Viaggi set-jetting: vacanze da Gilmore Girls a Stars Hollow

 

Dalla cittadina immaginaria di Stars Hollow, nel Connecticut di "Una mamma per amica", alle mete europee, il set-jetting trasforma i luoghi di film e serie in esperienze di viaggio.

Invece di guardare dalla poltrona le repliche della vostra serie TV preferita quest’inverno, che ne dite di entrarci direttamente sul set?

È esattamente ciò che i fan di Gilmore Girls potranno fare grazie alla nuova esperienza "holiday" lanciata da Warner Bros. Studio Tour Hollywood. Dal 12 dicembre 2026 al 3 gennaio 2027 (con l’eccezione del 25 dicembre) i fan potranno lasciare il soggiorno di casa per partecipare all’evento stagionale a tema festivo.

La nuova attrazione accompagna i visitatori attraverso luoghi familiari della cittadina immaginaria di Stars Hollow, nel Connecticut, trasformando gli studi Warner Bros. di Burbank in "la più ampia e coinvolgente esperienza festiva per fan di Gilmore Girls mai realizzata".

I visitatori potranno passeggiare nella casa di Lorelai Gilmore e nel Luke’s Diner, il locale frequentato dall’interesse amoroso, a fasi alterne, della protagonista, Luke Danes. Altri scenari riconoscibili includeranno il Dragonfly Inn e la Miss Patty's School of Ballet.

Le vetrine iconiche della serie ospiteranno anche negozi di souvenir con oggetti da collezione, mentre tra i cibi preferiti dai fan in menu ci saranno il cold brew di Luke, i burger di Jojo, i chilaquiles nachos di Caesar e i pretzel del Gazebo.

Incentrata sulle vite di Lorelai e di sua figlia Rory, Gilmore Girls è andata in onda per la prima volta nel 2000. La serie oggi compare nella lista del New York Times "The 100 Best TV Shows of the 21st Century".

Dove altro si può fare set-jetting?

La decisione di Warner Bros. di ampliare le precedenti proposte "holiday" dedicate a Gilmore Girls si inserisce nel crescente trend del set-jetting. Il termine descrive itinerari di viaggio basati sui luoghi di ripresa di film o serie TV, trasformando le scene sullo schermo in esperienze reali.

Più vicino a casa, le coste cinematografiche e le location iconiche d’Europa fanno da tempo da sfondo a grandi produzioni per il cinema e la TV. Dubrovnik, per esempio, è diventata una meta di richiamo per i fan di Game of Thrones dopo che la città croata ha interpretato Approdo del Re.

A Lavenham, in Inghilterra, gli ospiti possono soggiornare nella "casa d’infanzia" di Harry Potter. Inserita su Airbnb, la Vere House del XV secolo appare in Harry Potter e i Doni della Morte: Parte 1 ed è dotata di quattro camere da letto con bagno privato, un salotto per gli ospiti con camino e un giardino con cortile.

Una delle uscite cinematografiche più importanti di quest’anno è stata The Odyssey di Christopher Nolan. Per i viaggiatori che desiderano pianificare la propria odissea, le location del film spaziano dalla Sardegna e dallo Stretto di Messina, in Italia, a Itaca in Grecia, Troia in Turchia e Gozo, a Malta.

Madrid vanta inoltre una lunga storia come location molto richiesta. Il portfolio della capitale spagnola include scene della popolare serie Netflix La Casa de Papel (Money Heist), di The Cold Light of Day e di Terminator: Dark Fate. Anche il prossimo film di Woody Allen inizierà le riprese questo mese e sarà girato principalmente a Madrid.

Al di fuori dell’Europa, l’adattamento Netflix di "East of Eden" di John Steinbeck è stato girato interamente in Nuova Zelanda, nonostante sia ambientato in destinazioni statunitensi come la Salinas Valley in California, San Francisco, il Connecticut e Washington.

Harbour Street a Oamaru, cittadina dell’Isola del Sud della Nuova Zelanda, è stata una scelta ideale per questa produzione in costume grazie ai suoi edifici in pietra calcarea perfettamente conservati. Nella serie compare anche Dunedin, con i suoi Queen’s Garden e la Railway Station.

euronews

Prato / Dal 22 al 25 ottobre il festival “Tipo” è un’occasione per scoprirla

 

Avvenire

"Io son di Prato, m’accontento d’esser di Prato, e se non fossi nato pratese... non vorrei essere venuto al mondo". Così, nel libro Maledetti Toscani, Curzio Malaparte dichiarava fra le righe l’amore per la sua città. Il geniale e controverso scrittore raccontò a suo modo anche il carattere dei pratesi, con un’espressione annotata su una targa posta sulla facciata della casa dove nacque, nel 1898, in via Magnolfi: "Non vi è sale al mondo che tanto sia attico quanto il sale dei pratesi, non v'è nulla di più euclideo di quel loro misurare il mondo a braccia come la stoffa". Prato è il cuore di uno dei più importanti distretti tessili industriali d'Italia e d'Europa, storicamente legato all'eccellenza della lana cardata, alla tradizione del riciclo e a tutta la filiera della moda. Circa 7 mila aziende compongono un sistema produttivo che ha fatto della trasformazione della materia una vocazione, con una forte presenza della comunità cinese, ormai parte integrante della geografia economica e sociale della città, fra storie di integrazione riuscita e contraddizioni che raccontano la complessità del presente. Nell'immaginario collettivo Prato è soprattutto questo, sebbene sia anche una città d'arte e di storia, a una trentina di chilometri da Firenze, la capitale del Rinascimento che attira a sé gli occhi del mondo e finisce per mettere in secondo piano ciò che le sta intorno. E se fosse allora proprio il tessile a diventare il filo di un nuovo racconto turistico di Prato? Se telai, filati e fabbriche aiutassero a leggere una città che non ci si aspetta? È la scommessa di Epic - Experience Prato Industrial Culture, un progetto europeo guidato dal Comune, che punta a trasformare la cultura industriale in un patrimonio da conoscere e da vivere, mettendo in rete imprese e territorio, storia e nuove tecnologie. Lo si capisce subito entrando al Museo del Tessuto, nei suggestivi spazi dell'ex opificio ottocentesco di Campolmi, dentro le antiche mura. È il punto ideale da cui cominciare. Le collezioni raccontano la storia del tessile dall'antichità alla contemporaneità, attraverso tessuti, abiti, ricami, campionari e manufatti provenienti da epoche e culture diverse. Ma ci sono anche l’importante laboratorio del restauro e la Textile Library, dove il passato incontra la ricerca sui materiali, la sostenibilità, le nuove fibre e le tendenze della moda. Da qui il filo porta lontano. A Francesco Datini, il grande mercante pratese del Trecento, la cui casa e l’archivio restituiscono una città già allora proiettata oltre i propri confini. Le sue lettere di cambio (il prototipo della moderna cambiale) e i suoi libri contabili restituiscono la straordinaria rete commerciale e di relazioni che il mercante costruì fra Prato, Avignone, Firenze, Pisa, Genova, Barcellona e altre città europee. Una lezione sorprendentemente moderna. Il racconto scorre poi sull'acqua. Il Cavalciotto di Santa Lucia, sul Bisenzio, raccoglieva le acque del fiume e le distribuiva attraverso il sistema delle gore, la rete idraulica che per secoli alimentò mulini e opifici. Seguendone il corso si arriva alla Gualchiera di Coiano, antica manifattura dove l'energia dell'acqua muoveva i grandi martelli per la follatura della lana. Le macchine, le pulegge, gli ingranaggi sono ancora lì: un'autentica macchina del tempo che si mantiene viva grazie a un’associazione e dei volontari che promuovono iniziative culturali, mostre, incontri con studenti.

Oggi quella storia guarda al futuro, con esperienze imprenditoriali straordinarie. Come quella di Manteco, della famiglia Mantellassi, fondata nel 1943 a Montemurlo, un’eccellenza assoluta che porta la tradizione della lana rigenerata dentro la ricerca, la sostenibilità e la moda internazionale. Manteco ha da pochi mesi inaugurato anche una Casa-archivio di rara bellezza per raccontare proprio questo passaggio, dalla memoria dell'impresa alla sua proiezione contemporanea e più innovativa. Fra le strade di Prato, c’è poi una realtà piccola, ma altrettanto emblematica del racconto: si chiama Rifò, marchio della moda sostenibile nato nel 2017 dall’intuizione di un giovane pratese, Niccolò Cipriani, ritornato nella propria terra dopo un’esperienza in Vietnam per un programma delle Nazioni Unite: lì vede da vicino gli effetti del fast fashion e della sovrapproduzione dell’industria dell’abbigliamento, e così decide di avviare una start up che punta a recuperare fibre e vecchi indumenti per trasformarli in capi nuovi. Due scale diverse, lo stesso concetto: il futuro è nella circolarità, che a Prato non è una moda, ma una competenza costruita nel tempo.
Il tessile fa parte della vita di tutti i giorni, entra persino nella ristorazione e nella convivialità dei pratesi, come al Victory Cafè, un locale all’interno di una fabbrica costruita durante il boom economico e rimessa a nuovo conservandone tutta l’identità di un tempo: qui si possono gustare le prelibatezze della zona, dai Sedani alla pratese (ripieni di carne e fritti) alla Mortadella Igp fino alla Pesca dolce di Prato; il tutto fra telai, campionari e pezzi unici, come il mosaico tessile a tutta parete della Notte stellata di Van Gogh composto da 189 pezzi realizzati con tecniche, stili e materiali unici da artisti e aziende di tutto il mondo. Il Fabbricone, storico lanificio di fine Ottocento ancora attivo, e le Manifatture Digitali Cinema, dove la tradizione del distretto tessile incontra l’immaginazione delle arti visive, aggiungono altri capitoli a questo particolare viaggio di scoperta della città nel segno del turismo industriale. Un’occasione particolare per andare è dal 22 al 25 ottobre in occasione di Tipo Festival, quest'anno dedicato a "Fabbric'azioni. Cose belle da fare in fabbrica a Prato". Quattro giorni di visite e itinerari, spettacoli e performance, workshop sul riuso e l'economia circolare, attività per famiglie e giovani, esperienze immersive e realtà virtuale. Ed ecco che, muovendosi lungo le strade, i fili e le trame della città, si scopre anche una Prato antica e artistica che sorprende.
Piazza del Duomo è la risposta più evidente a chi pensa che questa sia soltanto una città di capannoni e lanifici. La Cattedrale di Santo Stefano, conserva all’interno uno straordinario ciclo di affreschi di Filippo Lippi, con "Le storie di santo Stefano e san Giovanni Battista" e custodisce la reliquia della Sacra Cintola: una cintura di lana verde, intessuta d'oro, che la tradizione vuole appartenuta alla Vergine Maria e che arrivò a Prato nel Medioevo. In alcune occasioni dell'anno viene esposta ai fedeli: l'8 settembre, festa della Natività di Maria, l'ostensione dal pulpito esterno disegnato da Donatello diventa il cuore di un grande momento cittadino. Ancora una volta è una stoffa a rappresentare l'anima di Prato. E se un’altra tappa imperdibile è il Centro per l'Arte Contemporanea Luigi Pecci, con la sua architettura futuristica e una collezione di oltre mille opere dagli anni Sessanta a oggi, la trama del viaggio continua fuori dal centro, verso Montemurlo, con il Borgo della Rocca e la Pieve di san Giovanni Decollato, le colline e le vigne. Qui la dimensione industriale lascia spazio a quella agricola e vitinicola: alla Tenuta Marchesi Pancrazi, nel contesto di Villa di Bagnolo, costruita nel 1500 dalla famiglia fiorentina dei Principi Strozzi, il Pinot Nero racconta una vocazione enologica originale, mentre più a Sud, verso Carmignano, il vino e l'olio disegnano un altro paesaggio ancora. Un territorio che si può attraversare anche a piedi, seguendo il Cammino di San Jacopo (che collega Pistoia a Lucca, 56 km in due tappe principali), la Via Medicea tra le ville patrimonio Unesco, o la Via della Lana e della Seta, il cammino che da Prato conduce a Bologna (130 km in sei tappe) lungo la Val di Bisenzio. Alla fine, il filo torna al punto di partenza, davanti alla casa di Malaparte e ai pratesi che misuravano "il mondo a braccia come la stoffa". Forse è ancora così. In un intreccio di tessuti e persone, storie e arte. Fra passato e futuro. 

La ristorazione italiana vale 100 miliardi di euro, ma le visite ai locali calano mentre cresce la spesa media

 Basta foto dei piatti: il cibo è più di ciò che appare

Avvenire

I numeri raccontano che il cibo è sempre meno un semplice bisogno e sempre più una scelta che accompagna la nostra vita fuori casa. Nel 2025, secondo FIPE-Confcommercio, i consumi nella ristorazione hanno raggiunto i 100 miliardi di euro; già nel 2024 il fuori casa rappresentava il 33% di tutti i consumi alimentari. Ma c’è un dato ancora più interessante: nel 2025 le visite nei pubblici esercizi sono diminuite del 3,6%, mentre la spesa ha continuato, sia pure debolmente, a crescere. Si esce meno, dunque, e si sceglie di più. È da qui che la ristorazione deve cominciare a leggere il futuro.
Lo stesso messaggio arriva dal turismo. Il Rapporto sul turismo enogastronomico italiano evidenzia che il 70% dei turisti italiani ha compiuto, negli ultimi tre anni, almeno una vacanza nella quale il cibo è stato una motivazione primaria; tra le esperienze ricercate, quelle culinarie nei ristoranti raggiungono il 52,5%. Il viaggiatore non si sposta soltanto per vedere un luogo: vuole conoscerlo e assaggiarlo. Il piatto diventa così territorio, cultura, memoria e identità.
Se il consumatore attribuisce al cibo tutto questo valore, perché continuare a raccontarlo prevalentemente attraverso ciò che appare?
Sui social il cibo è diventato spettacolo: immagini perfette, porzioni esagerate, formaggi che filano, creme che colano e colori costruiti per catturare lo sguardo. È il cosiddetto food porn , un linguaggio che ha reso il cibo protagonista della comunicazione, ma rischia di ridurne il valore alla capacità di essere fotografato, condiviso e desiderato.
Non è soltanto un’impressione. Muna Sharma e Yilang Peng, dell’Università della Georgia, hanno analizzato, con tecniche di visione artificiale, 53.894 immagini pubblicate nell’arco di due anni da 90 popolari food influencer su Instagram. Le fotografie di alimenti a maggiore densità calorica tendevano a ottenere più “mi piace” e commenti. Favorivano l’interazione anche i colori caldi – rosso, arancione e giallo –, la ricchezza di dettagli e la ripetizione degli elementi. La rete, in altre parole, non premia necessariamente ciò che vale di più sul piano nutrizionale, ma ciò che stimola più rapidamente lo sguardo e il desiderio (Sharma e Peng, Health Communication, 2024).
Il problema non riguarda soltanto l’estetica. Una revisione sistematica di 38 studi, condotta da Yu Wu, Eva Kemps e Ivanka Prichard secondo le linee guida PRISMA, ha rilevato associazioni tra l’esposizione ad alcuni contenuti alimentari sui social – pubblicità di fast food, “clean eating” e video in cui si mangia – e preoccupazioni per l’immagine corporea, comportamenti alimentari disordinati e maggiore disponibilità a consumare i cibi mostrati. Per i contenuti genericamente dedicati al “cibo sano” non è emerso lo stesso legame. Gli autori invitano comunque alla cautela, perché gli studi sono eterogenei e non consentono ancora di stabilire con certezza il rapporto tra causa ed effetto (Wu, Kemps e Prichard, Body Image, 2024).
Proprio mentre cresce questa rappresentazione spettacolare, sembra però emergere una domanda diversa. Chi entra in un ristorante non cerca soltanto qualcosa di bello da pubblicare: cerca qualità, autenticità, provenienza delle materie prime, territorio, sostenibilità e attenzione al proprio benessere. Ciò non significa trasformare il ristorante in un ambulatorio né il menù in una prescrizione, ma riconoscere che mangiare è uno dei gesti quotidiani che più incidono sulla qualità della vita.
In un mercato sempre più competitivo, differenziarsi soltanto attraverso l’immagine rischia di non bastare. La vera innovazione consiste nel restituire valore al piatto: non rinunciare al gusto e alla convivialità, ma aggiungere consapevolezza; raccontare gli ingredienti, privilegiare stagionalità e territorio, proporre porzioni equilibrate e valorizzare verdure, legumi, cereali, olio extravergine di oliva e pesce. Significa fare della Dieta Mediterranea non uno slogan, ma un modello alimentare concreto e contemporaneo.
Intercettare un pubblico sensibile al rapporto tra alimentazione e benessere è anche una scelta imprenditoriale. Se il turista viaggia per il cibo e il consumatore destina al fuori casa una parte rilevante della propria spesa, il ristorante può trasformare questo interesse in esperienza e l’esperienza in fidelizzazione.
C’è poi un effetto che va oltre il mercato. Ogni giorno milioni di persone compiono scelte alimentari fuori casa. Una ristorazione capace di proporre naturalmente un modo migliore di mangiare può contribuire, senza lezioni e divieti, anche alla prevenzione primaria. È una forma concreta di sussidiarietà: non sostituisce le istituzioni, ma può moltiplicarne l’azione attraverso un gesto piacevole e quotidiano. In questa prospettiva, il “Ristorante Messaggero della Dieta Mediterranea” assume anche un’importante funzione sociale.
È questo il cambio di paradigma: passare dal cibo che deve soprattutto apparire al cibo che deve valere. Il food porn continuerà probabilmente a riempire gli schermi, ma la ristorazione può riempire il piatto di qualcosa di più: gusto, identità, territorio, convivialità e salute.
Forse è proprio questa la novità da mettere nel piatto: non un ingrediente in più, ma un valore in più.


Miss Italia Racconta la Sicilia, quinta edizione: un viaggio digitale tra il barocco del Val di Noto e la magnificenza antica

 

Torna il progetto che trasforma le aspiranti Miss siciliane in ambasciatrici digitali del patrimonio regionale. Un concorso nel concorso che valorizza borghi, monumenti e panorami della Sicilia, quest’anno in collaborazione con lo snack Cìciri.

C’è una Sicilia di grande fascino che sfila in passerella e una Sicilia dal patrimonio inestimabile: la magnificenza della Valle dei Templi ad Agrigento, il Teatro Antico di Taormina, il trionfo barocco di Noto, Modica e Ragusa Ibla, i capolavori arabo-normanni di Palermo e le vedute mozzafiato dell’Etna e delle isole minori. Miss Italia porta ogni stagione il suo tour nelle piazze dell’isola. Giunto alla quinta edizione, “Miss Italia Racconta l’Italia” (in collaborazione con lo snack Cìciri) trasforma le ragazze della Sicilia in narratrici social delle proprie città mediante Reel su Instagram e TikTok. Il progetto valorizza la capacità narrative e l’impatto visivo con cui le Miss illustrano scorci storici, fontane, vicoli e panorami dell’isola. In palio la fascia ufficiale di Miss Social Sicilia, pass diretto per la Prefinale Nazionale.La proclamazione avverrà nella serata finale di Miss Sicilia. L’idea di questo straordinario viaggio virtuale porta la firma di Enzo Rimedio, digital communications manager del concorso, nome di spicco nel panorama della comunicazione digitale italiana, autore di libri e docente di digital PR, che quest’anno ha anche ideato “Miss Italia Cucina in Famiglia”. La sua expertise ha reso Miss Italia sempre più al passo con i tempi e vicina al pubblico, con un progetto che nelle scorse edizioni ha coinvolto oltre mille Miss partecipanti e superato i 15 milioni di visualizzazioni complessive.

siciliaogginotizie


L'Officina del cioccolato di Domodossola e le sue creazioni - Camper Osteria Italia

 
Annalisa Baldi visita l'Officina del cioccolato delle tre sorelle Cabalà, Paola, Cristiana e Alessandra: nata nel 1924 come pasticceria, grazie a Giusto Grandazzi, nonno delle tre, nel 2004 è stata trasformata in un'innovativa cioccolateria famosa per produrre veri e propri "oggetti" di cioccolato.

rayplay

“Carlo Fornara e la fotografia”: a Domodossola il Prof. Paolo Volorio accompagna il pubblico alla scoperta di un Fornara inedito. In programma venerdì 2 ottobre

 

Sarà dedicata a Carlo Fornara, il più noto dei protagonisti della pittura vigezzina tra Ottocento e Novecento, la serata inaugurale della stagione 2026/2027 del Gruppo Fotografico Ossolano “La Cinefoto” di Domodossola, in programma venerdì 2 ottobre alle ore 21, nella Cappella Mellerio di Piazza Rovereto 4 a Domodossola.

L’evento

La conferenza “Carlo Fornara e la fotografia” è affidata al prof. Paolo Volorio, storico dell’arte, già docente presso il Politecnico di Milano e curatore della mostra “Lo sguardo segreto. Carlo Fornara e la fotografia”, allestita nel 2021 a Santa Maria Maggiore in occasione dei 150 anni dalla nascita dell’artista. Questo incontro nasce dalla collaborazione tra il fotoclub e l’Associazione Culturale Mario Ruminelli e rappresenta un appuntamento speciale che apre la nuova stagione del gruppo fotografico, abitualmente articolata da ottobre a maggio nella sede di via Paolo della Silva 24.

corrierenovara.it

DAL 01 al 04 OTTOBRE a Domodossola “FOTOGRAFI IN STRADA” – 4 giorni dedicati alla fotografia tra talk, mostre e rassegne di audiovisivi

 
Mostre fotografiche, talk, rassegna di audiovisivi di MONICA PELIZZETTI e tanto altro a DOMODOSSOLA dal 01 al 04 OTTOBRE! 

fiaf,net

Ttg Travel Experience Dal 14 al 16 ottobre alla Fiera, dopo un'estate che conferma l'Italia ai vertici europei

 


Dal Beach Wedding ai nuovi trend del turismo e modelli di vacanza, dai cammini ai cambiamenti del mondo dell'ospitalità, Rimini scalda i motori per Ttg Travel Experience che assieme a InOut - The Hospitality Community riunisce l'industria del travel e dell'ospitalità dal 14 al 16 ottobre alla Fiera di Rimini.

ansa

Kandinsky a Roma, il lungo viaggio verso l’astrazione

 

Dalla Russia a Monaco, dai viaggi con Gabriele Münter al Bauhaus e agli ultimi anni parigini. La retrospettiva dedicata a Vassily Kandinsky, a Palazzo Bonaparte a Roma fino al 14 febbraio 2027, ricostruisce il lungo percorso dell’artista verso l’astrazione. Al centro, il colore, la forma e quella "necessità interiore" che Kandinsky pose a fondamento di una pittura capace di agire oltre la rappresentazione del visibile

Maria Milvia Morciano - Città del Vaticano

Vatican News

Prima dei cerchi, dei triangoli, delle linee che sembrano muoversi nello spazio, ci sono paesaggi, case, cavalieri, montagne. E ci sono viaggi, fotografie, piccoli studi, tempere su cartoni scuri. La grande mostra dedicata a Vassily Kandinsky a Palazzo Bonaparte, a Roma, porta in primo piano ciò che la notorietà delle sue opere astratte finisce talvolta per nascondere: la lunga elaborazione che precede e accompagna l’affrancamento della pittura dalla rappresentazione del reale.

Reggio Emilia, il 3 e 4 ottobre alla scoperta della Via Matildica del Volto Santo


 REGGIO EMILIA – Doppio appuntamento sabato 3 e domenica 4 ottobre alla scoperta del tratto reggiano della Via Matildica del Volto Santo, il cammino che da Lucca arriva a Mantova attraverso i territori un tempo governati da Matilde di Canossa. Per due giorni, a passo lento o su due ruote, sarà possibile spostarsi tra palazzi storici, antichi monasteri, paesaggi rurali e sapori del territorio per conoscere alcuni tratti di questo antico cammino. Due le tappe in programma per “Sul cammino di Matilde”: sabato 3 ottobre si terrà una camminata dal centro di Reggio Emilia alla Reggia di Rivalta, mentre domenica 4 ottobre è previsto un percorso in bicicletta da Reggio a Guastalla in due giornate, promosse dal Comune di Reggio, che intrecciano storia, paesaggio ed enogastronomia.

Per sabato 3 ottobre la camminata percorrerà un tratto della quarta tappa della Via Matildica del Volto Santo. L’escursione inizierà alle ore 9 presso lo spazio Reggio Emilia Welcome (via Farini 1/A) con un’introduzione sulla figura di Matilde di Canossa, la donna più influente del Medioevo. La visita proseguirà con l’ingresso ai Chiostri di San Domenico, antico convento domenicano oggi vivace centro culturale, aperto in occasione del fine settimana di “Monasteri Aperti”.

A seguire, escursione guidata con guida ambientale escursionistica su un tratto del cammino prevalentemente pianeggiante che dal centro di storico di Reggio Emilia, seguendo la bellissima “passeggiata settecentesca” dell’itinerario estense, oggetto di recenti lavori di recupero (piazza Gioberti, piazza Roversi, via Ariosto, porta Castello, viale Umberto I) per poi immettersi sulla pista ciclopedonale che segue costantemente il torrente Crostolo fino alla frazione di Rivalta. Dopo un picnic a base di prodotti tipici nei grandi giardini del Palazzo ducale di Rivalta, si proseguirà con visita all’interno dell’edificio e del suo giardino segreto. Terminata l’escursione, rientro libero in pullman di linea per il centro storico di Reggio Emilia.

Domenica 4 ottobre, spazio alle due ruote con un percorso in bicicletta in direzione Guastalla, lungo la terza tappa della Via Matildica del Volto Santo. La giornata inizierà alle 8.30 ai Chiostri di San Pietro con una degustazione di erbazzone igp, prodotto amatissimo dai reggiani, specialmente per il rito della colazione. A seguire visita al complesso monastico dei Chiostri benedettini, il più straordinario complesso monumentale di Reggio Emilia e uno dei più suggestivi del Rinascimento italiano, aperto in occasione dell’edizione 2026 di Monasteri Aperti.

Si partirà quindi in bicicletta in direzione nord, attraversando lentamente il paesaggio rurale, le campagne coltivate della pianura reggiana per raggiungere Guastalla, antica e importante corte rinascimentale, in un itinerario che unisce mobilità dolce, cultura e scoperta del territorio. L’arrivo a Guastalla sarà occasione per un pranzo lungo le rive del Fiume Po e per conoscere parte del patrimonio storico della città con la visita alla Chiesa di San Francesco. Terminata la visita, rientro in pullman a Reggio Emilia (Piazzale Europa) indicativamente per le ore 17.

L’evento si svolge con il supporto tecnico di Fiab Reggio Emilia – Tuttinbici. “Sul cammino di Matilde” è parte del più ampio progetto “Cammini di Emilia – sulle vie della Storia per il presente” promossa dal Comune di Reggio Emilia, nell’ambito del Programma di promozione turistica locale 2026 unitamente a Reggio Emilia Welcome – Iat-R.

Info e prenotazioni: Reggio Emilia Welcome – Ufficio Informazioni e Accoglienza Turistica (IAT-R) Via Farini 1/A, Reggio Emilia. Tel. 0522 451152 – | iat@comune.re.it. Info su https://www.reggioemiliawelcome.it/it/eventi/eventi-multipli/eventi-sul-cammino-di-matilde

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