’accoglienza, offre servizi e i camminatori arrivano, arriva anche una ricaduta economica, soprattutto là dove l’economia è più fragile. "Il cammino non cambia l’economia di Assisi o delle grandi città che hanno già il loro passo - spiega l’esperto -, ma nelle aree interne sì: qui i ragazzi cresciuti in questi quindici anni di sviluppo del turismo lento diventano guide ambientali escursionistiche, riscoprono i sentieri, aprono attività legate al trasporto bagagli o funzionali a tutta la filiera, dai percorsi in bici a tutto il mondo dell’enogastronomia, dell’artigianato e delle produzioni agricole. È tutta un’economia che si reinventa". Un’economia che nasce dalla rilettura di ciò che già esiste, per scoprire che quel paesaggio che si ha sotto casa vale. Ed è un motivo per praticare la restanza. O stimolare un ritorno. E poi c’è la fatica che contribuisce a cambiare lo sguardo. Lo zaino sulle spalle, la sete, la necessità di fermarsi, di cercare acqua, di chiedere indicazioni riportano all’essenziale e alla bellezza della relazione fra chi arriva e chi resta. "Il pellegrino che attraversa un territorio abitato, ne diventa per qualche giorno parte. E se lui deve in qualche modo affidarsi agli altri, c’è una comunità che deve aprirsi all’altro. Perché non c’è cammino senza accoglienza", dice Bettin mentre mostra il cellulare con tutti i messaggi che i pellegrini lasciano lungo la Via di Francesco, dove si incontrano strutture e fraternità vive di francescani.
Un turismo di nicchia, ma in forte crescita, come dimostrano i numeri dell’ultimo dossier "Italia, Paese di Cammini" di Terre di mezzo: nel 2025 sono stati oltre 300mila i camminatori censiti lungo gli itinerari italiani, il 56% in più rispetto all’anno precedente. La permanenza media è stata di 7,4 giorni, con quasi 2,5 milioni di pernottamenti e una ricaduta economica stimata in 336,4 milioni di euro. Presenze distribuite fuori dalle destinazioni più conosciute, proprio nei luoghi dove servono nuove occasioni di sviluppo. Un antidoto naturale all’overtourism. Uno stile di viaggio entrato nei programmi di molte Regioni ed enti locali, stimolandoli a parlarsi e a fare rete, mentre nascono e si moltiplicano le associazioni di volontari per prendersi cura di un sentiero, le cooperative e imprese sociali che trasformano bisogni e fragilità in servizi. Le esperienze virtuose non mancano ormai lungo gli oltre duecento cammini tracciati in Italia. Bettin cita la Via degli Dei, la Via di Francesco in Emilia-Romagna, dove si sono avviate cooperative di comunità per la gestione di attività o la Magna Via Francigena nella Sicilia più interna, fra Palermo e Agrigento, in comuni come Castronovo dove un gruppo di giovani ha trovato la strada per animare questo pezzo di Isola dove bisogna andarci apposta e non volare altrove. Così i cammini "animano i territori, con un dispositivo capace di rimettere in circolo persone, energie e idee. Non soltanto un viaggio attraverso un territorio, ma un modo per ricucirlo". Per tornare a sentirsi parte della "Madre Terra" al centro di Eco Sanfra, nel solco dell’ecologia di Francesco: non spettatori di un paesaggio da consumare, ma abitanti consapevoli, chiamati a prendersene cura. 

L’intelligenza artificiale nel turismo: "Un importante progetto pilota"

 

Pistoia e la Montagna Pistoiese entrano nel progetto pilota “Toscana AI Ready”, promosso da Anci Toscana e Toscana Promozione Turistica per accompagnare le destinazioni turistiche toscane nell’uso dell’intelligenza artificiale. L’Ambito turistico Pistoia e Montagna Pistoiese è uno dei quattro ambiti selezionati tra le 28 comunità della Toscana. La scelta è arrivata al termine della manifestazione di interesse alla quale ha partecipato il Comune di Pistoia, capofila dell’ambito. Il progetto è rivolto al territorio della Toscana Diffusa. Fanno parte della Toscana Diffusa Marliana, Sambuca di Sambuca Pistoiese, Abetone Cutigliano e San Marcello Piteglio, oltre alle aree montane dei comuni di Montale Pistoia.

"Desidero esprimere un sincero ringraziamento ad Anci Toscana e soddisfazione per questo risultato, che premia il lavoro svolto insieme ai Comuni del territorio – evidenzia il sindaco di Pistoia Giovanni Capecchi –. L’inserimento dell’ Ambito Pistoia e Montagna Pistoiese tra le quattro comunità selezionate conferma il valore del nostro progetto sulla Toscana Diffusa. Il turismo è un motore centrale per la crescita economica e sociale della comunità. Mettere in rete il capoluogo con le eccellenze della Montagna – da Marliana a Sambuca Pistoiese, da Abetone Cutigliano a San Marcello Piteglio, fino ai versanti montani di Montale e Pistoia – ci permette di sviluppare un’offerta di qualità, sostenibile e attiva tutto l’anno. L’obiettivo è valorizzare un’accoglienza diffusa, legata all’identità e all’ambiente, lontana dai flussi di massa. Continueremo a lavorare su questa strada insieme ai Comuni partner e agli operatori del settore".

"Con questa selezione prende concretamente avvio un percorso che riteniamo particolarmente importante per Pistoia e la Montagna Pistoiese – sottolinea l’assessora al Turismo e Strategie di promozione territoriale Olimpia Banci –. E il coinvolgimento delle strutture è uno degli aspetti che considero più significativi. Il progetto non si limita a spiegare che cosa sia l’intelligenza artificiale, ma prevede un percorso molto concreto: analisi della presenza digitale della destinazione, formazione, confronto con gli operatori, supporto per migliorare la visibilità del territorio e, al termine, un assessment con dati misurabili e indicazioni strategiche".

"L’intelligenza artificiale sta cambiando rapidamente il modo in cui le persone scelgono una destinazione e costruiscono un viaggio – prosegue Banci –. Sempre più spesso non ci si limita a digitare parole chiave su un motore di ricerca, ma si chiede direttamente a un assistente AI dove andare, cosa vedere, dove soggiornare, quali esperienze vivere e come organizzare un itinerario. Questo significa che per una destinazione turistica non è più sufficiente essere presenti online, ma è necessario intercettare e gestire questa opportunità. Pistoia e la Montagna Pistoiese hanno un patrimonio molto articolato, fatto di città d’arte, montagna, natura, cultura, enogastronomia, vivaismo ed esperienze che possono essere integrate in proposte turistiche diverse e personalizzate. L’AI può diventare quindi uno strumento non da subire ma da sfruttare per far emergere questa ricchezza.

"L’obiettivo – conclude Banci – non è inseguire una tecnologia per essere al passo con i tempi, ma capire come utilizzarla per rendere più forte e più visibile la nostra destinazione, mettendo nelle condizioni anche le piccole e medie imprese turistiche di affrontare questo cambiamento". Il percorso sarà condotto da Mirko Lalli, esperto di turismo, tecnologia e intelligenza artificiale. Il progetto prende il via oggi per l’ambito Pistoia e Montagna Pistoiese oggi, con il webinar introduttivo “Il progetto Toscana AI Ready”.

La Nazione


Turismo in crescita a Reggio Emilia, oltre 285mila pernottamenti da gennaio ad agosto

 

REGGIO EMILIA – “I dati provvisori della Regione Emilia-Romagna relativi a gennaio-agosto 2026 registrano per Reggio Emilia un ulteriore incremento dei flussi turistici rispetto allo stesso periodo dello scorso anno”, spiega l’assessora a Economia urbana e Sport con delega al Turismo Stefania Bondavalli commentando i dati sul turismo pubblicati dalla Regione Emilia Romagna e presentati nella giornata di venerdì 2 ottobre dall’assessora regionale al Turismo Roberta Frisoni.

“Nel Comune di Reggio – precisa Bondavalli – si contano 138.354 arrivi, +6,17% sul 2025, e 285.256 pernottamenti, +8,36%. Un dato interessante soprattutto perché segue un 2025 che aveva già registrato una crescita molto consistente rispetto al 2024. La serie degli ultimi due anni indica quindi una tendenza positiva, che dovrà essere consolidata nel tempo.

Reggio Emilia mantiene una componente importante di turismo business, alla quale stiamo cercando di affiancare nuove motivazioni di visita e permanenza. In particolare – sottolinea l’assessora – la valorizzazione della filiera agroalimentare ed enogastronomica, gli itinerari legati al territorio, il patrimonio culturale e i grandi eventi, anche sportivi, rappresentano ambiti sui quali continuare a lavorare.

In questa prospettiva si inseriscono anche la riorganizzazione dei servizi turistici, il rafforzamento dell’accoglienza e della promozione e una maggiore integrazione dell’offerta. Il dato riguarda l’intero territorio comunale e interessa naturalmente anche il centro storico, dove si concentra una parte rilevante del patrimonio culturale e dei servizi della città.

Sono numeri positivi che indicano una crescita e ci consegnano un compito: continuare a investire sull’attrattività di Reggio Emilia, perché il margine di sviluppo resta ampio e il lavoro da fare è ancora molto”, conclude Bondavalli.

Stampa Reggiana

Viaggi set-jetting: vacanze da Gilmore Girls a Stars Hollow

 

Dalla cittadina immaginaria di Stars Hollow, nel Connecticut di "Una mamma per amica", alle mete europee, il set-jetting trasforma i luoghi di film e serie in esperienze di viaggio.

Invece di guardare dalla poltrona le repliche della vostra serie TV preferita quest’inverno, che ne dite di entrarci direttamente sul set?

È esattamente ciò che i fan di Gilmore Girls potranno fare grazie alla nuova esperienza "holiday" lanciata da Warner Bros. Studio Tour Hollywood. Dal 12 dicembre 2026 al 3 gennaio 2027 (con l’eccezione del 25 dicembre) i fan potranno lasciare il soggiorno di casa per partecipare all’evento stagionale a tema festivo.

La nuova attrazione accompagna i visitatori attraverso luoghi familiari della cittadina immaginaria di Stars Hollow, nel Connecticut, trasformando gli studi Warner Bros. di Burbank in "la più ampia e coinvolgente esperienza festiva per fan di Gilmore Girls mai realizzata".

I visitatori potranno passeggiare nella casa di Lorelai Gilmore e nel Luke’s Diner, il locale frequentato dall’interesse amoroso, a fasi alterne, della protagonista, Luke Danes. Altri scenari riconoscibili includeranno il Dragonfly Inn e la Miss Patty's School of Ballet.

Le vetrine iconiche della serie ospiteranno anche negozi di souvenir con oggetti da collezione, mentre tra i cibi preferiti dai fan in menu ci saranno il cold brew di Luke, i burger di Jojo, i chilaquiles nachos di Caesar e i pretzel del Gazebo.

Incentrata sulle vite di Lorelai e di sua figlia Rory, Gilmore Girls è andata in onda per la prima volta nel 2000. La serie oggi compare nella lista del New York Times "The 100 Best TV Shows of the 21st Century".

Dove altro si può fare set-jetting?

La decisione di Warner Bros. di ampliare le precedenti proposte "holiday" dedicate a Gilmore Girls si inserisce nel crescente trend del set-jetting. Il termine descrive itinerari di viaggio basati sui luoghi di ripresa di film o serie TV, trasformando le scene sullo schermo in esperienze reali.

Più vicino a casa, le coste cinematografiche e le location iconiche d’Europa fanno da tempo da sfondo a grandi produzioni per il cinema e la TV. Dubrovnik, per esempio, è diventata una meta di richiamo per i fan di Game of Thrones dopo che la città croata ha interpretato Approdo del Re.

A Lavenham, in Inghilterra, gli ospiti possono soggiornare nella "casa d’infanzia" di Harry Potter. Inserita su Airbnb, la Vere House del XV secolo appare in Harry Potter e i Doni della Morte: Parte 1 ed è dotata di quattro camere da letto con bagno privato, un salotto per gli ospiti con camino e un giardino con cortile.

Una delle uscite cinematografiche più importanti di quest’anno è stata The Odyssey di Christopher Nolan. Per i viaggiatori che desiderano pianificare la propria odissea, le location del film spaziano dalla Sardegna e dallo Stretto di Messina, in Italia, a Itaca in Grecia, Troia in Turchia e Gozo, a Malta.

Madrid vanta inoltre una lunga storia come location molto richiesta. Il portfolio della capitale spagnola include scene della popolare serie Netflix La Casa de Papel (Money Heist), di The Cold Light of Day e di Terminator: Dark Fate. Anche il prossimo film di Woody Allen inizierà le riprese questo mese e sarà girato principalmente a Madrid.

Al di fuori dell’Europa, l’adattamento Netflix di "East of Eden" di John Steinbeck è stato girato interamente in Nuova Zelanda, nonostante sia ambientato in destinazioni statunitensi come la Salinas Valley in California, San Francisco, il Connecticut e Washington.

Harbour Street a Oamaru, cittadina dell’Isola del Sud della Nuova Zelanda, è stata una scelta ideale per questa produzione in costume grazie ai suoi edifici in pietra calcarea perfettamente conservati. Nella serie compare anche Dunedin, con i suoi Queen’s Garden e la Railway Station.

euronews

Prato / Dal 22 al 25 ottobre il festival “Tipo” è un’occasione per scoprirla

 

Avvenire

"Io son di Prato, m’accontento d’esser di Prato, e se non fossi nato pratese... non vorrei essere venuto al mondo". Così, nel libro Maledetti Toscani, Curzio Malaparte dichiarava fra le righe l’amore per la sua città. Il geniale e controverso scrittore raccontò a suo modo anche il carattere dei pratesi, con un’espressione annotata su una targa posta sulla facciata della casa dove nacque, nel 1898, in via Magnolfi: "Non vi è sale al mondo che tanto sia attico quanto il sale dei pratesi, non v'è nulla di più euclideo di quel loro misurare il mondo a braccia come la stoffa". Prato è il cuore di uno dei più importanti distretti tessili industriali d'Italia e d'Europa, storicamente legato all'eccellenza della lana cardata, alla tradizione del riciclo e a tutta la filiera della moda. Circa 7 mila aziende compongono un sistema produttivo che ha fatto della trasformazione della materia una vocazione, con una forte presenza della comunità cinese, ormai parte integrante della geografia economica e sociale della città, fra storie di integrazione riuscita e contraddizioni che raccontano la complessità del presente. Nell'immaginario collettivo Prato è soprattutto questo, sebbene sia anche una città d'arte e di storia, a una trentina di chilometri da Firenze, la capitale del Rinascimento che attira a sé gli occhi del mondo e finisce per mettere in secondo piano ciò che le sta intorno. E se fosse allora proprio il tessile a diventare il filo di un nuovo racconto turistico di Prato? Se telai, filati e fabbriche aiutassero a leggere una città che non ci si aspetta? È la scommessa di Epic - Experience Prato Industrial Culture, un progetto europeo guidato dal Comune, che punta a trasformare la cultura industriale in un patrimonio da conoscere e da vivere, mettendo in rete imprese e territorio, storia e nuove tecnologie. Lo si capisce subito entrando al Museo del Tessuto, nei suggestivi spazi dell'ex opificio ottocentesco di Campolmi, dentro le antiche mura. È il punto ideale da cui cominciare. Le collezioni raccontano la storia del tessile dall'antichità alla contemporaneità, attraverso tessuti, abiti, ricami, campionari e manufatti provenienti da epoche e culture diverse. Ma ci sono anche l’importante laboratorio del restauro e la Textile Library, dove il passato incontra la ricerca sui materiali, la sostenibilità, le nuove fibre e le tendenze della moda. Da qui il filo porta lontano. A Francesco Datini, il grande mercante pratese del Trecento, la cui casa e l’archivio restituiscono una città già allora proiettata oltre i propri confini. Le sue lettere di cambio (il prototipo della moderna cambiale) e i suoi libri contabili restituiscono la straordinaria rete commerciale e di relazioni che il mercante costruì fra Prato, Avignone, Firenze, Pisa, Genova, Barcellona e altre città europee. Una lezione sorprendentemente moderna. Il racconto scorre poi sull'acqua. Il Cavalciotto di Santa Lucia, sul Bisenzio, raccoglieva le acque del fiume e le distribuiva attraverso il sistema delle gore, la rete idraulica che per secoli alimentò mulini e opifici. Seguendone il corso si arriva alla Gualchiera di Coiano, antica manifattura dove l'energia dell'acqua muoveva i grandi martelli per la follatura della lana. Le macchine, le pulegge, gli ingranaggi sono ancora lì: un'autentica macchina del tempo che si mantiene viva grazie a un’associazione e dei volontari che promuovono iniziative culturali, mostre, incontri con studenti.

Oggi quella storia guarda al futuro, con esperienze imprenditoriali straordinarie. Come quella di Manteco, della famiglia Mantellassi, fondata nel 1943 a Montemurlo, un’eccellenza assoluta che porta la tradizione della lana rigenerata dentro la ricerca, la sostenibilità e la moda internazionale. Manteco ha da pochi mesi inaugurato anche una Casa-archivio di rara bellezza per raccontare proprio questo passaggio, dalla memoria dell'impresa alla sua proiezione contemporanea e più innovativa. Fra le strade di Prato, c’è poi una realtà piccola, ma altrettanto emblematica del racconto: si chiama Rifò, marchio della moda sostenibile nato nel 2017 dall’intuizione di un giovane pratese, Niccolò Cipriani, ritornato nella propria terra dopo un’esperienza in Vietnam per un programma delle Nazioni Unite: lì vede da vicino gli effetti del fast fashion e della sovrapproduzione dell’industria dell’abbigliamento, e così decide di avviare una start up che punta a recuperare fibre e vecchi indumenti per trasformarli in capi nuovi. Due scale diverse, lo stesso concetto: il futuro è nella circolarità, che a Prato non è una moda, ma una competenza costruita nel tempo.
Il tessile fa parte della vita di tutti i giorni, entra persino nella ristorazione e nella convivialità dei pratesi, come al Victory Cafè, un locale all’interno di una fabbrica costruita durante il boom economico e rimessa a nuovo conservandone tutta l’identità di un tempo: qui si possono gustare le prelibatezze della zona, dai Sedani alla pratese (ripieni di carne e fritti) alla Mortadella Igp fino alla Pesca dolce di Prato; il tutto fra telai, campionari e pezzi unici, come il mosaico tessile a tutta parete della Notte stellata di Van Gogh composto da 189 pezzi realizzati con tecniche, stili e materiali unici da artisti e aziende di tutto il mondo. Il Fabbricone, storico lanificio di fine Ottocento ancora attivo, e le Manifatture Digitali Cinema, dove la tradizione del distretto tessile incontra l’immaginazione delle arti visive, aggiungono altri capitoli a questo particolare viaggio di scoperta della città nel segno del turismo industriale. Un’occasione particolare per andare è dal 22 al 25 ottobre in occasione di Tipo Festival, quest'anno dedicato a "Fabbric'azioni. Cose belle da fare in fabbrica a Prato". Quattro giorni di visite e itinerari, spettacoli e performance, workshop sul riuso e l'economia circolare, attività per famiglie e giovani, esperienze immersive e realtà virtuale. Ed ecco che, muovendosi lungo le strade, i fili e le trame della città, si scopre anche una Prato antica e artistica che sorprende.
Piazza del Duomo è la risposta più evidente a chi pensa che questa sia soltanto una città di capannoni e lanifici. La Cattedrale di Santo Stefano, conserva all’interno uno straordinario ciclo di affreschi di Filippo Lippi, con "Le storie di santo Stefano e san Giovanni Battista" e custodisce la reliquia della Sacra Cintola: una cintura di lana verde, intessuta d'oro, che la tradizione vuole appartenuta alla Vergine Maria e che arrivò a Prato nel Medioevo. In alcune occasioni dell'anno viene esposta ai fedeli: l'8 settembre, festa della Natività di Maria, l'ostensione dal pulpito esterno disegnato da Donatello diventa il cuore di un grande momento cittadino. Ancora una volta è una stoffa a rappresentare l'anima di Prato. E se un’altra tappa imperdibile è il Centro per l'Arte Contemporanea Luigi Pecci, con la sua architettura futuristica e una collezione di oltre mille opere dagli anni Sessanta a oggi, la trama del viaggio continua fuori dal centro, verso Montemurlo, con il Borgo della Rocca e la Pieve di san Giovanni Decollato, le colline e le vigne. Qui la dimensione industriale lascia spazio a quella agricola e vitinicola: alla Tenuta Marchesi Pancrazi, nel contesto di Villa di Bagnolo, costruita nel 1500 dalla famiglia fiorentina dei Principi Strozzi, il Pinot Nero racconta una vocazione enologica originale, mentre più a Sud, verso Carmignano, il vino e l'olio disegnano un altro paesaggio ancora. Un territorio che si può attraversare anche a piedi, seguendo il Cammino di San Jacopo (che collega Pistoia a Lucca, 56 km in due tappe principali), la Via Medicea tra le ville patrimonio Unesco, o la Via della Lana e della Seta, il cammino che da Prato conduce a Bologna (130 km in sei tappe) lungo la Val di Bisenzio. Alla fine, il filo torna al punto di partenza, davanti alla casa di Malaparte e ai pratesi che misuravano "il mondo a braccia come la stoffa". Forse è ancora così. In un intreccio di tessuti e persone, storie e arte. Fra passato e futuro. 

La ristorazione italiana vale 100 miliardi di euro, ma le visite ai locali calano mentre cresce la spesa media

 Basta foto dei piatti: il cibo è più di ciò che appare

Avvenire

I numeri raccontano che il cibo è sempre meno un semplice bisogno e sempre più una scelta che accompagna la nostra vita fuori casa. Nel 2025, secondo FIPE-Confcommercio, i consumi nella ristorazione hanno raggiunto i 100 miliardi di euro; già nel 2024 il fuori casa rappresentava il 33% di tutti i consumi alimentari. Ma c’è un dato ancora più interessante: nel 2025 le visite nei pubblici esercizi sono diminuite del 3,6%, mentre la spesa ha continuato, sia pure debolmente, a crescere. Si esce meno, dunque, e si sceglie di più. È da qui che la ristorazione deve cominciare a leggere il futuro.
Lo stesso messaggio arriva dal turismo. Il Rapporto sul turismo enogastronomico italiano evidenzia che il 70% dei turisti italiani ha compiuto, negli ultimi tre anni, almeno una vacanza nella quale il cibo è stato una motivazione primaria; tra le esperienze ricercate, quelle culinarie nei ristoranti raggiungono il 52,5%. Il viaggiatore non si sposta soltanto per vedere un luogo: vuole conoscerlo e assaggiarlo. Il piatto diventa così territorio, cultura, memoria e identità.
Se il consumatore attribuisce al cibo tutto questo valore, perché continuare a raccontarlo prevalentemente attraverso ciò che appare?
Sui social il cibo è diventato spettacolo: immagini perfette, porzioni esagerate, formaggi che filano, creme che colano e colori costruiti per catturare lo sguardo. È il cosiddetto food porn , un linguaggio che ha reso il cibo protagonista della comunicazione, ma rischia di ridurne il valore alla capacità di essere fotografato, condiviso e desiderato.
Non è soltanto un’impressione. Muna Sharma e Yilang Peng, dell’Università della Georgia, hanno analizzato, con tecniche di visione artificiale, 53.894 immagini pubblicate nell’arco di due anni da 90 popolari food influencer su Instagram. Le fotografie di alimenti a maggiore densità calorica tendevano a ottenere più “mi piace” e commenti. Favorivano l’interazione anche i colori caldi – rosso, arancione e giallo –, la ricchezza di dettagli e la ripetizione degli elementi. La rete, in altre parole, non premia necessariamente ciò che vale di più sul piano nutrizionale, ma ciò che stimola più rapidamente lo sguardo e il desiderio (Sharma e Peng, Health Communication, 2024).
Il problema non riguarda soltanto l’estetica. Una revisione sistematica di 38 studi, condotta da Yu Wu, Eva Kemps e Ivanka Prichard secondo le linee guida PRISMA, ha rilevato associazioni tra l’esposizione ad alcuni contenuti alimentari sui social – pubblicità di fast food, “clean eating” e video in cui si mangia – e preoccupazioni per l’immagine corporea, comportamenti alimentari disordinati e maggiore disponibilità a consumare i cibi mostrati. Per i contenuti genericamente dedicati al “cibo sano” non è emerso lo stesso legame. Gli autori invitano comunque alla cautela, perché gli studi sono eterogenei e non consentono ancora di stabilire con certezza il rapporto tra causa ed effetto (Wu, Kemps e Prichard, Body Image, 2024).
Proprio mentre cresce questa rappresentazione spettacolare, sembra però emergere una domanda diversa. Chi entra in un ristorante non cerca soltanto qualcosa di bello da pubblicare: cerca qualità, autenticità, provenienza delle materie prime, territorio, sostenibilità e attenzione al proprio benessere. Ciò non significa trasformare il ristorante in un ambulatorio né il menù in una prescrizione, ma riconoscere che mangiare è uno dei gesti quotidiani che più incidono sulla qualità della vita.
In un mercato sempre più competitivo, differenziarsi soltanto attraverso l’immagine rischia di non bastare. La vera innovazione consiste nel restituire valore al piatto: non rinunciare al gusto e alla convivialità, ma aggiungere consapevolezza; raccontare gli ingredienti, privilegiare stagionalità e territorio, proporre porzioni equilibrate e valorizzare verdure, legumi, cereali, olio extravergine di oliva e pesce. Significa fare della Dieta Mediterranea non uno slogan, ma un modello alimentare concreto e contemporaneo.
Intercettare un pubblico sensibile al rapporto tra alimentazione e benessere è anche una scelta imprenditoriale. Se il turista viaggia per il cibo e il consumatore destina al fuori casa una parte rilevante della propria spesa, il ristorante può trasformare questo interesse in esperienza e l’esperienza in fidelizzazione.
C’è poi un effetto che va oltre il mercato. Ogni giorno milioni di persone compiono scelte alimentari fuori casa. Una ristorazione capace di proporre naturalmente un modo migliore di mangiare può contribuire, senza lezioni e divieti, anche alla prevenzione primaria. È una forma concreta di sussidiarietà: non sostituisce le istituzioni, ma può moltiplicarne l’azione attraverso un gesto piacevole e quotidiano. In questa prospettiva, il “Ristorante Messaggero della Dieta Mediterranea” assume anche un’importante funzione sociale.
È questo il cambio di paradigma: passare dal cibo che deve soprattutto apparire al cibo che deve valere. Il food porn continuerà probabilmente a riempire gli schermi, ma la ristorazione può riempire il piatto di qualcosa di più: gusto, identità, territorio, convivialità e salute.
Forse è proprio questa la novità da mettere nel piatto: non un ingrediente in più, ma un valore in più.


Miss Italia Racconta la Sicilia, quinta edizione: un viaggio digitale tra il barocco del Val di Noto e la magnificenza antica

 

Torna il progetto che trasforma le aspiranti Miss siciliane in ambasciatrici digitali del patrimonio regionale. Un concorso nel concorso che valorizza borghi, monumenti e panorami della Sicilia, quest’anno in collaborazione con lo snack Cìciri.

C’è una Sicilia di grande fascino che sfila in passerella e una Sicilia dal patrimonio inestimabile: la magnificenza della Valle dei Templi ad Agrigento, il Teatro Antico di Taormina, il trionfo barocco di Noto, Modica e Ragusa Ibla, i capolavori arabo-normanni di Palermo e le vedute mozzafiato dell’Etna e delle isole minori. Miss Italia porta ogni stagione il suo tour nelle piazze dell’isola. Giunto alla quinta edizione, “Miss Italia Racconta l’Italia” (in collaborazione con lo snack Cìciri) trasforma le ragazze della Sicilia in narratrici social delle proprie città mediante Reel su Instagram e TikTok. Il progetto valorizza la capacità narrative e l’impatto visivo con cui le Miss illustrano scorci storici, fontane, vicoli e panorami dell’isola. In palio la fascia ufficiale di Miss Social Sicilia, pass diretto per la Prefinale Nazionale.La proclamazione avverrà nella serata finale di Miss Sicilia. L’idea di questo straordinario viaggio virtuale porta la firma di Enzo Rimedio, digital communications manager del concorso, nome di spicco nel panorama della comunicazione digitale italiana, autore di libri e docente di digital PR, che quest’anno ha anche ideato “Miss Italia Cucina in Famiglia”. La sua expertise ha reso Miss Italia sempre più al passo con i tempi e vicina al pubblico, con un progetto che nelle scorse edizioni ha coinvolto oltre mille Miss partecipanti e superato i 15 milioni di visualizzazioni complessive.

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L'Officina del cioccolato di Domodossola e le sue creazioni - Camper Osteria Italia

 
Annalisa Baldi visita l'Officina del cioccolato delle tre sorelle Cabalà, Paola, Cristiana e Alessandra: nata nel 1924 come pasticceria, grazie a Giusto Grandazzi, nonno delle tre, nel 2004 è stata trasformata in un'innovativa cioccolateria famosa per produrre veri e propri "oggetti" di cioccolato.

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“Carlo Fornara e la fotografia”: a Domodossola il Prof. Paolo Volorio accompagna il pubblico alla scoperta di un Fornara inedito. In programma venerdì 2 ottobre

 

Sarà dedicata a Carlo Fornara, il più noto dei protagonisti della pittura vigezzina tra Ottocento e Novecento, la serata inaugurale della stagione 2026/2027 del Gruppo Fotografico Ossolano “La Cinefoto” di Domodossola, in programma venerdì 2 ottobre alle ore 21, nella Cappella Mellerio di Piazza Rovereto 4 a Domodossola.

L’evento

La conferenza “Carlo Fornara e la fotografia” è affidata al prof. Paolo Volorio, storico dell’arte, già docente presso il Politecnico di Milano e curatore della mostra “Lo sguardo segreto. Carlo Fornara e la fotografia”, allestita nel 2021 a Santa Maria Maggiore in occasione dei 150 anni dalla nascita dell’artista. Questo incontro nasce dalla collaborazione tra il fotoclub e l’Associazione Culturale Mario Ruminelli e rappresenta un appuntamento speciale che apre la nuova stagione del gruppo fotografico, abitualmente articolata da ottobre a maggio nella sede di via Paolo della Silva 24.

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