Se il viaggio non è come te lo aspetti

 


È la stagione del viaggio, così ha voluto il calendario della produzione. Il viaggio delle vacanze e il viaggio "della speranza", come il giornalismo continua a chiamare i tentativi di raggiungere le zone più ricche del pianeta da parte di chi non può ottenere un visto turistico. Nel racconto giornalistico questa locuzione viene usata sia per descrivere le condizioni sovrumane di chi parte alla ricerca di un futuro lavorativo migliore, sia, per contrasto, di chi cerca un tempo lontano dal lavoro e finisce per scontrarsi con gli effetti collaterali del turismo di massa.

Durante un viaggio – del secondo tipo, reso possibile dalla casualità della mia nascita – ho letto una frase che mi è rimasta addosso. La scrive Julia Kristeva nel volume dedicato alla psicoanalista Melanie Klein, Il genio femminile. Non sono più riuscita a ritrovarla (e questa volta non ci è riuscita neanche l'intelligenza artificiale, tié!), ma il senso era che la prospettiva di Klein sull'essere umano si racconta meglio come un viaggio che come un'identità. Più che un insieme stabile di caratteristiche, siamo un processo di trasformazione continua nell'incontro con gli altri. Klein lo osserva nel rapporto tra madre e bambino/a: entrambi cambiano nella relazione, ciascuno modifica l'altro e la relazione stessa diventa qualcosa che evolve.
L'antropologia ha fatto dell'identità una delle parole chiave del suo glossario, spesso con ottime ragioni. Serviva a smontare le generalizzazioni che alimentano il pregiudizio: "gli italiani sono...", "i francesi sono...", "i musulmani sono...", "gli ebrei sono...". Ricordare che ogni individuo ha una storia, una cultura e una posizione proprie è stato un antidoto potente contro le semplificazioni. Eppure c'è anche un rischio: che l'identità, nata per liberarci dagli stereotipi, finisca per enfatizzare la staticità a discapito del cambiamento. Che descriva ciò che siamo dimenticando ciò che possiamo diventare.
Leggevo queste pagine mentre le homepage dei giornali si riempivano delle immagini delle migliaia di braccia che hanno raggiunto a nuoto l'enclave spagnola di Ceuta, per poi essere in gran parte respinte. Per entrare nell'Unione europea nessun trolley. Nessun posto ponte. Nessun bagaglio a mano. Solo due braccia come mezzo di trasporto.

Se il proletariato, secondo Marx, era la classe di chi possedeva soltanto la propria forza-lavoro, questo è un viaggio proletario: esseri umani che hanno soltanto il proprio corpo per attraversare un confine.
Naturalmente non tutti i viaggi sono uguali. Sarebbe offensivo mettere sullo stesso piano una settimana di vacanza e una traversata che può costare la vita. Ma forse molti viaggi nascono da qualcosa di simile: un'idea di futuro.
L'antropologo Arjun Appadurai ha scritto che l'immaginazione è diventata un fatto sociale: non è una fuga dalla realtà, ma l'anticamera dell'azione. I suoi mediascapes, i flussi globali di immagini e racconti, sono esempi di scenari possibili per il proprio futuro. Le vite degli altri sono possibilità per noi, almeno sulla carta. Da turisti cerchiamo esperienze che ci hanno raccontato, paesaggi che abbiamo intercettato su qualche media. Da migranti cerchiamo condizioni per una quotidianità migliore di cui abbiamo saputo da conoscenti o ancora una volta sui media. 

Forse è questo che il viaggio rivela meglio dell'identità: non tanto chi siamo, ma quale spazio di manovra abbiamo per realizzare la nostra idea di futuro. Ogni partenza contiene un'ipotesi su di sé: sarò diverso, vivrò meglio, capirò qualcosa, troverò ciò che mi manca.
Giorgio Lolli ha aiutato lo sviluppo della radio in vari Paesi del continente africano. Alla sua incredibile storia è dedicato il documentario Radio Solaire, realizzato da Federico Bacci e Francesco Eppesteingher. Alla fine del documentario Claudio Lolli racconta di come le radio comunitarie in Africa dovrebbero diffondere le storie di cosa affronta chi parte per l'Unione europea da clandestino, delle condizioni disumane del viaggio e dei rischi che comporta. 
A noi, qui, il compito di cambiare queste condizioni. Questo è il nostro viaggio di umanità.
Avvenire


A Mamoiada il cuore antico della Barbagia

 

Avvenire
Si dice che i Romani, avidi di nuove province e di risorse agricole, avessero preferito girare al largo dalla Barbagia: gente spigolosa, non assoggettabile, e un territorio tutt’altro che appetibile per i conquistatori. Da qui l’assimilazione sprezzante ai “barbari”, i non civilizzati, che è meglio lasciare in pace tra i loro monti.

I barbaricini – difficilmente si incontra un etimo dall’origine più trasparente – oggi ne sorridono. Perché di questa storia certo non gli dispiace la parte che racconta di una fierezza indomita, ma se la si traduce come forma di ostile diffidenza al resto del mondo inarcano il sopracciglio, sobri nei gesti e nelle emozioni ma fermi nella consapevolezza di sé. Perché è raro entrare in una comunità – con rispetto, s’intende – e sentirsene presto avvolti, non ospiti ma in breve già parte di un villaggio e delle sue relazioni, come accade in Barbagia. In questa terra primigenia e magnifica si incontra in ogni paese il cuore fiero di una regione che vive dell’orgoglio per la sua anima profonda come del sangue che quel cuore pompa incessantemente, dai misteriosi abitatori nuragici a oggi. Occorre, però, sapersi mettere in ascolto. È vero ovunque: qui di più, diventa decisivo. Perché solo disponendosi a vedere e ascoltare si ricevono in dono sorprese imprevedibili.

Come quando si arriva a Mamoiada, e dalle colline si scende verso il paese con la riconoscibile cupola tondeggiante della chiesa di Nostra Signora di Loreto, di origini medioevali, appena restaurata. Uno sguardo ai fianchi delle alture, e per un momento pare di essere in Toscana: ovunque ordinatissimi vigneti, i bassi filari del cannonau come file di un esercito di vita che promette convivialità. E allora la Barbagia ostile, persino cupa? La memoria delle nefandezze di faide e malavita locali non si è perduta, anzi. Ma oggi quel che è stato solo pochi decenni fa è come un monito coltivato dai mamoiadini, con cura e determinazione: mai più quelle ferite, che ripiegavano ogni futuro su un passato senza fine, la nostra vita ora dipende dal saper custodire questa terra generosa con chi sa parlare la sua lingua.
La natura, attorno a Mamoiada, oggi pare un giardino dell’eden coltivato da viticoltori che hanno sviluppato una vera scuola locale per ottenere il vino secondo rigorosi canoni naturali. E ora il cannonau di qui si sta ritagliando un posto da protagonista non solo in Italia per la sua riconoscibilità. «Tutte le cantine sono curate da famiglie del paese – spiega Francesco Sedilesu, ispiratore riconosciuto di questa “rivoluzione” –. La nostra è una rieducazione del gusto. Ci sono cose che vanno fatte in un modo e non in un altro: e il vino si fa così».
Granitica e serena certezza che si ritrova nella fede della gente raccolta con le sue tradizioni attorno alla parrocchia guidata da don Salvatore Orunesu, parroco da manuale, che domenica 9 agosto guida la comunità – e chi vuole condividere un gesto religioso particolarmente sentito – nella processione dalla parrocchiale dedicata all’Assunta, in paese, sino alla chiesa campestre nota come “Loret’attesu”, tra vigne e alberi, una ordinatissima cappella dalle forme accoglienti dove si celebra la memoria della Madonna della Neve, cui è dedicata la cattedrale di Nuoro (siamo nel territorio della diocesi della Barbagia, guidata dal vescovo Antonello Mura, cui è affidata anche la confinante Chiesa ogliastrina di Lanusei).
La chiesa campestre di Loret'attesu, sulle alture attorno a Mamoiada
Alle 17.30 appuntamento in parrocchia, alle 18.30 la Messa davanti alla Madonna, nel profumo dei fiori e tra le promesse del cannonau che verrà. A completare una giornata barbaricina si può “sconfinare” a Orgosolo, a un passo da Mamoiada, per rendere visita alla beata Antonia Mesina, che riposa nella cripta della parrocchiale nel centro del paese, per sempre bambina, vestita del colorato abito orgolese. Un’emozione profonda.
Mentre tutto cambia, nel cuore della Barbagia si coltiva l’immutabilità di ciò che conta. Come l’espressione senza tempo dei Mamuthones, simbolo della Sardegna, mamoiadini di origine e appartenenza, ispiratori del piccolo e prezioso Museo delle Maschere, con esemplari dalla Sardegna e da tutta Europa, rivoli di tradizioni anche molto diverse. Al segreto impenetrabile della maschera severa dei Mamuthones si viene introdotti da un suggestivo video con il testo dello scrittore e giornalista Bachisio Bandinu, appena scomparso, che penetra la coltre di enigmi attorno a questa figura non del tutto umana, cogliendone il legame sacrale con l’anima di Mamoiada e, in fondo, di tutti i sardi. Si può avere la fortuna di sbirciare nella sede dell’associazione che ne coltiva scrupolosamente l’eredità offrendola in occasioni speciali nell’Isola, in altre regioni e in tutto il mondo (ha molto impressionato la loro esibizione al recente Expo di Osaka): i costumi custoditi come abiti sacerdotali, i pesanti campanacci che ogni figurante sa far suonare in un modo inconfondibile, insieme al gruppo, all’unisono, i vestiti delle loro guide, gli Issohadores, anche loro calati in una maschera senza espressione, le corde per “afferrare” l’uno o l’altra tra il pubblico che si accalca per vederli passare... I Mamuthones parlano la lingua più antica della natura umana (chi siamo, veramente?), quasi uscissero da uno degli insediamenti della civiltà nuragica che si incontrano salendo verso il Supramonte, attorno a Mamoiada.

I Mamuthones sembrano anime mute: ma anche loro, a saperle ascoltare, ci raccontano una storia che parla di noi.
 
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(Segnalazione web a cura di Giuseppe Serrone e Albana Ruci)



Al Chiostro del Bramante di Roma una mostra tra arte, scienza e responsabilità verso il creato


 Il Chiostro del Bramante di Roma ospita “Flowers – Meravigliosa Natura”, nuova tappa del progetto espositivo curato da DART, che raccoglie l’eredità della precedente rassegna dedicata ai fiori ampliandola a una riflessione più ampia sul legame tra l’essere umano e l’ambiente naturale.

Realizzata in collaborazione con la Kunsthalle di Monaco e con la curatrice Suzanne Landau, l’esposizione allarga lo sguardo dal singolo fiore all’intero mondo vivente: piante, animali, ambienti marini e terrestri compongono un racconto che mette in luce sia la ricchezza sia la vulnerabilità della natura.

Il percorso espositivo si articola in tre nuclei tematici — arte ed ecologia, arte e scienza, arte e politica — dove opere antiche, risalenti al Seicento e al Settecento, dialogano con installazioni contemporanee, creazioni digitali e lavori generati tramite intelligenza artificiale. Questo confronto tra epoche diverse offre spunti su biodiversità, sostenibilità e senso di responsabilità condivisa.

La rassegna si avvale di prestiti concessi da importanti realtà culturali italiane, fra cui la Biblioteca Casanatense, il Museo della Natura Morta di Poggio a Caiano, la Pinacoteca Tosio Martinengo di Brescia e il Museo Civico di Zoologia di Roma, a testimonianza di una collaborazione interistituzionale a favore della sensibilizzazione ambientale.

Oltre alla dimensione artistica, l’iniziativa propone un momento di riflessione su un tema che tocca da vicino anche la sensibilità cattolica: la cura del creato come responsabilità morale e spirituale, in linea con l’invito a riconoscere la natura come dono da custodire e tramandare, secondo un’ottica di custodia e non di sfruttamento.

La mostra rimarrà aperta al pubblico fino al 6 settembre 2026.

Tratto da chiesaoggi.com

Rete Sicomoro

(Pubblicazione post a cura di Giuseppe Serrone e albana Ruci - Turismo Culturale)


L’Italia è il terzo Paese più bello del mondo, primo posto in classifica per la Grecia

 

Si fa presto a dire "il Paese più bello del mondo"! Ovviamente si tratta di qualcosa di estremamente soggettivo, ognuno ha i propri criteri di valutazione, i propri standard. C'è chi resta particolarmente affascinato dai paesaggi naturali e chi dall'architettura, chi si fa catturare dalle possibilità di svago e chi viene conquistato dall'ospitalità. Molto dipende anche dal periodo dell'anno: in certe stagioni ci sono luoghi che danno il meglio, mentre in altre non esprimono pienamente il loro potenziale.

Insomma, il concetto di bellezza non è universale, però World Population Review per cercare ci essere il più oggettivo possibile, ha preso in esame e confrontato le classifiche provenienti da diverse fonti autorevoli, per fare una sorta di media, per trovare la tendenza generale. La metodologia utilizzata si basa quindi su un'aggregazione di classifiche, monitorando la frequenza con cui i vari Paesi compaiono nelle guide di viaggio, nelle riviste specializzate e nelle liste delle destinazioni imperdibili più autorevoli. Tra le fonti anche Condé Nast Traveler e Travel + Leisure.

La Grecia è stata nominata il Paese più bello del mondo per il 2026. È al primo posto della classifica annuale di World Population Review, davanti alla Nuova Zelanda, che è quindi seconda davanti all'Italia, medaglia di bronzo. Completano la top five Svizzera e infine Spagna. Sesta la Thailandia, prima nazione del continente asiatico.

 La classifica delle 100 migliori città del mondo del 2025: un’italiana in top 10
Le iconiche cupole blu sulle casette bianche di Santorini (paradiso degli influencer), le acque turchesi di Zante, luoghi antichi come il Partenone e Delfi: è facile intuire i motivi del successo della Grecia, che infatti viene definita dalla pubblicazione una "cartolina vivente". Bene anche la Nuova Zelanda, apprezzatissima per quei paesaggi spettacolari e quegli ambienti mozzafiato che hanno attirato l'attenzione anche del cinema fantasy: qui è stata girata la trilogia de Il Signore degli Anelli.

 L’Italia è il terzo Paese più bello del mondo, primo posto in classifica per la Grecia
Bene anche l'Italia, di cui vengono menzionati alcuni luoghi davvero rappresentativi, che il mondo ci invidia: il Colosseo e gli altri siti archeologici di Roma, la Torre di Pisa, il Duomo di Firenze, i canali di Venezia con le tipiche gondole, la Costiera Amalfitana e tutti i suoi siti dichiarati Patrimonio dell'Umanità dall'UNESCO. "Questa nazione europea è ricca di luoghi meravigliosi. Ogni città sembra custodire qualcosa di unico e affascinante" si legge nel report.

Dove si trova il ponte più bello del mondo e perché è considerato un simbolo di pace
Soltanto belli o anche economici? Dove conviene andare questa estate
L'aspetto economico non è stato preso in esame, per stilare la classifica dei Paesi più belli del mondo, ma dal lato dei viaggiatori questo resta un criterio essenziale, quando si sceglie la destinazione di un viaggio. Si va all'insegna del risparmio, per tanti il low cost non è un'opzione. Questa estate, per esempio, la Grecia sembra essere molto gettonata non solo perché bella, ma anche in quanto economica. Un lettore ha inviato a Fanpage.it la sua testimonianza, spiegando quanto i costi siano contenuti rispetto proprio all'Italia, che continua ad avere un'impennata nei prezzi che risulta proibitiva e scoraggiante per molti. "Viene meno la voglia di apprezzare il patrimonio nazionale" ha ammesso un altro lettore. La travel creator Valentina Raso, esperta di viaggi, ha consigliato a Fanpage.it tre mete perfette per conciliare qualità e risparmio: Albania, Armenia, Georgia e Vietnam. Il Paese asiatico nella classifica di World Population Review è 36esimo.

L’Italia è il terzo Paese più bello del mondo, primo posto in classifica per la Grecia
Most Beautiful Countries in the World 2026: la top 10 di World Population Review
Grecia
Nuova Zelanda
Italia
Svizzera
Spagna
Thailandia
Norvegia
Islanda
Australia
Austria

fanpage


Agosto a Domobianca, la montagna a due passi dalla città si accende di eventi. Sport, natura, divertimento e relax: per tutto il mese l’Alpe Lusentino propone un calendario ricco di appuntamenti e tante occasioni per vivere l’estate in quota, tra impianti aperti, bike park, parco avventura e ristori

 

Ossola News

Agosto è il mese perfetto per riscoprire la montagna e, a Domobianca, basta poco per lasciarsi alle spalle il caldo e la frenesia della città. A pochi minuti da Domodossola, l'Alpe Lusentino offre una proposta capace di accontentare davvero tutti: dagli appassionati di sport e mountain bike alle famiglie, fino a chi cerca semplicemente una giornata di relax immerso nel verde.

Gli impianti di risalita permettono di raggiungere la quota e godere dei panorami e degli spazi naturali della montagna, mentre il Bike Park è pronto ad accogliere gli amanti delle due ruote. Per chi cerca un'esperienza più avventurosa c'è il Parco Avventura, con percorsi sospesi tra gli alberi, mentre i più piccoli possono divertirsi nelle aree a loro dedicate. E per chi preferisce rallentare, non mancano i prati, i sentieri e i punti ristoro dove fermarsi per una pausa e assaporare la cucina di montagna.

Ma agosto a Domobianca è anche un mese ricco di appuntamenti, organizzati per accontentare i gusti di tutti.

Il calendario si apre il 1° agosto con il Memorial Molini, gara di ciclismo, seguito il 2 agosto dalla Valle degli Orti Fast, gara amatoriale di downhill.

Il 6 agosto spazio alla musica in quota, nelle vicinanze del laghetto, con il concerto di Omar Pedrini intitolato "Dai Timoria ad oggi", in una coproduzione con Domobianca365, mentre il 9 agosto sarà dedicato agli appassionati di pallavolo con il Torneo Beach Volley – Volley2008 Day al Lusebar.

Il Ferragosto sarà l'occasione per una giornata di festa e divertimento pensata in particolare per le famiglie: il 15 agosto il Lusebar ospiterà infatti il Ferragosto al Luse.

Il giorno successivo, 16 agosto, sarà ancora una volta la famiglia protagonista con l'evento Mascotte Stefano, mentre il 23 agosto è in programma Wild Farm, un altro appuntamento dedicato a grandi e piccoli.

Il mese si chiuderà nel segno delle due ruote e dell'adrenalina con la ION Cup, in programma il 29 e 30 agosto, due giornate dedicate alle competizioni di enduro e downhill MTB.

Il calendario di Domobianca proseguirà poi anche a settembre con altri appuntamenti. Tra quelli già in programma ci sono la Festa del Volo il 6 settembre, Chef in Quota il 7 settembre, il Raduno 4x4 previsto per il 12 e 13 settembree, infine, la gara di corsa de «Io corro per un sorriso» del 20 settembre.

A Domobianca, insomma, l'estate si vive a 360 gradi: si sale in quota, si pedala, si gioca, si ascolta musica, si mangia, ci si rilassa e si sta insieme. Una montagna vicina, facilmente raggiungibile e pronta a offrire ogni giorno un motivo in più per trascorrere una giornata all'aria aperta.

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