Domodossola: 23 architetti studiano come riprogettare il Rosmini e rendere accessibile a tutti il Calvario


Architetti provenienti da tutto il mondo da oggi a domenica ospiti della città di Domodossola nell'ambito della tre giorni promossa dalla Fondazione Canova. Partner dell'evento PediaCoop, le Fondazioni CRT, Cariplo e Comunitaria del Vco. L'appuntamento permette di mettere a confronto esperienze e idee diverse per riorganizzare gli spazi del Collegio Rosmini e l'accesso al sacro monte Calvario per le persone con disabilità. I 23 architetti provenienti da 13 Paesi del mondo oltre a vivere la città di Domodossola, lavoreranno nelle aule di fisica ed astronomia, nel chiostro del Collegio, nell’antica biblioteca, studiando la Via Crucis e il complesso del Collegio Rosmini al Sacro Monte Calvario. Domenica 23 giugno alle ore 17 all’Auditorium della scuola Gisella Floreanini si svolgerà la conferenza aperta al pubblico I professionisti avranno anche la possibilità di visitare il villaggio laboratorio di Ghesc nel Comune di Montecrestese, un nucleo di antiche case realizzate con tecnica tradizionale in pietra alle porte della città di Domodossola. Luoghi trasformati proprio dall'associazione Canova oggi diventata Fondazione con l'obiettivo di mantenere in vita la storia e il patrimonio culturale ed edilizio locale
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Architetti da tutto il mondo a Domodossola dialogano sul futuro del collegio Rosmini

 

Fondazione Canova di Montescrestese organizza l’Incontro annuale internazionale degli architetti, giunto alla 21esima edizione. Dopo una prima giornata dedicata esclusivamente agli addetti ai lavori nel villaggio laboratorio di Ghesc, domani - sabato 26 settembre - un convegno aperto al pubblico, con ospiti di livello internazionale, che si terrà al Collegio Mellerio Rosmini di Domodossola.

Spiega il presidente di Fondazione Canova, Maurizio Cesprini: “Quest’anno abbiamo scelto il Collegio Rosmini come luogo centrale dell’incontro, un luogo che ha rappresentato e continua a rappresentare molto per Domodossola. Un grande complesso storico che ci pone una domanda fondamentale: come possiamo continuare ad abitare e utilizzare il patrimonio che abbiamo ereditato, adattandolo alle esigenze contemporanee senza perderne il valore e l’identità? È un tema che riguarda moltissimi edifici delle nostre città e che rende particolarmente attuali le riflessioni sul riuso, sulla sostenibilità e sulla capacità di trasformare ciò che già esiste. Questo evento ci offre l’opportunità di affrontare questi temi attraverso il confronto con esperienze internazionali, mettendole in relazione diretta con un luogo e una realtà che appartengono alla nostra comunità”.

Sabato 26 settembre dalle 10.30 l’intervento di Peter Cox, architetto irlandese noto a livello internazionale per la sua specializzazione nel restauro degli edifici tradizionali con materiali naturali, e il suo lavoro sull’efficienza energetica. Cox è il fondatore di Carrig Conservation International, nata a Dublino nel 1995: una delle più grandi società di consulenza in Irlanda. Nell’intervento per Fondazione Canova, Peter Cox parlerà delle strategie per sistemi energetici sostenibili negli edifici storici senza che ne venga compromesso il valore culturale. Tra i progetti cui ha lavorato – in questo settore - si annoverano la Grand Central Station di New York e la Tate Gallery di Londra.

Così Ken Marquardt, oggi nel consiglio di Fondazione Canova, che da 20 anni organizza l’Incontro nella città di Domodossola: “Sono onorato della presenza di architetti così importanti quest’anno e ringrazio Peter Cox, che in questa 21esima edizione ha lavorato tanto per sostenerci. Cox è da tanti anni un appassionato sostenitore dell’Ossola e della sua architettura ed un amico della Fondazione Canova. Il gruppo di architetti lavorerà per rivitalizzare il complesso del Collegio Rosmini, e in particolare il nostro compito è di portare i principali investitori, amministratori, portatori di interesse, all’incontro che quindi spero molto partecipato. Sono attesi tanti architetti italiani, ma anche provenienti da Olanda, Turchia, Stati Uniti. Tutti qui, nel cuore dell’Europa e delle Alpi per confrontare visioni ed esperienze, creare un ponte tra culture differenti, tecniche e prospettive”.

Nel pomeriggio di sabato 26, dalle 14.30, intervento di Carl Elefante, il relatore principale dell’appuntamento internazionale. Elefante è stato nel 2018 presidente dell’Aia, American institute of Architect; è autore del libro pubblicato nel 2025 con grande successo “Going for zero: Decarbonizing the built environment on the path to our urban future” in cui traccia la rotta per azzerare le emissioni nel settore edilizio urbano. Suo il motto “L’edificio più ecologico è quello che è già stato costruito”. A Domodossola parlerà di sostenibilità e bioedilizia con un focus sull’architettura tradizionale locale.

Ossola News

Fiera di Bergamo. Dal 20 al 22 novembre 2026 l’undicesima edizione di TERRAE. Con il contest “Il mio viaggio sostenibile” gli studenti diventano “Content Creator per un giorno”

 

A Roma Terme di Caracalla arrivano le foto di Frank Horvat maestro della fotografia

 


(di Laura Valentini) In un sito archeologico come le Terme di Caracalla, che testimoniano l'amore di Roma per la cura del corpo e la fisicità, arrivano le foto di Frank Horvat maestro della fotografia classe 1928, scomparso nel 2020, qui rappresentato con 72 immagini divise in tre diversi momenti significativi del suo lavoro in cui spiccano in modi diversi la costante ricerca personale di bellezza, e intensità.

Dall'11 settembre e fino al 10 gennaio la mostra 'Frank Horvat', promossa dalla Soprintendenza Speciale di Roma diretta da Daniela Porro, e con l'organizzazione di Electa, offrirà al pubblico negli spazi delle Terme l'ideale di bellezza femminile del fotografo ma non solo; nel corso di una carriera lunga più di settant'anni, Horvat ha affrontato tanti temi, a cominciare dalla moda, che l'avrebbe reso celebre ma che la figlia Fiammetta testimonia che "non amava", ma anche il reportage sociale e il viaggio, il paesaggio, i ritratti, il rapporto con l'arte, in uno sguardo che cercava sempre l'intimità del modello.

Le immagini di questo artista cosmopolita, nato ad Abbazia oggi in Croazia e vissuto a Milano ma anche a Parigi e Londra "rappresentano un omaggio a un intellettuale che ha attraversato l'universo della fotografia: dalla moda, al reportage, alla ricerca artistica, alla scoperta del trattamento delle immagini con l'informatica, all'esplorazione di paesi lontani oppure vicini" spiega Daniela Porro, Soprintendente Speciale di Roma.
    La mostra, curata da Fiammetta Horvat e Mathilde Oudin (Studio Frank Horvat) e Nunzio Giustozzi, propone un percorso inedito e variegato fra i ritratti dedicati all'universo femminile. Ecco così 'Vere sembianze', una ricerca attraverso le epoche e a confronto con i grandi artisti del passato; poi 'Ritratti di donne reali' in cui Horvat scardina i codici della fotografia di moda, liberando le modelle, con le quali instaurava un rapporto di amicizia e complicità, dalle loro pose canoniche, cogliendole per strada o in metro con una Leica. "Mio padre ha cominciato a fare foto di moda nel '48 e ha proseguito fino agli anni Ottanta; da lì in poi ha lavorato ai suoi progetti perché non gli piaceva fare la moda, era solo una questione di soldi" spiega Fiammetta Horvat. Eppure è stato ritenuto un grande fotografo di moda: "questo succedeva perché amava le persone e quindi ha inventato uno stile che prevedeva di non lavorare in studio con le luci artificiali ma fuori con la luce naturale".
    Infine quasi un'eco alle vestigia monumentali delle Terme è la sezione dedicata al ciclo 'Goethe in Sicilia', in cui il fotografo, nei primi anni Ottanta, si è misurato con le pagine del 'Viaggio in Italia' dello scrittore tedesco, scoprendosi in sintonia con la sua visione romantica. Affascinato dalla cultura greca dei templi, da quella rococò come dalle tradizioni popolari, Horvat si concentra sugli edifici e i paesaggi dell'isola, fotografando una storia senza tempo in un asciutto bianco e nero capace di cogliere l'essenza dei luoghi. Tre sguardi sull'universo femminile e sul mondo classico che in realtà non sono così diversi fra loro: "in tutto il suo lavoro - spiega Fiammetta Horvat - il suo sguardo è molto personale e molto umano, lui che aveva una madre psicologa cercava sempre la verità nelle persone, il loro lato intimo che sia la moda o la foto della moglie o un progetto più storico come quello che l'ha visto ripercorrere il viaggio di Goethe.. cercava sempre l'essenza e quello che c'era di vulnerabile della persona".
    Solo nella parte siciliana del Grand Tour di Goethe che il fotografo ripercorre "non ci sono persone umane", ricorda la figlia. Quello fu "un progetto molto bello, molto letterario, fuori del tempo, glielo propose Sellerio con cui erano amici".
    Tra le migliaia di foto della sua lunghissima carriera come avete scelto quelle della mostra? "Abbiamo completamente mescolato tutto seguendo il filo rosso della complicità perché lui cerca proprio quello, c'è uno sguardo tra lui e modelle , si trova in tutte le foto che sono state scelte. Nella realtà era lo stesso, cercava un rapporto vero con le persone". Suo padre visse in molti paesi diversi, qual era il suo bagaglio? "Lui si sentiva un bimbo della guerra; pensiamo che già a dieci anni fuggì dall'Italia divenuta Croazia e dopo la guerra sentiva di non avere nazionalità anche se si riconosceva nella cultura europea. Parlava molte lingue e per lui il viaggio era un modo di pensare e di essere".
   

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Porcini, tartufi e castagne in Alta Val Taro e Val Ceno, da Borgotaro a Bedonia in Appennino Emiliano

 

L'autunno è la stagione in cui vale la pena dimenticare la fretta e viaggiare sulle strade che salgono verso l'Appennino quando i boschi si accendono di giallo e di rosso, le prime nebbie si infilano nelle vallate e sulle tavole tornano quei sapori che sembrano avere bisogno proprio del fresco per essere apprezzati fino in fondo.

In Alta Val Taro e Val Ceno, nell'Appennino parmense, da settembre a novembre si inseguono i profumi più intensi dei porcini, del tartufo nero e delle castagne arrostite, connessi al bosco, che non è soltanto uno scenario per passeggiate e fotografie, ma parte della storia e dell'economia delle comunità locali. Tanti gli appuntamenti gastronomici che invitano a scoprire il territorio tra sentieri, borghi, castelli e trattorie. Il primo evento è anche il più famoso: il 19, il 20, il 26 e il 27 Borgo Val di Taro celebra la 51/a edizione della Fiera del fungo di Borgotaro I.G.P. Nata come una semplice sagra di paese, la manifestazione è diventata uno degli appuntamenti gastronomici più importanti dell'Appennino, capace di animare il centro storico per due fine settimana con mercato agricolo, street food e showcooking. Qui il porcino non è soltanto il protagonista di risotti e tagliatelle, ma è un pezzo d'identità locale: il fungo di Borgotaro I.G.P. comprende quattro specie di Boletus spontanei e rappresenta una rarità nel panorama delle produzioni tutelate.

Nasce nei boschi, seguendo clima, pioggia e stagione, e non può essere semplicemente messo in produzione quando lo decide l'uomo. Ha una storia che viene da lontano: la fama dei funghi di queste montagne risale all'Ottocento e viaggiò anche oltre Atlantico grazie agli abitanti dell'Appennino emigrati in America. Oggi a raccontare questo rapporto tra uomo e bosco ci sono il Museo del Fungo Porcino di Borgotaro e quello di Albareto, dove dal 2 al 4 ottobre torna la Fiera Nazionale del celebre prodotto. Qui la festa racconta anche quello che viene prima del piatto: il bosco, la ricerca, il riconoscimento delle specie. Accanto a pranzi e a cene dedicate trovano spazio anche una mostra micologica, escursioni, musica e attività per i bambini. E' anche il momento giusto per infilarsi gli scarponi e camminare, non necessariamente per riempire un cestino, ma semplicemente per attraversare il bosco mentre le foglie cominciano a cambiare colore. L'11 ottobre il viaggio prosegue a Bore, in Val Ceno, con la Festa della Castagna dove caldarroste, mercatini e stand gastronomici riportano al centro un frutto che oggi associamo soprattutto alle passeggiate autunnali, ma che per secoli è stato fondamentale per la sopravvivenza delle popolazioni di montagna. Il castagno era una vera dispensa: il frutto poteva essere consumato fresco oppure essiccato e trasformato in farina, diventando una riserva alimentare per i mesi più difficili. Il 17 e 18 ottobre a Bedonia arriva la 13ª Fiera del Tartufo, dedicata al tartufo nero della Val Ceno.

Mostre mercato, degustazioni e showcooking celebrano un prodotto che vive anch'esso del rapporto con il bosco e con i suoi alberi, nascosto sottoterra e invisibile fino al momento in cui l'esperienza del cercatore - e soprattutto il fiuto del cane - riescono a individuarlo. L'ultimo appuntamento arriva l'8 novembre e raddoppia: a Tarsogno si conclude il Festival della torta d'erbe, con degustazioni e ricette dedicate a uno dei piatti che meglio raccontano la cucina locale di montagna; nello stesso giorno Santa Maria del Taro celebra la festa della castagna, con caldarroste e mercatini. Due paesi vicini, due feste e un'unica giornata che suona quasi come il saluto ufficiale all'autunno gastronomico delle vallate. La torta d'erbe, del resto, racconta una filosofia opposta a quella della cucina spettacolare: ingredienti semplici, prodotti disponibili nell'orto e nei campi, ricette tramandate nelle famiglie. Una cucina nata più dalla necessità che dalla ricerca dell'effetto e che proprio per questo oggi appare sorprendentemente contemporanea. I sapori sono solo una parte del viaggio: due deviazioni permettono di conoscere l'aspetto storico e culturale del territorio. La prima conduce a Compiano, borgo dominato dal suo castello, presenza imponente nel paesaggio della Val Taro; la seconda porta a Bardi, dove la fortezza si alza su uno sperone roccioso dominando la Val Ceno. Sono luoghi che ricordano quanto queste vallate abbiano una storia ben più antica della loro recente fortuna turistica. Il territorio era attraversato da vie di comunicazione e controllare i passaggi appenninici significava controllare uomini, merci e commerci.

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Sapori di Sicilia, un viaggio enogastronomico nella tradizione

 

Sull’Etna, nei boschi di castagni. A Pantelleria, tra le viti ad alberello frutto di agricoltura eroica. O sotto gli alberi pieni di mele cotogne, ingrediente principale della cotognata. Sono tutte passeggiate che si possono fare in Sicilia, dove la tradizione culinaria si incrocia con le coltivazioni di prodotti particolarissimi o persino rari. L’autunno è il momento perfetto per gustare molti di questi: è tempo di raccolta su tutta l’isola (incluse quelle minori) e il momento perfetto per trasformare un viaggio in un’esperienza enogastronomica.

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Dal 2 ottobre va in scena a Parma, nelle sale del Palazzo del Governatore, la mostra, dal titolo "Lei


 Ritratti di donne, da Van Gogh a Modigliani e oltre", il secondo capitolo del protocollo d'intesa tra il Comune e la Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea di Roma con un prestito concepito per la città ducale.

L'esposizione presenta oltre 70 opere allestite in 13 sale (dipinti, sculture, disegni, fotografie e arazzi) che compongono una rassegna di sguardi tra figure reali e ideali, lungo oltre due secoli di storia. Alcuni lavori sono di recente acquisizione, a partire da Nu Debout, il pastello di Pablo Picasso donato dalla Cy Twombly Foundation.

"La Gnamc propone a Parma una straordinaria selezione di ritratti femminili per celebrare l'ottantesimo anniversario del voto alle donne. Una conferma del concreto impegno nel progetto 'Museo migrante', ideato proprio per diffondere la conoscenza della propria collezione in Italia e all'estero", spiega la direttrice della galleria Renata Cristina Mazzantini. L'arte italiana tra le due Guerre è una sezione dedicata alla ricerca in Italia tra i due conflitti mondiali attraverso i ritratti dei maggiori protagonisti del periodo (tra cui De Chirico, Severini, Sironi, Guttuso). La mostra sarà visitabile fino all'8 marzo 2027. 
   

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L’aria fresca di ottobre sveglia le campagne italiane trasformando i centri storici in piccoli alveari operosi legati alla vendemmia



L’aria fresca di ottobre sveglia le campagne italiane trasformando i centri storici in piccoli alveari operosi legati alla vendemmia. Chi ama viaggiare lungo la penisola scopre rapidamente che le vere capitali enologiche si nascondono lontano dai grandi centri urbani, incastonate tra pendii scoscesi e antiche mura di pietra. Entrare in questi spazi ridotti consente di osservare dal vivo la trasformazione dell’uva, incontrare i produttori locali e toccare con mano territori vitivinicoli famosi nel resto del mondo. 7 borghi del vino italiani: vere perle da “assaporare”.

Morbegno, Lombardia

Adagiata all’inizio della Valtellina, Morbegno celebra le produzioni eroiche di Nebbiolo chiamato localmente Chiavennasca. I vigneti terrazzati si arrampicano su gradoni ripidi sostenuti da muretti a secco costruiti a mano e le cantine scavate nella roccia viva mantengono temperature costanti durante tutto il periodo dell’anno. Le fiere d’autunno riempiono le piazze di forme di formaggio Bitto e calici strutturati.

Manduria, Puglia

Poco distante dal mare Salentino, Manduria rappresenta la patria indiscussa del Primitivo. La piana circostante presenta alberelli secolari coltivati su terra rossa ricca di ferro. Le antiche masserie di pietra bianca circondano il centro storico barocco offrendo degustazioni di vini alcolici e fruttati. L’archeologia messapica si fonde con la cultura contadina regalando paesaggi unici e profumi intensi.

Montefalco, Umbria

Chiamata la terrazza dell’Umbria per la vista aperta sulla valle spoletina, Montefalco racchiude il segreto del Sagrantino. I bastioni quattrocenteschi nascondono orti urbani e piccoli filari storici piantati direttamente all’interno delle mura. I ristoranti del centro propongono calici dal colore rosso rubino abbinati a piatti di cacciagione e tartufo fresco.

Taurasi, Campania

Il cuore dell’Irpinia custodisce questo agglomerato urbano famoso per la produzione dell’Aglianico. Da queste parti le case in pietra vulcanica si sviluppano intorno al palazzo marchionale del 1100, mentre il terreno di origine lavica regala mineralità ai vitigni disposti lungo il corso del fiume Calore. Le famiglie del posto tramandano la tecnica della potatura manuale attraverso generazioni consecutive di viticoltori.

Montalcino, Toscana

Questa fortezza trecentesca domina la Val d’Orcia e custodisce la culla del celebre Brunello. Le strade sterrate circostanti tagliano boschi di lecci e vigneti disposti su pendii fortemente soleggiati. Il castello centrale ospita enoteche ricche di annate storiche affinate in botti di rovere, mentre la comunità locale mantiene intatta la passione per la viticoltura d’eccellenza garantendo standard qualitativi elevatissimi.

Barolo, Piemonte

Piccolo abitato adagiato tra le langhe cuneesi, Barolo regala il nome al vino dei re. Il Castello Falletti domina le abitazioni con il suo museo interattivo dedicato alle bottiglie piemontesi di maggior pregio. Le dolci colline circostanti creano una conca naturale ideale per la maturazione del Nebbiolo. Poi ci sono le cantine sotterranee scavate nel tufo, che conservano milioni di litri destinati all’invecchiamento pluriennale.

Brisighella, Emilia-Romagna

Mura medievali di gesso dominano tre colli che proteggono le vigne di Sangiovese e Centesimino. La celebre Via degli Asini di Brisighella regala un passaggio coperto unico al mondo, pensato originariamente per le carovane di birocciai. I vicoli acciottolati conservano botteghe storiche piene di bottiglie pregiate e olio extravergine locale. Durante i mesi autunnali la nebbia salina risale il torrente Lamone creando condizioni climatiche ottimali per le uve locali.

Le mostre del weekend, da Carla Cerati alla Secessione Viennese

 

Dalle macchine di Leonardo alla ricerca di Carla Cerati, fino al rapporto tra Dalí e la moda e agli artisti della Secessione Viennese: sono alcune delle mostre di questa settimana.


    BOLOGNA - La bicicletta e il paracadute, il deltaplano e l'elicottero: si intitola "Le macchine di Leonardo da Vinci.

Genio e innovazione" la mostra allestita a Palazzo Pallavicini dal 24 settembre al 17 gennaio, coordinata da Francesca Bogliolo, organizzata da Pallavicini srl di Chiara Campagnoli, Deborah Petroni e Rubens Fogacci. Circa una trentina di macchine ricostruite in legno e con altri materiali in uso all'epoca di Leonardo compongono il percorso, opere tutte realizzate seguendo fedelmente i disegni e gli studi leonardeschi.
    MILANO - Due grandi mostre in apertura a Palazzo Reale. Dal 24 settembre al 31 gennaio è allestita "Dalí e la moda", a cura di Laura Bartolomé Roviras e di Judith Clark, un viaggio inedito tra surrealismo, identità e immaginario collettivo: oltre 200 opere e documenti - tra dipinti, disegni, fotografie, abiti, filmati, gioielli e oggetti - raccontano lo sguardo innovatore dell'artista sulla moda e le tante collaborazioni con stilisti, fotografi e maison. Nel centenario della nascita di Carla Cerati, dal 26 settembre al 10 gennaio una grande antologica rende omaggio all'artista: dal titolo "Carla Cerati. Plurale femminile fotografia e scrittura, 1926-2026", a cura di Elena Ceratti, Giovanna Calvenzi e Mariateresa Cerretelli, la mostra presenta fotografie, documenti, libri, materiali d'archivio e video che svelano i temi indagati nel corso della vita, dall'osservazione della città di Milano al progetto Morire di Classe, dai ritratti al teatro, fino alle ricerche sul corpo, la memoria e le trasformazioni sociali.
    MESTRE - Le figure simbolo della Secessione Viennese animano la mostra "Klimt, Schiele, Kokoschka e il corpo nell'arte contemporanea", allestita dal 26 settembre al 14 febbraio negli spazi del Muvec Casa delle Contemporaneità: concentrandosi sul corpo come specchio delle inquietudini individuali e collettive, il percorso tesse relazioni tra stili, temi e tecniche diverse, dalla restituzione metafisica dell'immagine di Casorati, Cadorin, fino al dialogo con gli artisti contemporanei come Manzoni, Gina Pane, Ana Mendieta che hanno messo al centro della propria poetica lo spazio dei corpi, le assenze, il tempo, le azioni su di esso, i suoi segni.
    MANTOVA - Palazzo Te ospita dal 26 settembre al 10 gennaio "Inventare la natura. Leonardo, Arcimboldo, Caravaggio", curata da Barbara Furlotti e Guido Rebecchini. Celebrando il rapporto tra mondo naturale, produzione artistica e cultura della corte nel Cinquecento, l'esposizione mette in dialogo opere di grandi artisti come Leonardo, Arcimboldo, Annibale e Agostino Carracci e Caravaggio, con una ricca selezione di sculture, disegni, oggetti preziosi, materiali esotici e automi in prestito dalle principali istituzioni museali italiane ed europee.
    FIRENZE - Dal 25 settembre al 24 gennaio, a Palazzo Strozzi è allestita "Broken. La forza del frammento in scultura", a cura di C. D. Dickerson e Andrew Sears, e organizzata in collaborazione con la National Gallery of Art di Washington, dove sarà presentata nella primavera del 2027. La selezione di opere esposte attraversa le civiltà antiche dell'Egitto, della Mesoamerica, dell'Etruria e della Grecia, per estendersi alle culture premoderne o della prima età moderna, dal Perù alla Cambogia, fino a toccare l'arte contemporanea: l'obiettivo è documentare la forza formale del frammento, la capacità di raccontare le epoche e il fascino esercitato sull'uomo lungo i secoli. 
   

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Da Vi Xuyen a Tan Trao, le concorrenti di Miss Vietnam apprezzano sempre di più il valore della pace

 

HHTO - Le 53 concorrenti di Miss Vietnam 2026 hanno proseguito il loro viaggio a Tuyen Quang con una visita al sito storico nazionale speciale di Tan Trao. Le ragazze hanno offerto incenso nell'area commemorativa dedicata ai predecessori rivoluzionari, Lan Na Nua, e hanno visitato la casa comune di Tan Trao e l'albero di banyan di Tan Trao

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