Quei pellegrini rock con i The Sun nel deserto della Giordania


 

di Massimo Iondini

Quattro pullman italiani stanno attraversando il Paese svuotato dal vicino conflitto. Per ascoltare il silenzio della sabbia e delle pietre, e la musica che accompagna ogni rinascita
Il deserto attorno. Di sabbia e di pietre. Ma anche deserto di presenze. Tranne la loro. Quattro pullman di italiani stanno attraversando la Giordania questa settimana. Sono pellegrini, non turisti. Questi ultimi, che da decenni a frotte prendono d’assalto Petra, Amman e il deserto del Wadi Rum, stavolta sono rimasti a casa. La paura della vicinissima guerra. Anche alcuni dei centoventi pellegrini prima di partire domenica scorsa in aereo da Fiumicino e da Malpensa avevano tentennato e stavano per rinunciare. La grancassa mediatica provoca detonazioni interiori. Ci ha pensato Francesco Lorenzi, il cantante e frontman del gruppo rock The Sun, a sedare questa incipiente ribellione emotiva alla ragione e al coraggio. Il gruppo da dodici anni organizza pellegrinaggi grazie al proprio fan club “Officina del Sole”. L’iniziativa si chiama “Un invito, poi un viaggio”, ma per la prima volta in una situazione bellica. In Terra Santa andarono in principio nel 2011 con un concerto per la pace a Betlemme. Oggi impossibile e impensabile. «Coraggio, io sono vivo e ogni giorno / Sempre fino a quando lotterò / Avrò un motivo e non è un miraggio», recita il primo singolo del loro ultimo album Fuoco dentro uscito l’anno scorso.
Ma non era un miraggio vedere mercoledì scorso questi 120 pellegrini attorno a un fuoco nel deserto del Wadi Rum fare catechesi e parlare e meditare sulle tentazioni di Gesù nei 40 giorni nel deserto, trovandosi proprio in quel luogo, su quella sabbia, su quelle rocce. Un impatto indicibile, in uno dei posti più potenti e suggestivi che si possano immaginare. Dove il vento sussurra cose nuove, mai udite prima. Nel deserto il silenzio è diverso, ha una eloquenza di cui non comprendiamo appieno l’entità e l’immensità. Da noi del resto il silenzio non esiste più. In quel deserto le anime potevano finalmente fare deserto attorno a sé. Soltanto le jeep schierate in lontananza avrebbero potuto minare quell’afflato di eternità. «Lì abbiamo cominciato a vedere la trasformazioni delle persone – ci confida Francesco Lorenzi -, un’esperienza di grande rinascita e il desiderio della confessione per riconciliarsi con Dio a partire dall’aver ritrovato se stessi». Quindi la musica. Il surplus di questo pellegrinaggio, perché l’anima che esulta lo fa cantando, per rifarsi a sant’Agostino.
Alla sera nel deserto intorno al fuoco i The Sun hanno suonato, in acustico, per i pellegrini. La grande esperienza di stare intorno a un fuoco ha un valore catartico potentissimo. Anche da noi con la civiltà contadina nelle nostre campagne si viveva questo ancestrale rituale al chiaro delle stelle. «I nostri nonni raccontavano che quello era un momento di sacrale comunione e con i racconti uscivano le condivisioni più profonde. Così anche l’altra sera l’obiettivo era di fare esprimere e condividere tra una canzone e l’altra sensazioni e momenti spirituali che magari durante il giorno erano stati sottaciuti o che si faceva fatica a comunicare. Sono uscite infatti bellissime e toccanti testimonianze. Un momento di esplosione delle verità interiori. In questo la musica gioca un ruolo molto importante, è un ponte, è catartica. Le parole e la musica sono compagne della vita. La musica ha un potere ostetrico straordinario».
Ad accompagnare i The Sun e i 120 pellegrini di tutta Italia e di tutte le età (compresi tre bambini di 4, 7 e 12 anni con i loro genitori) ci sono diversi religiosi. Il “padrone di casa” don Mario Cornioli, (sacerdote Fidei Donum della Diocesi di Fiesole in servizio al Patriarcato Latino di Gerusalemme, che in Giordania ha fondato la Ong Habibi per dare lavoro e dignità a profughi e rifugiati arabi cristiani), padre Gabriele Pedicino (priore provinciale d'Italia dell’Ordine di Sant Agostino, nonché direttore spirituale dei The Sun), don Tony Drazza (del segretariato Cei), don Michele Rogante (segretario dell'arcivescovo Rocco Pennacchio, assistente ecclesiastico nazionale dell'Unitalsi), don Giacomo Pompei (assistente dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma) e don Samuele Battistella.
Al fiume Giordano per tutti l’ora più solenne, con il rinnovo delle promesse battesimali laddove Gesù stesso ricevette il battesimo da Giovanni. Potente, prima ancora, l’emozione vissuta a Petra, spettacolare e sacra meraviglia del mondo. Lì il direttore del sito archeologico, un giordano sposato con una italiana, ha chiesto ai The Sun di suonare di notte davanti al Tesoro, il tempio Al Khazneh, raggiunto a piedi dai pellegrini con dei lumini in mano. Catarsi, preghiera e commozione. Oltre il tempo. Oggi sarà il commiato. Ad Amman, dopo la messa mattutina, saranno tutti ospiti di trenta famiglie di rifugiati cristiani iracheni vittime delle persecuzioni dell’Isis e di siriani scappati dalla guerra. Saranno anche loro stasera al concerto finale dei The Sun. Coraggio risuonerà per tutti, ma non sarà una esortazione, perché qui è la vita stessa a esigerlo ogni giorno. Sperando una pace.

In arrivo stangata da 360 euro in più per chi va in vacanza



(TMNews) - Andare in vacanza costerà 360 euro in più, rispetto allo scorso anno, alle famiglie italiane. L'allarme arriva dal Codacons dopo gli ultimi dati dell'Istat sul tasso di inflazione annuo rimasto stabile a luglio al 2,7%.

Ma per l'associazione dei consumatori "si tratta solo di una illusione ottica, non solo perché è aumentato il carrello dei beni ad alta frequenza di acquisto (cibo, carburanti), ma anche perché aumentano i prezzi delle cose che si acquistano tipicamente a luglio, dai pacchetti turistici (+8,5% su base mensile) agli stabilimenti balneari (+11,6% su base mensile), dai campeggi (+20,6%) alle pensioni(+5,5%)".

L'effetto finale è "una stangata senza precedenti per chi va in vacanza. Una famiglia media di 4 persone pagherà 360 euro in più rispetto allo scorso anno". Raggiungere "l'agognata meta turistica - aggiunge il Codacons - costerà, mediamente, il 16% in più rispetto al 2010 (a giugno era il 15%). Su base annua, infatti, i trasporti aerei passeggeri sono rincarati del 13,4%, il trasporto marittimo del 33,1%, il trasporto ferroviario dell'8,7%, la benzina del 13,5% ed gasolio del 17,4%. Stimando che il 14% circa degli italiani va in vacanza in aereo, il 75% con auto, pullman o camper, il 7% circa in treno e il 3% in nave, "ecco che, mediamente, andare in vacanza - conclude - costa quest'anno il 16% in più".

Borghi e Dimore Storiche: Il nuovo Patto per il Turismo delle Aree Interne

 


Introduzione: Il fascino discreto dell'Italia "minore" Esiste un'Italia che non si misura in grandi numeri, ma in storie custodite tra mura secolari. Il turismo culturale sta vivendo una metamorfosi profonda: il viaggiatore del 2026 non cerca più solo la città d'arte iconica, ma l'autenticità di borghi e residenze d'epoca dove il tempo sembra essersi fermato.

La Notizia: Comuni e Adsi insieme per il rilancio La notizia del giorno, riportata dai principali media nazionali come Il Sole 24 Ore, riguarda l'accordo strategico tra l'Associazione Dimore Storiche Italiane (Adsi) e l'Associazione Nazionale Comuni Italiani (Anci).

  • L'Obiettivo: Creare una rete che trasformi le dimore storiche nei "catalizzatori" economici e culturali dei piccoli comuni, specialmente nelle aree interne del Paese.

  • L'Impatto: Non si parla solo di ospitalità, ma di conservazione del patrimonio e indotto locale. Le dimore diventano centri di eventi, mostre e degustazioni, capaci di attrarre un turismo alto-spendente e rispettoso del territorio, contrastando lo spopolamento e valorizzando l'identità locale.

Ospitalità Religiosa Italiana aderisce allo slogan internazionale ‘Religious Tourism for Peace’: il turismo religioso come strumento di dialogo e di pace

 L’Associazione Ospitalità Religiosa Italiana ha aderito allo slogan “Religious Tourism for Peace”, promosso dal coordinamento italiano della Rete Mondiale del Turismo Religioso, configurando tale scelta non come un semplice atto simbolico, ma come una presa di posizione coerente con la propria identità e missione. Lo ha dichiarato il presidente Fabio Rocchi a seguito di un suo intervento, evidenziando come il turismo, e in particolare quello a matrice religiosa e non-profit, possa rappresentare uno strumento concreto di dialogo interculturale, coesione sociale e costruzione di relazioni pacifiche.

L’Associazione Ospitalità Religiosa Italiana (ORI) è una rete che raccoglie e promuove le strutture di accoglienza religiose in Italia (conventi, monasteri, santuari e case per ferie) e si occupa di censire e collegare le strutture; promuovere il turismo religioso; facilitare le prenotazioni. In Italia rappresenta circa 3.000 strutture e oltre 200.000 posti letto, diffuse su tutto il territorio nazionale.

Lo slogan “Religious Tourism for Peace” è stato ideato da Biagio Maimone, Coordinatore per l’Italia del World Religious Tourism Network, rete internazionale che coinvolge 18 Paesi e che promuove una visione del turismo religioso e dei pellegrinaggi come esperienza capace di favorire l’incontro tra popoli, culture e fedi diverse. In questo contesto, l’adesione dell’Associazione si inserisce in un percorso già avviato, essendo entrata lo scorso anno a far parte del network internazionale, rafforzando così il proprio posizionamento anche a livello globale.

La Rete Mondiale del Turismo Religioso e l’Associazione Ospitalità Religiosa Italiana condividono, infatti, finalità comuni nella promozione di un turismo religioso e spirituale etico, umano e sostenibile, orientato alla centralità della persona, al rispetto dei territori e alla valorizzazione delle identità culturali e religiose.

Maimone ha inoltre sottolineato la necessità, già espressa al Ministero del Turismo, di istituire una sede istituzionale dedicata al turismo religioso, capace non solo di valorizzarne appieno il ruolo strategico e di tutelarne le specificità, ma anche di preservarne l’autenticità. In tale prospettiva, la proposta mira a contrastare con decisione fenomeni di sciacallaggio e di impropria mercificazione del turismo religioso, riaffermandone la dimensione spirituale, culturale e sociale. Una sede istituzionale dedicata rappresenterebbe dunque un presidio qualificato, in grado di promuovere, coordinare e al contempo proteggere un ambito che richiede sensibilità, rispetto e visione.

In questa prospettiva, l’ospitalità religiosa si conferma come un modello distintivo nel panorama italiano: non soltanto un sistema di accoglienza, ma una infrastruttura sociale diffusa, capace di coniugare dimensione etica, sostenibilità e accessibilità. L’adesione allo slogan “Religious Tourism for Peace” rafforza quindi un orientamento già intrinseco al settore, che trova nella centralità della persona e nella qualità delle relazioni il proprio fondamento.

Tale impostazione trova riscontro anche nei dati del Rapporto 2026 sullo stato dell’ospitalità religiosa e non-profit in Italia. Il settore evidenzia infatti una dinamica evolutiva significativa: a fronte di una lieve contrazione del numero delle strutture (2.911, -1% rispetto all’anno precedente), si registra un incremento della capacità ricettiva complessiva, che raggiunge i 193.945 posti letto (+2% rispetto al 2025). Un andamento che suggerisce un processo di razionalizzazione e rafforzamento qualitativo dell’offerta, più che una semplice espansione quantitativa. La distribuzione territoriale conferma la centralità di alcune aree strategiche: il Lazio mantiene il primato per disponibilità di posti letto (oltre 31.000), seguito da Veneto, Emilia Romagna e Lombardia. Parallelamente, si osserva una progressiva ripresa rispetto alla contrazione registrata durante la crisi pandemica, con un ritorno a livelli di capacità prossimi e superiori alla soglia dei 190mila posti.

Ulteriori elementi qualificanti emergono dall’analisi dei servizi e delle caratteristiche strutturali: la diffusione del WiFi raggiunge il 70% delle strutture (con una quota residuale che ne fa una scelta identitaria di disconnessione), il 25% delle accoglienze è localizzato in contesti montani e il 44% consente formule di autogestione, a testimonianza di una pluralità di modelli organizzativi e di fruizione.

“L’ospitalità religiosa e non-profit continua a essere una presenza significativa nel panorama italiano dell’accoglienza”, ha dichiarato Fabio Rocchi, presidente dell’Associazione. “I numeri mostrano che il settore non arretra, ma si trasforma, segno che il comparto sta ritrovando slancio, solidità e prospettiva. È una rete che unisce accoglienza, funzione sociale e presidio dei territori. E si conferma non solo come segmento unico e specifico del sistema ricettivo italiano, ma soprattutto come modello di ospitalità capace di coniugare sostenibilità, accessibilità e attenzione alla persona”.

In tale quadro, l’adesione a “Religious Tourism for Peace” assume un valore paradigmatico: essa non solo esplicita una visione, ma contribuisce a posizionare il settore come attore rilevante nelle politiche culturali e sociali del turismo contemporaneo, dove l’esperienza del viaggio si intreccia sempre più con le dimensioni della responsabilità, dell’incontro e della costruzione di comunità.

in https://www.korazym.org/

Meno strutture, ma più posti letto e servizi: così cambia l'ospitalità religiosa

 

Ci sono meno strutture, ma più posti letto e migliorano i servizi offerti nell’ospitalità religiosa italiana. A dimostrazione di un settore che cambia, si trasforma per cercare di offrire proposte sempre più adeguate al passo dei tempi e alle esigenze dei viaggiatori per soggiorni con motivi spirituali, turistici, studenteschi e lavorativi. È quanto emerge dal Rapporto 2026 sullo stato dell’ospitalità religiosa e non-profit in Italia, realizzato dall’Associazione Ospitalità Religiosa Italiana. Secondo i dati, nel 2026 le strutture ricettive operative del settore sono 2.911, in calo dell’1% rispetto all’anno precedente, mentre la capacità complessiva di accoglienza sale a 193.945 posti letto, con una crescita del 2% sul 2025 (erano 190.947).
«È una realtà in fase di riorganizzazione, quindi: il risultato è un sistema più selettivo nei numeri, ma più forte sul piano della capacità ricettiva, promosso tramite il portale ospitalitareligiosa.it e che continua a rappresentare una risorsa concreta per il Paese», dichiara Fabio Rocchi, presidente dell’Associazione Ospitalità Religiosa Italiana che cura il portale ospitalitareligiosa.it, che mette in rete migliaia di Case per Ferie, conventi, monasteri, foresterie e strutture affini, facilitando l’incontro tra ospiti e strutture con un contatto diretto, senza intermediazione e senza commissioni.
Tra i tanti dati che emergono dal Rapporto, il Lazio continua a proporre la maggiore disponibilità con più di 31.000 posti letto, seguito a distanza da Veneto (oltre 21mila), Emilia Romagna (quasi 19mila) e Lombardia (16mila). È costante la risalita della capacità ricettiva, che era scesa fino a 180mila con la crisi pandemica. La Valle d’Aosta resta la regione con la maggiore “densità” di strutture tra la popolazione (un posto letto ogni 37 abitanti). Il WiFi è ormai disponibile nel 70% delle accoglienze (le altre lo evitano per scelta). Fra gli altri servizi molto diffusi, il parcheggio (il 70%) e il giardino (68%). Una fetta importante di strutture offre attività sportive, dal calcetto al tennis e la piscina. Una struttura su 4 si trova in montagna e il 44% permette l’autogestione.
«L’ospitalità religiosa e non-profit continua a essere una presenza significativa nel panorama italiano dell’accoglienza – riprende Rocchi. I numeri mostrano che il settore non arretra, ma si trasforma, segno che il comparto sta ritrovando slancio, solidità e prospettiva. È una rete che unisce accoglienza, funzione sociale e presidio dei territori. E si conferma non solo come segmento unico e specifico del sistema ricettivo italiano, ma soprattutto come modello di ospitalità capace di coniugare sostenibilità, accessibilità e attenzione alla persona».
Anche per questo l'Associazione ha aderito allo slogan “World Tourism for Peace”, lanciato dal World Religious Tourism Network tramite il responsabile per l’Italia, Biagio Maimone. Un messaggio che richiama il valore del viaggio come occasione di dialogo, incontro tra culture e costruzione di relazioni pacifiche, e che ben si accorda con la vocazione dell’ospitalità religiosa e non-profit, da sempre orientata non solo all’accoglienza materiale, ma anche alla promozione di una convivenza più umana, rispettosa e solidale.
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