Bit cambia data appuntamento ad Aprile 2022 a Milano

 

Il turismo sta vivendo un momento di incertezze. In un contesto in cui la pandemia condiziona gli spostamenti a breve e a lungo raggio, il settore è ancora interessato dalle decisioni dei vari governi e dai comportamenti dei singoli.

In questo contesto gli operatori del turismo che vedono in Bit un momento unico e privilegiato per fare business e incontrarsi, chiedono più tempo per permettere al settore di ritrovare un equilibrio e identificare le tendenze che caratterizzeranno i prossimi mesi.

Per questo, la Borsa Internazionale del Turismo cambia data: da febbraio si sposta in primavera, dal 10 al 12 aprile 2022 mantenendo la sua formula che guarda alle mete turistiche dell’Italia e del mondo e propone, attraverso i suoi espositori, un’offerta completa per l’incoming e l’outgoing.

Da qui ad aprile l’Osservatorio di Bit sarà attivo per monitorare la situazione e identificare le soluzioni ottimali per rilanciare il settore. Da sempre in ascolto del mercato, Bit continuerà a confrontarsi con gli operatori per realizzare una manifestazione al passo con le esigenze e il contesto attuale.

Obiettivo è garantire gli alti standard offerti dalla manifestazione in un contesto ricco di opportunità, che si spera la primavera potrà offrire.

Le date di aprile sono state infatti scelte per consentire agli operatori di promuovere con forza la stagione turistica a 360°.

L’appuntamento con la Borsa Internazionale del Turismo è dunque dal 10 al 12 aprile 2022

Fonte: https://bit.fieramilano.it/

(Segnalazione web a cura di Giuseppe Serrone e Albana Ruci)

Giornata della memoria 2022: le frasi per non dimenticare la Shoah

 Le frasi per la Giornata della memoria più significative, per ricordare la tragedia della Shoah. Riportiamo le dichiarazioni, i pensieri e le parole di sopravvissuti, scrittori e registi. Perché il ricordo di milioni di vittime dell'Olocausto non vada mai perso e sia un monito contro ogni forma di violenza



Il 27 gennaio, nella Giornata della memoria, le frasi di Primo LeviSimon WiesenthalHanna ArendtLiliana Segre tornano alla mente insieme ai volti dei bambini ebrei che furono deportati ad Auschwitz e che non tornarono mai a casa, alle foto dei roghi dei libri del '33 e dei rastrellamenti nei Ghetti europei. 

Il loro ricordo viene celebrato in tante iniziative in programma per il Giorno della Memoria nel nostro Paese: mostre, nuove pietre d’inciampo, letture e incontri, qui trovate il nostro approfondimento sugli eventi del 2022. Da non perdere, perché non bisogna dimenticare uno dei periodi più bui della Storia, le milioni di vittime e la follia umana. 

"È necessario ricordare lo sterminio di milioni di ebrei e persone di diverse nazionalità e fedi religiose” ha dichiarato Papa Francesco durante l'udienza generale del 26 gennaio 2022. “Non deve più ripetersi questa indicibile crudeltà. Faccio appello a tutti, specialmente agli educatori e alle famiglie, perché favoriscano nelle nuove generazioni la consapevolezza di questo orrore, di questa pagina nera della storia. Essa non va dimenticata affinché si possa costruire un futuro dove la dignità umana non sia più calpestata", ha sottolineato il Papa.

Giornata della memoria: le frasi

Al Quirinale, si svolgerà anche quest’anno la cerimonia per ricordare la Shoah e le vittime delle persecuzioni nazi-fasciste, l’ultima presieduta dall’attuale Presidente della repubblica, Sergio Mattarella, che lo scorso anno aveva dichiarato: "Ci accostiamo al tema della memoria con commozione e turbamento, con dubbi e interrogativi irrisolti". Tra le frasi per la Giornata della memoria pronunciate del Presidente aveva colpito quella su Auschwitz che rappresenta "un tragico paradosso: si tratta della costruzione più disumana mai concepita dall'uomo, uomini contro l'umanità: una spaventosa fabbrica di morte".

Giornata della memoria: le frasi più significative per non dimenticare

Nelle prossime card abbiamo raccolto le frasi più significative da ricordare nel Giorno della memoria, scritte o pronunciate dai sopravvissuti che hanno avuto il coraggio di trasmetterci la loro testimonianza. Perché gli orrori del passato non vengano dimenticati e siano un monito per il presente.

“Un momento di riflessione coinvolgente, la base di un messaggio di civiltà, antifascismo, e democrazia che proviene dal sangue dei campi di concentramento” questo deve essere il significato della Giornata della memoria secondo Gianfranco PagliaruloPresidente nazionale ANPI. “La chiamiamo memoria attiva, perché il ricordo non ha senso se non si esercita la sua portata educativa nel presente. Ogni giorno, ogni incontro, ogni impegno, ogni battaglia. È un dovere, oltreché l'unico omaggio possibile, perché tangibile e duraturo, alle vittime della deportazione e ai combattenti per la libertà”.

Mai come oggi sembra importante l’esercizio della memoria attiva. Stando a un rapporto dell'Organizzazione sionista mondiale insieme all'Agenzia ebraica pubblicato in occasione della Giornata della Memoria, il 2021 è stato l'anno più "antisemita" dell'ultimo decennio: nell'anno appena trascorso, si sono verificati "più di 10 incidenti antisemiti al giorno".

Un dato che preoccupa, soprattutto ricordando l’indagine di Eurispes di ottobre 2020, che rilevava come i negazionisti dell’Olocausto siano in aumento anche in Italia: per un italiano su sei non è mai esistita. In 15 anni il numero di coloro che non credono agli orrori della Shoah è cresciuto dal 2,7% al 15,6%. E il 16% è arrivato a sostenere che “sì, la Shoah esiste, ma non è stata un fenomeno così importante”.

“Quel che è accaduto non può essere cancellato, ma si può impedire che accada di nuovo”. Nelle parole di Anna Frank è racchiuso il senso del Giorno della Memoria, ricorrenza che si celebra in gran parte del mondo, ogni anno, il 27 gennaio.

Una data fortemente simbolica, scelta per commemorare i milioni di vittime della Shoah, ma non solo. Una data da portare impressa del cuore, di cui vogliamo ribadire l’importanza ripassando quando è nata, perché e cosa significa "giornata della memoria".

Giornata della Memoria: perché si celebra il 27 gennaio

77 anni fa, il 27 gennaio 1945, le truppe sovietiche dell’Armata Rossa abbattevano i cancelli di Auschwitz. E rivelavano al mondo, per la prima volta, la realtà del genocidio in tutto il suo orrore.

Il campo era stato evacuato e in parte distrutto dalle SS prima dell’arrivo dei russi. Le truppe sovietiche vi trovarono circa 7.000 sopravvissuti, insieme a corpi morti, abiti, scarpe, tonnellate di capelli, strumenti di tortura e di morte.

La data della liberazione di Auschwitz, raccontata da Primo Levi in La treguaè diventata il Giorno della Memoria. Nella sola “fabbrica della morte” furono uccisi almeno un milione di prigionieri: uomini, donne, bambini. Quasi tutti ebrei. Ma anche polacchi, Rom, Sinti, prigionieri di guerra sovietici, testimoni di Geova e altri nemici della Germania di Hitler.

Giorno della Memoria: quando è stato istituito

Il 27 gennaio è la data scelta dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite per la “Giornata internazionale di commemorazione in memoria delle vittime della Shoah”, istituita il 1° novembre 2005 con la Risoluzione 60/7.  Ricorrevano i 60 anni dalla liberazione dei campi di concentramento.

In Italia il Giorno della Memoria è nato ufficialmente nel 2000, 5 anni prima rispetto alla ricorrenza internazionale proclamata dall’ONU. La data scelta dal Parlamento italiano per ricordare per sempre le vittime della Shoah fu la stessa: il 27 gennaio. Il primo Paese a istituire una giornata commemorativa nazionale, il 27 gennaio, fu la Germania, nel 1996.

Giornata della Memoria: il significato

Per commemorare le vittime. Ma anche e soprattutto per il dovere di conoscere uno dei capitoli più bui della nostra storia affinché non si ripeta. È questo il significato del Giorno della Memoria: il dovere di non dimenticare descritto da Primo Levi. "Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario, perché ciò che è accaduto può ritornare, le coscienze possono nuovamente essere sedotte ed oscurate: anche le nostre".

Nella risoluzione che designa il 27 gennaio come "Giornata internazionale di commemorazione in memoria delle vittime dell’Olocausto", le Nazioni Unite esortano, infatti, gli Stati membri a “sviluppare programmi educativi per infondere la memoria della tragedia nelle generazioni future e impedire che il genocidio si ripeta”.

La data del 27 gennaio è indicata come un monito “l’Olocausto, che provocò l’uccisione di un terzo del popolo ebraico e di innumerevoli membri di altre minoranze, sarà per sempre un monito per tutti i popoli sui pericoli causati dall’odio, dal fanatismo, dal razzismo e dal pregiudizio”.

Giorno della Memoria: cosa si ricorda in Italia e come si celebra  

In Italia la legge del 20 luglio 2000 istituisce il 27 gennaio "Giorno della Memoria" al fine di ricordare la Shoah, ma anche "le leggi razziali approvate sotto il fascismo, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, tutti gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte. E tutti coloro che si opposti al progetto di sterminio, e a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati".

Anche la legge italiana prevede l'organizzazione di eventi e iniziative di studio, riflessione e sensibilizzazione al fine di mantenere viva la  consapevolezza dei crimini del passato per impedire che si ripetano nel futuro.

Pietre d’inciampo: cosa sono

Da Torino a Roma, da Milano a Venezia. Enti e amministrazioni poseranno anche quest’anno nelle città italiane le pietre d’inciampo. I sanpietrini con incisi su una targa d’ottone i nomi delle vittime della persecuzione nazi-fascista, ideati dall’artista Gunter Demnig e da lui depositati per la prima volta a Colonia nel 1995. Da allora le stolpersteine sono diventate più di 70 mila: una mappa della memoria estesa a tutta Europa.

Dove Viaggi

(Segnalazione web a cura di Giuseppe Serrone)

Covid, l’Ue cambia le regole dei viaggi: saranno basate su persone e non mappe, basterà il Green Pass


Ue cambia le regole per i viaggi durante la pandemia di Covid-19. Dal primo febbraio le misure dovrebbero essere applicate tenendo conto dello stato della persona anziché della situazione a livello regionale, ad eccezione delle aree in cui il virus sta circolando a livelli molto elevati. Ciò significa che lo stato di vaccinazione, test o guarigione di un viaggiatore contro il Covid-19, come evidenziato dal Green Pass, dovrebbe essere il determinante chiave.

«Un approccio basato sulla persona semplificherà sostanzialmente le norme applicabili e fornirà maggiore chiarezza e prevedibilità ai viaggiatori», sostiene il Consiglio Ue. I viaggiatori in possesso di un certificato Covid digitale dell'Ue valido non dovrebbero essere soggetti a ulteriori restrizioni alla libera circolazione. 

L'Unione Europea si prepara dunque ad abbandonare la mappa del contagio, sino ad oggi stella polare per definire le aree più colpite dal coronavirus e dunque sottoposte a maggiori restrizioni di viaggio, in favore di un approccio "individuale". Ovvero conterà lo status personale del cittadino - con vaccinazione completa, guarito dal Covid oppure dotato di tampone - e non l'area di provenienza. Una semplificazione notevole che va nella direzione sempre auspicata dalla Commissione, l'approccio "comune e coordinato", cercando di limitare una ridda di norme nazionali che rendano la vita impossibile ai viaggiatori - che pure godono del diritto di libero movimento all'interno dei confini Ue, uno dei pilastri su cui si basa il sogno europeo.

La quadra sarebbe stata trovata dai 27 ambasciatori presso l'Ue con una bozza, anticipata da El Pais, che approderà al consiglio affari generali di martedì prossimo. In linea di principio, dunque, secondo la raccomandazione proposta, le persone con vaccinazione completa, guarite dalla malattia o in possesso di un test al Covid negativo, non potranno essere costrette a nuovi test o quarantene, indipendentemente dalla situazione epidemiologica del loro Paese (o area) di origine.

La mappa d'incidenza cumulativa dei casi bisettimanali, preparata dal Centro europeo per il controllo e la prevenzione delle malattie (Ecdc), e che finora determinava le regole di movimento in ogni regione, continuerà ad essere aggiornata settimanalmente, ma avrà un carattere "puramente informativo". La nuova raccomandazione conferma anche che la validità del green pass ottenuto grazie al ciclo vaccinale resta di "nove mesi", così come già stabilito dalla Commissione. Restano immutati anche i 180 giorni di libera uscita garantiti dal certificato di guarigione.

Cambiamenti in vista, invece, per quanto riguarda i tamponi: il risultato dei molecolari PCR resterà valido per 72 ore ma quello dei test antigenici sarà dimezzato, da 48 ore a sole 24 ore. Ed è un altro effetto della variante Omicron, dato che ormai pare consolidata la minore efficacia dei test rapidi a individuare il virus. L'ombrello-Ue cerca insomma di recuperare centralità, dopo che l'approccio condiviso stabilito a inizio della crisi, e che tutto sommato ha tenuto sino ad ottobre, è entrato in affanno con il sorgere all'orizzonte dell'ultima - contagiosissima - variante. Ormai peraltro divenuta "prevalente" nell'Ue.

Ecco allora il proliferare di misure aggiuntive decretate dagli stati membri e l'Italia - dove si valutano soluzioni sulla scadenza dei Green Pass che da febbraio scenderà a 6 mesi - in questo, si è distinta per un approccio tra i più severi. La Commissione, ancora lo scorso venerdì, ha ribadito però di non avere frecce a disposizione nella faretra poiché, com'è noto, la sanità "è competenza" dei governi nazionali. Se la raccomandazione sarà approvata a livello europeo, spetterà infatti alle 27 capitali decidere se seguirla o meno.

«La frammentazione e i messaggi discrepanti aumentano l'incertezza, indeboliscono la fiducia nella vaccinazione e riducono il senso di accettazione delle misure di sanità pubblica e delle raccomandazioni che noi facciamo ai cittadini», era stato l'avvertimento della commissaria Ue Stella Kyriakides alla riunione straordinaria dei ministri della Sanità Ue convocato dalla presidenza francese proprio per cercare di mettere un punto alle spinte centrifughe nelle misure anti-Covid

LaStampa Viaggi 

News Turismo Culturale del 27 Gennaio 2022

Aggiornamento giornaliero

Le mostre della settimana, dalle foto di Meyerowitz ai disegni di Mottura

 


Molta fotografia, disegni d'autore, pittura del Romanticismo: c'è tutto questo nei progetti espositivi in programma questa settimana.

LA SPEZIA - Un lato inedito del talento del fumettista Paolo Mottura è al centro della mostra "Pinocchio, Carême e altre storie", in programma al CAMeC Centro Arte Moderna e Contemporanea dal 29 gennaio al 1 maggio. A cura di Eleonora Acerbi e Cinzia Compalati, la mostra raccoglie numerosi racconti illustrati di Mottura, tra cui l'ultimo suo progetto dedicato alla fiaba "Pinocchio" (Edizioni NPE, 2021), oltre al lavoro pittorico "No graffiti" del 1998 e al disegno ad acrilico site-specific, realizzato sulla parete del corridoio, che rappresenta l'autore stesso.
    PADOVA - Si apre il 29 gennaio al Centro San Gaetano la mostra "Dai Romantici a Segantini. Storie di lune e poi di sguardi e montagne. Capolavori dalla Fondazione Oskar Reinhart", a cura di Marco Goldin: allestita fino al 5 giugno, il percorso si concentra sul punto di partenza dell'arte in Europa a inizio Ottocento, il romanticismo, attraverso gli artisti attivi in Germania e Svizzera.
    NAPOLI - Al Mann dal 26 gennaio al 25 aprile "E Adone non lo sa...", mostra in cui Gaetano Di Riso reinterpreta il mito di Adone a partire dalla celebre scultura di Adone di Capua appartenente alle collezioni del museo campano. Il percorso presenta 12 tele e un'installazione lignea intarsiata oltre a 3 panche che riproducono le suggestioni tratte dalla figura scultorea.
    MILANO - La street photography di uno dei più importanti autori del Novecento è protagonista dal 25 gennaio al 2 aprile allo spazio milanese di Leica Galerie nella mostra "Joel Meyerowitz.
    Leica Hall of Fame 2016", curata da Karin Rehn Kaufmann, con l'adattamento di Denis Curti e Maurizio Beucci. Esposte circa 50 fotografie che Meyerowitz realizzò a New York, immortalando strade e cittadini, e in Europa nel corso di un viaggio nel 1966/67, e ancora di nuovo negli Stati Uniti, scatti questi ultimi in cui l'elemento del colore diviene sempre più importante. A Still Fotografia arriva dal 27 gennaio al 6 marzo l'omaggio al fotoreporter Gian Butturini con la mostra "Londra 1969-Derry 1972. Un fotografo contro. Dalla Swinging London al Bloody Sunday". L'esposizione propone una raccolta di 50 fotografie che documentano da un lato le contraddizioni di Londra alla fine degli anni sessanta, dall'altro le tensioni politiche e sociali nell'Irlanda del Nord in seguito al Bloody Sunday, la strage avvenuta a Derry il 30 gennaio 1972.
    CATANZARO - "Minima Fragmenta" dello scultore Antonio Tropiano è allestita al Marca dal 29 gennaio al 17 aprile. Curata da Alessandro Romanini, la mostra presenta 20 sculture tra le più rappresentative dell'artista calabrese, opere che, come isole, si trovano in una sorta di arcipelago nel quale si incrociano moltiplicando pensieri e visioni.
    ROMA - Dal 25 al 31 gennaio la mostra "Fatina Sed. Biografia di una vita in più, dal 16 ottobre alla Liberazione" allestita all'aperto a Via Frattina, all'angolo con Piazza di Spagna, in occasione del Giorno della Memoria. Curata da Fabiana Di Segni (nipote di Fatina Sed) e da Alessandro Alfieri Picone, l'esposizione riunisce 40 fotografie per raccontare non solo la storia della protagonista (deportata a 13 anni al campo di concentramento di Auschwitz) ma anche le tappe storiche (e gli orrori) del nazifascismo. (ANSA).


I luoghi simbolo della storia più buia per non dimenticare. Per la Giornata della Memoria da Auschwitz a Fossoli


FOSSOLI - Il 27 gennaio di 77 anni fa le truppe dell'Armata Rossa, impegnate nell'offensiva Vistola-Oder, fecero una scoperta agghiacciante: il campo di concentramento nazista di Auschwitz, che divenne da allora il luogo simbolo dell'Olocausto e della pagina più buia della nostra storia.

Da quell'inferno i soldati russi liberarono 9 mila prigionieri, pochi superstiti rispetto ai 4 milioni che dal 1940 vi erano stati detenuti, a pochi chilometri dal confine con la ex Cecoslovacchia. Nel 2005 l'Onu scelse proprio quella data, il 27 gennaio, per celebrare la Giornata della Memoria e ricordare i milioni di vittime dell'Olocausto con cerimonie, incontri, film, spettacoli teatrali, letture e mostre per documentare l'eccidio e testimoniare quanto la memoria sia importante per lottare contro ogni forma di discriminazione e razzismo. Cimiteri, monumenti celebrativi, lager, treni: tutto è stato trasformato in musei, in luoghi della memoria da conoscere per non dimenticare e non ripetere l'orrore del passato.
    Il filo spinato, il cancello con la scritta "Arbeit macht frei", lo spettrale binario ferroviario sono ancora visibili nel campo di concentramento di Auschwitz, dove si visitano anche una libreria ben documentata, il blocco 11 con diverse celle e una camera a gas. Se Auschwitz era un campo di prigionia, il vicino lager Birkenau, ad appena 4 chilometri, nacque solo per sterminare: qui persero la vita oltre un milione e centomila tra ebrei, russi, polacchi, prigionieri di guerra, omosessuali, oppositori politici e zingari provenienti da tutta l'Europa. In questo campo si visitano l'infermeria, le baracche, la rampa dove arrivava il treno, le camere a gas, le fosse comuni e la torre di guardia.
    A 60 chilometri sorge un altro suggestivo luogo della memoria: il quartiere ebraico Kazimierz di Cracovia dove si trova, tra gli altri, la fabbrica di smalti di Oskar Schindler, oggi trasformata in un interessante museo che ricorda gli anni sotto l'occupazione nazista e onora la memoria dell'imprenditore che salvò più di un migliaio di ebrei dal campo di concentramento, impiegando alcuni prigionieri come operai. Viaggiando per quasi 400 chilometri si arriva a Varsavia, nel cui ghetto il museo Polin racconta la vita della comunità ebraica polacca, dal X secolo ai giorni nostri.
    E' la Germania a detenere il maggior numero di luoghi della memoria: il più significativo è il memoriale della Shoah, un campo di steli disegnato dall'architetto Peter Eisenmann nel cuore del quartiere Mitte di Berlino, esattamente nell'area occupata dal palazzo del gerarca nazista Joseph Goebbels. Il monumento, uno dei luoghi della memoria più noti al mondo, è composto da quasi 3 mila blocchi di pietra che commemorano i 6 milioni di ebrei uccisi dai nazisti. Sempre nella capitale tedesca si trova il museo ebraico che racconta la storia della comunità ebraica tedesca, dal Medioevo fino alla Shoah; progettato da Daniel Libeskind, dall'alto ha la forma simbolica di una stella di Davide spezzata. Nella stazione ferroviaria di Grunewald si trova il Gleis 17 Memorial, un monumento situato al binario 17, da dove gli ebrei partivano verso i campi di concentramento tra il 1941 e il 1945. Qui 186 placche di acciaio ricordano il nome, la data e il luogo di prigionia dei deportati. Infine, il cimitero ebraico di Weissensee, sempre a Berlino, è un luogo di pace e di memoria ed è il più grande d'Europa con le sue 115mila tombe, i cui cunicoli furono usati come nascondiglio durante il nazismo.
    Un altro famoso luogo della memoria è la casa-museo di Anna Frank ad Amsterdam: sorge nel luogo in cui la giovane ebrea tedesca si nascose con la famiglia dai rastrellamenti dei nazisti. Morta in un campo di concentramento, la giovane è divenuta un simbolo della Shoah per il suo diario, reso pubblico dopo la fine della guerra. Infine merita di essere conosciuto anche il Memoriale della Shoah di Parigi che dal 1943 raccoglie documenti e testimonianze politiche utili per le inchieste storiche, tra cui il processo di Norimberga.
    Il viaggio nei luoghi simbolo dell'Olocausto in Italia parte da Roma, dove la comunità ebraica ha una storia millenaria. Il ghetto, tra i più antichi del mondo, è un luogo della memoria per eccellenza: qui il 16 ottobre 1943 furono catturati oltre mille ebrei, rinchiusi nel Collegio Militare in via della Lungara e trasferiti alla stazione Tiburtina per essere deportati ad Auschwitz. Nella Capitale sono molti altri i luoghi dove ebrei, dissidenti, omosessuali, rom e sinti furono arrestati e deportati; per ricordare quei luoghi nel 1993 l'artista tedesco Gunter Demnig ha creato le pietre d'inciampo, piccoli blocchi in pietra incastonati lungo i marciapiedi o nel selciato che ricordano le vittime delle deportazioni. Sulla pietra sono riportati il nome della vittima, il luogo dove visse o dove, in molti casi, ebbe inizio la deportazione. Le pietre d'inciampo sono oltre 300 - 22mila in tutto il mondo - disseminate in molte zone della città.
    Sotto la stazione Centrale di Milano sorge la Fondazione Memoriale della Shoah-Binario 21, il luogo da dove partivano i convogli carichi di ebrei e di altri perseguitati verso i campi di sterminio nazisti. Il Memoriale testimonia la vita di migliaia di prigionieri che vi transitarono tra il 1943 e il 1945, tra cui anche la senatrice a vita Liliana Segre, sopravvissuta ad Auschwitz. A testimoniare gli orrori nei campi di concentramento c'è anche il Museo del deportato di Fossoli, vicino a Carpi, in provincia di Modena; vi transitarono anche famosi uomini di cultura tra cui lo scrittore Primo Levi. A Trieste il monumento nazionale Risiera di san Sabba, da struttura per la pilatura del riso a campo di detenzione, è ora un museo che testimonia la tragica storia di soldati italiani, partigiani, detenuti politici ed ebrei imprigionati e poi deportati all'estero.
    A Tarsia, in provincia di Cosenza, sorge il più grande campo di concentramento fascista d'Italia; qui dal 1940 vi furono rinchiusi ebrei italiani e stranieri, antifascisti e profughi politici. Dal 2004 il lager, chiuso nel 1945, è stato trasformato nel museo della memoria Ferramonti. Infine a Servigliano, nelle Marche, un vecchio campo di prigionia dove nel periodo fascista venivano incarcerati oppositori, rifugiati, prigionieri di guerra ed ebrei è diventato il Parco della Pace; accanto è nato il museo-casa della Memoria. (ANSA).