Halloween: l'Irlanda si accende con 800 eventi nel segno dell'antica ricorrenza celtica di Samhain

 

el corso della stagione autunnale, l'isola d'Irlanda si trasforma nel palcoscenico di un'immensa celebrazione diffusa, offrendo un cartellone complessivo di ben 836 eventi dedicati a Samhain, la ricorrenza celtica da cui hanno avuto origine le celebrazioni di Halloween.

All'interno di questa vastissima programmazione territoriale, che invita i viaggiatori a esplorare l'autentica culla nativa della ricorrenza diventata popolare in tutto il mondo, il 2026 assume un rilievo storico speciale: il celebre festival Derry Halloween e la compagnia di teatro di strada Macnas di Galway, istituzione dell'isola famosa per la sua monumentale parata di Halloween, festeggiano contemporaneamente il traguardo del loro 40° anniversario. Lontano dai cliché dell'horror commerciale, l'isola disegna un interessante itinerario tra grandi parate, spettacoli di luce e arti di strada. Per mettere a fuoco la varietà, vale la pena fare una carrellata tra differenti aree geografiche.

Contea di Meath e Louth: il fuoco ancestrale del Púca Festival

Il viaggio nella storia inizia nella Boyne Valley, cuore geografico e archeologico di Samhain. Dal 29 ottobre al 1° novembre 2026 si tiene il celebre Púca Festival che, tra i borghi storici di Trim e Athboy, unisce musica, narrazione ed evocativi spettacoli di fuoco. Il momento culminante avviene la sera del 31 ottobre con l'accensione del falò cerimoniale sulla Collina di Ward (Tlachtga), riproducendo il rito celtico di duemila anni fa nello specifico sito in cui gli scavi archeologici testimoniano la presenza di grandi fuochi sacri risalenti al 500 d.C. A breve distanza, la cittadina di Kells ospita dal 5 al 8 novembre 2026 il Samhain Festival of Food & Culture, incentrato sulla tradizione gastronomica e sui produttori locali, mentre a Drogheda il Lú Festival of Light, dal 23 al 26 ottobre, ridisegna i monumenti cittadini con proiezioni luminose dedicate alle divinità celtiche della metamorfosi, come la dea Morrígan o il demone del fuoco Aillén.

Derry-Londonderry: il quarantennale del festival più grande d'Europa 

Spostandosi in Irlanda del Nord, la storica città murata di Derry si riconferma la capitale delle grandi celebrazioni ospitando il leggendario festival Derry Halloween, che quest'anno festeggia il traguardo del suo 40° anniversario. Dal 28 ottobre al 1° novembre 2026, le secolari fortificazioni risalenti a 400 anni si faranno teatro del percorso immersivo Awaken the Walled City Trail, animato da sfilate coreografiche di creature dell'Oltretomba, performance acrobatiche itineranti, musica dal vivo e un imponente spettacolo pirotecnico finale sopra il fiume Foyle.

Dublino e la costa di Fingal: sulle tracce di Dracula e dei castelli medievali, con gran finale pirotecnico

La capitale e la vicina regione costiera scelgono di celebrare il lato più letterario e misterioso della stagione. Dal 23 al 26 ottobre 2026, il Bram Stoker Festival attraversa le strade di Dublino con parate gotiche, spettacoli nei cimiteri vittoriani e speciali itinerari nei luoghi frequentati dall'autore di Dracula, come la Marsh's Library, il Trinity College e la cripta della Christchurch Cathedral. In evidenza anche il Dublin Halloween Festival, attivo dal 10 al 31 ottobre, con un ricchissimo programma di – come recita il sito – “cose strane”, in tutta la città. Nella vicina contea di Fingal, area a nord della capitale, la programmazione dura diverse settimane: l'atmosfera si diffonde tra i grandi manieri medievali di Swords, Howth, Bremore, Ardgillan (che ospita l'evento The Craic from the Crypt dal 22 ottobre al 1° novembre) e Malahide Castle, quest'ultimo teatro ogni venerdì di ottobre di esclusive cene teatrali notturne come l'esperienza The Traitorous Tale. Tra i parchi storici spicca Pumpkins After Dark a Newbridge House, un cammino notturno attivo tutto il mese di ottobre, impreziosito da installazioni luminose e migliaia di zucche intagliate a mano, prima del grande Fingal Festival of Fire con fuochi d'artificio che simultaneamente illumineranno, il 31 ottobre, il cielo di diverse località.

Galway City: l'energia selvaggia dell'Ovest e la parata di Macnas

Galway risponde dal 10 ottobre al 1° novembre 2026, con la vibrante energia culturale del ricco programma di Gaillimh Ah Boo! (un gioco di parole tra il grido gaelico traducibile con “Forza Galway!” e il classico "Bu!" spaventoso di Halloween): le strade acciottolate ospitano narrazioni tradizionali, gli eventi per famiglie del Baboró Children’s Festival, la comicità del Galway Comedy Festival (dal 20 al 26 ottobre) e il percorso gastronomico Blás Food Festival per tutto il mese. L'appuntamento centrale è fissato per il 25 ottobre 2026 con l'atteso Macnas Halloween Parade. La celebre compagnia teatrale che la organizza festeggia quest'anno il suo 40° anniversario portando in strada lo spettacolo gratuito Fiáin ("Selvaggio"): un’imponente parata di marionette giganti e installazioni d'avanguardia nate per celebrare l'energia e i miti dell'Atlantico. Nello stesso fine settimana, dal 23 al 31 ottobre, la Collegiata di San Nicola, struttura medievale di settecento anni, ospita lo spettacolo immersivo di luci e suoni Luxmuralis.

Limerick: i banchetti del mistero e il teatro macabro

Il festival di Limerick, nell’omonima contea, fonde la ricca tradizione contadina con performance teatrali contemporanee tra l'11 ottobre e il 1° novembre 2026. Spiccano il teatro di strada di Morbid & Sons, il 17 e il 24 ottobre, e le attività per famiglie di Trick or Treat in the City nei weekend del 24-26 ottobre e 30-31 ottobre. L’appuntamento legato al gusto è in programma il 25 ottobre con il Limerick Harvest Festival presso l'iconico Milk Market, mentre l'appuntamento più atteso è il Samhain Banquet di venerdì 30 ottobre 2026, un'esperienza gastronomica immersiva dal percorso segreto in cui gli ospiti vengono guidati da attori e cantastorie verso una location medievale nascosta.

Kerry, Kilkenny e Hidden Heartlands: divinità d'inverno e antichi processi 

L'autunno tocca anche gli angoli più intimi e paesaggistici del paese. La contea di Kerry, a su-ovest dell’isola, lungo la Wild Atlantic Way, ospita il festival Samhain Chiarraí, dal 15 ottobre al 1° novembre, incentrato sulla figura della potente dea celtica dell'inverno An Cailleach, guardiana dei cicli della natura celebrata tra sfilate di lanterne, riti del fuoco e parate con tamburi a Killarney, Tralee e Dingle. Nel cuore dell’Ireland’s Ancient East, la città medievale di Kilkenny si anima ad ottobre con la rinomata rassegna gastronomica Savour Kilkenny, attiva dal 22 al 26 ottobre, al festival culturale Toil & Trouble, in programma dal 29 ottobre al 1° novembre 2026, evento ispirato al drammatico processo per stregoneria del 1324, che coinvolse Alice Kyteler e alla sua serva Petronilla, offrendo, tra le altre cose, spettacolari parate di strada e percorsi storici che includono la taverna medievale Kyteler’s Inn. Nelle contee di Longford e Westmeath, nel cuore verde delle Hidden Heartlands, gli appuntamenti terminano l’8 novembre 2026, con il Dead of Night Festival, dal 23 al 31 ottobre; la sfilata Fire & Shadows Procession a Longford Town la sera del 31 ottobre e l'evento finale An Tairseach, in calendario il 7 e 8 novembre 2026 sulla sacra collina di Uisneach, dove i falò cerimoniali dedicati alle divinità Ériu e Lugh chiudono ufficialmente le celebrazioni.

Intraprendere un viaggio in Irlanda durante la stagione di Samhain offre l'opportunità di cogliere la bellezza più autentica e un po’ malinconica dell'isola in autunno, magari facendo una passeggiata in un bosco o in riva al mare, tra un evento e l’altro. Seguire la mappa dei festival legati ad Halloween permette non solo di vivere i grandi eventi urbani, ma anche di spingersi oltre, verso territori meno battuti e poco toccati dalle rotte turistiche tradizionali, come le silenziose brughiere del Kerry, i sentieri fluviali della Boyne Valley o le colline sacre delle Hidden Heartlands. Dove scoprire la calda ospitalità delle comunità locali e ascoltare i racconti d'autunno direttamente nei luoghi in cui sono nati.

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A Domodossola c’è un ristorante stellato dentro un hotel di famiglia dove puoi pranzare con 20€ Il ristorante Atelier dello chef Giorgio Bartolucci si trova dentro l’hotel Eurossola

 Uno degli alberghi più famosi di Domodossola, se non il più famoso, sta lì dal 1903. Non lontano dal centro della città, i destini dell’Eurossola si intrecciano con quelli della famiglia Bartolucci a partire dagli anni ’80 quando la coppia formata da Sergio e Luigia rileva il complesso che consta di camere e ristorante, nel 1984, per aprire ufficialmente nel 1985. Da lì ad oggi, rimarrà nelle mani della stessa famiglia.

La famiglia Bartolucci e una lunga storia di cucina e ospitalità

Ancora prima i coniugi Bartolucci gestivano una trattoria, dove è cresciuto il loro figlio Giorgio, classe 1979, intrigato dalla cucina fin da tenera età. “Quando ero piccolo mi mettevo la giacca da cuoco per giocare e mi buttavo le chiazze di pomodoro addosso per far vedere che lavoravo, mia madre allora mi urlava dietro. A me è sempre piaciuto, vedevo mio padre che era molto bravo in cucina, soprattutto aveva un grande palato. Mi sembrava una cosa molto difficile però” racconta a CiboToday.

Chi è Giorgio Bartolucci: la sua esperienza in cucina

La cucina del ristorante vista da fuori
La cucina del ristorante vista da fuori

Da quel momento Giorgio ha sempre militato in cucina, e la parola “militato” non giunge a caso perché la sua esperienza è di quelle che si sono costruite nel mondo delle cucine d’albergo, di impostazione francese. Dopo aver frequentato l’istituto alberghiero, fa il militare, “e ho cucinato anche lì, perché mi hanno messo al Circolo Ufficiali”, per passare ai primi lavori sul campo. “Sapevo che per fare il salto di qualità avrei dovuto lavorare nei ristoranti d’albergo. Erano delle brigate immense, 40, 60 cuochi, dove lavori con tantissimi professionisti divisi tra le varie partite. Io le ho girate tutte e imparato veramente a fare ogni cosa, con basi solide e grande tecnica. È così che ho capito come gestire una cucina e un ristorante. I ristoranti stellati sono arrivati dopo”.

Il ritorno in Italia e il passaggio di testimone con l’albergo Eurossola

Lo chef Giorgio Bartolucci con la moglie Katia
Lo chef Giorgio Bartolucci con la moglie Katia

Prima l’Italia, tra diverse strutture della Costa Smeralda, per andare poi a Sankt Moritz in Svizzera dove conosce quella che sarebbe diventata sua moglie Katia, anche lei nel mondo della ristorazione, “ma lì non prendevano donne a lavorare in sala, ha cominciato infatti facendo le pulizie nelle stanze. Noi avevamo la camera di fianco e nemmeno lo sapevamo”. Il sogno di andare a lavorare a Parigi viene approcciato per step: prima un passaggio in Costa Azzurra per un anno (dove poi tornerà) per passare invece proprio nella Capitale francese. “Gli anni in Francia sono tanti molto impegnativi. Imparavo molto, ma ero messo a dura prova, miglioravo costantemente”. Per cambiare ritmo, si sposta quindi a Saint Barth, nei Caraibi, poi alla morte della madre è il momento di tornare in Italia.

La nuova gestione dell’Eurossola: albergo e ristorante

L'hotel Eurossola visto da fuori
L'hotel Eurossola visto da fuori

Portofino, Lago di Mergozzo, Lago Maggiore, sono le varie tappe di cucine di alto profilo e hotel. Quando il padre mostra problemi di salute, Giorgio non esita a tornare a casa, per portare a compimento quel passaggio di testimone che aveva auspicato da tempo, “le rivoluzioni dalle vecchie generazioni non sono mai viste troppo bene. Prima non me l’avrebbe mai permesso. All’inizio lo abbiamo preso in gestione, poi ha deciso proprio di vendercelo”. E quindi è partita “l’avventura dell’Eurossola nelle nostre mani”, con la sorella Elisabetta che si occupa dell’amministrazione e dell’albergo, e Katia che invece lavorava nella sala. Da quattordici anni a questa parte. “Abbiamo girato un po’ il mondo, visto le cose in maniera diversa. Le cose, si sa, con il tempo cambiano”. Il primo pezzo di questa ristrutturazione passa per camere e spazi comuni, 25 in tutto con due suite. 9 anni fa, invece, arriva anche la trasformazione del ristorante in modo che possa ospitare la visione di cucina di Giorgio. Si chiama l’Atelier e di giorno è anche bistrot con una formula di cucina più informale, mentre la sera si lascia spazio a una proposta più orientata verso l’alta cucina.

La formula a 20€ per il pranzo

Parmigiana di risotto con caviale di melanzane, spuma di burrata e pomodoro San Marzano
Parmigiana di risotto con caviale di melanzane, spuma di burrata e pomodoro San Marzano

A mezzogiorno troviamo un bistrot con piatti della tradizione che cambia praticamente ogni giorno e una piccola carta “una proposta menu molto abbordabile, che esce a 20€. Ci riusciamo perché ottimizziamo molto il lavoro, non buttiamo via niente, utilizziamo il lavoro al 120%”. I piatti del giorno si mescolano con una piccola carta di grandi classici, come gli gnocchi all’ossolana, piatto inventato proprio dal padre di Giorgio e divenuto il più rappresentativo della zona. Così come una serie di proposte più internazionali, “perché abbiamo anche molti clienti svizzeri”, come il risotto con i funghi porcini, ravioli fatti in casa, la tagliatella con la crema di parmigiano, la tartare di manzo, il filetto alla piemontese, lo Chateaubriand servito con la salsa bernese.

Cosa si mangia al ristorante Atelier: la cena, il menu, i prezzi

Lo chef Giorgio Bartolucci nel suo ristorante
Lo chef Giorgio Bartolucci nel suo ristorante

A cena si cambia registro, “la mia filosofia è sempre stata quella di valorizzare i produttori locali. Ma ho viaggiato anche molto e ogni volta metto qualcosa nello zaino che riporto a casa, le tecniche e i prodotti che ho imparato. Tutto marcia rigorosamente espresso, sono piatti molto personali per cui c’è tanto lavoro dietro” spiega lo chef. C’è un menu degustazione (7 piatti a 100€), un menu vegetariano (6 piatti a 95€), “perché abbiamo tanti clienti che ce lo chiedono”, infine una serie di piatti da ordinare alla carta. Riferimenti alla zona se ne trovano, così anche alla Francia ma non mancano incursioni nelle cucine italiane regionali (quella piemontese in particolar modo).

La cucina ossolana in chiave elegante e studiata

Piccola pasticceria al ristorante Atelier
Piccola pasticceria al ristorante Atelier

Per esempio abbiamo la spuma di Mascarpa ossolana, con birra, senape e miele, il risotto con barbabietole, radice di prezzemolo e crudo di Vigezzo, o la cheesecake in stile ossolano con ricotta d’alpeggio, mirtilli e panna fresca, il mezzo pacchero di montagna con aglio orsino, Bettelmatt e funghi porcini, il pollo di Fattoria Cordioli, tartufato sottopelle alla broche con piccoli ortaggi di stagione. Risotti, paste fresche, zuppe, carni, pesci d’acqua dolce, dessert, salumi e formaggi si intersecano in un menu che riporta quell’enciclopedismo delle brigate anche in terra ossolana. Si affianca anche una cantina da 1000 bottiglie circa. E per i prossimi anni potremmo aspettarci ancora cambiamenti: i due figli dello chef hanno infatti l’ambizione di fare lo stesso lavoro del padre. All’Eurossola rimane comunque una storia famigliare.

Una vista del ristorante Atelier a Domodossola
Una vista del ristorante Atelier a Domodossola



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Il menu e la cucina del ristorante Atelier di Domodossola
https://www.cibotoday.it/storie/menu-ristorante-atelier-domodossola-eurossola.html
© CiboToday

Gregory Crewdson. Eveningside Ai Chiostri di San Pietro a Reggio Emilia fino al 17 gennaio 2027

 

Nel lavoro di Gregory Crewdson mi ha sempre colpito la capacità di creare un mondo che è insieme reale e completamente costruito. Le sue fotografie non si limitano a registrare la realtà: la plasmano attraverso la luce, i luoghi, gli oggetti e le figure, restituendola come qualcosa di sospeso, come fotogrammi di film inesistenti. Ho voluto che questa mostra rendesse visibili le relazioni che attraversano il suo lavoro e che emergono soprattutto nella trilogia realizzata tra il 2012 e il 2022: dall’intimità di Cathedral of the Pines, alla dimensione politica di An Eclipse of Moths, fino a quella più sociale di Eveningside. Mi interessava mostrare come gli stessi luoghi, le persone e gli oggetti ritornino nel tempo, cambiando lentamente. Per me una delle grandi forze di Crewdson si trova nella tensione tra una bellezza visiva straordinaria e un senso profondo di inquietudine, solitudine e fragilità. È un universo così coerente e riconoscibile che oggi possiamo davvero parlare di un mondo “crewdsoniano”.

Jean-Charles Vergne , curatore della mostra



É aperta ai Chiostri di San Pietro la mostra dedicata al grande fotografo americano Gregory Crewdson: le sue fotografie esplorano la solitudine, l’alienazione e le fragilità nascoste dietro l’apparente normalità della provincia americana.

Questa settimana iniziano anche gli incontri collegati alla mostra, che andranno ad esplorare proprio queste tematiche. Si parte con i due appuntamenti nell'ambito del ciclo C’era una volta l’America. Alla scoperta del sogno americano che non c’è più a cura di Digital Freaks in collaborazione con Fondazione E35.

Sabato 17 ottobre alle 11 Luciana Grosso presenterà il suo libro I resistenti. L’America che dice no a Trump, in dialogo con Marta Ciccolari Micaldi (La McMusa). 

Martedì 20 ottobre alle 19.30 invece sarà ospite Federico Petroni, che presenterà Fiamme americane. La nuova destra e la crisi d'identità degli Stati Uniti, in dialogo con Karol Katner (La Bilancia Geopolitica).


Sabato 24 ottobre è in programma un workshop di sceneggiatura con Elisa Dondi, che guiderà lə partecipanti nell’ideazione e realizzazione di un soggetto cinematografico.

Elisa Dondi, diplomata al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma dove oggi insegna. ha firmato le sceneggiature dei film Piccolo Corpo e Un anno di scuola di Laura Samani, ed è inoltre autrice di diverse serie televisive, tra cui Lidia Poët, ACAB e Storia della mia famiglia. Dal 2023 è membro della giuria dell’European Film Academy.


Fonte: comunicato stampa Palazzo Magnani

SCUOLA E IMPRESA INSIEME PER FORMARE I PROFESSIONISTI DEL TURISMO DI DOMANI

 


Adria, 7 ottobre 2026 - Formare sul campo i professionisti del turismo di domani e offrire ai giovani un percorso concreto che, dalla scuola, possa condurre direttamente al mondo del lavoro. È questo l’obiettivo della Pagnan Group Academy 2026/2027, presentata oggi agli studenti dell’Istituto Cipriani Colombo di Adria.

Il progetto, nato dalla collaborazione tra Pagnan Group e l’Istituto, rappresenta l’evoluzione dell’esperienza pilota avviata nel 2026 e dedicata alla figura del Welcome Ambassador. Un’esperienza che ha già prodotto risultati concreti: i sette studenti già assunti nel 2026 torneranno in azienda anche nella stagione 2027.

Per il 2026/2027 Pagnan Group ha scelto quindi di ampliare significativamente l’iniziativa, coinvolgendo le principali funzioni operative della propria divisione turismo attraverso tre percorsi formativi: Accoglienza, Food & Beverage Sala e Food & Beverage Cucina.


“Con la Pagnan Group Academy vogliamo costruire un ponte concreto tra scuola e impresa. Non cerchiamo semplicemente collaboratori per una stagione: vogliamo incontrare giovani talenti, formarli, far conoscere loro il nostro mondo e offrire ai più motivati la possibilità di iniziare un percorso professionale e di crescita all’interno del Gruppo. L’esperienza dello scorso anno ci ha dimostrato che questa collaborazione funziona e oggi vogliamo investire ancora di più su questo progetto”, spiega Ilaria Pagnan, Chief Human Resources Officer del Gruppo.


Una formazione costruita sul lavoro reale

La Pagnan Group Academy propone una formazione fortemente orientata alla pratica e alle reali esigenze delle strutture turistiche del Gruppo.

Il percorso Accoglienza accompagnerà gli studenti nelle diverse fasi dell’esperienza dell’ospite, dal booking e Sales & Marketing al Front Office e alla Guest Relation. Il percorso Food & Beverage Sala sarà dedicato a menu, mise en place, tecniche di servizio, relazione con il cliente e gestione degli ordini, mentre quello di Cucina approfondirà le diverse linee di lavoro, dagli antipasti alla pasticceria, insieme alle tecniche e procedure utilizzate nelle strutture del Gruppo. Le lezioni alterneranno formazione ed esercitazioni reali.


Un percorso che può trasformarsi in un lavoro

Il vero elemento distintivo dell’Academy è però il collegamento con il lavoro: per gli studenti del terzo e quarto anno è previsto un PCTO a maggio 2027, con la possibilità di proseguire con un contratto stagionale o uno stage; per gli studenti del quinto anno, l’obiettivo è l’inserimento stagionale al termine degli esami di maturità.


Investire sui giovani per investire nel futuro del turismo

Pagnan Group conta oggi circa 450 collaboratori nelle proprie strutture e ogni anno inserisce numerosi giovani attraverso contratti stagionali. Molti tornano nelle stagioni successive e, nel tempo, possono consolidare il proprio percorso professionale all’interno dell’azienda.

Con la seconda edizione dell’Academy, Pagnan Group punta a raddoppiare o triplicare gli inserimenti ottenuti con il progetto pilota, rafforzando ulteriormente la collaborazione con l’Istituto Cipriani Colombo e investendo nella formazione di nuove professionalità per il settore turistico.


Pagnan Group

Pagnan Group è una realtà imprenditoriale familiare con una storia che ha origine nel 1929 e opera nei settori del turismo, dell’agricoltura e agri-business e dello sviluppo immobiliare.

La divisione turismo comprende Isamar Holiday Village, Barricata Holiday Village, Isaresidence Holiday Resort, Hotel Plaza Venice e Anda Venice Hostel e registra complessivamente circa 970.000 presenze e 10.700 posti letto, accogliendo ospiti provenienti da 180 Paesi, con il 70% della clientela proveniente dai mercati internazionali.


Info: Pagnan Group, www.pagnangroup.com



Ufficio Stampa: Studio Eidos di Sabrina Talarico, tel. 049.8910709, www.studioeidos.it 


Così il turismo dei cammini rianima le aree interne

 

Avvenire

"Sedici anni fa il pellegrino era visto quasi come un alieno. Adesso invece non solo lo conoscono, ma lo cercano, gli offrono il caffè. È una risorsa per la vita della comunità". In mezzo a queste due immagini c’è molto più della fortuna crescente dei cammini. C’è il cambiamento di sguardo di un territorio su sé stesso. "Il pellegrino arriva da fuori, si ferma, passa, ma può aiutare chi vive in un luogo a riscoprire ciò che ha di bello proprio lì dove abita: un paesaggio, un sentiero, un borgo, un prodotto, un mestiere tornano a essere considerati un patrimonio. Così il cammino diventa l’inizio di una nuova economia, un elemento di sviluppo e di rigenerazione, soprattutto per le aree più interne". A parlare è Gianluigi Bettin, responsabile dell’area per il turismo lento e la promozione integrata di Sviluppumbria, l’Agenzia di sviluppo economico della Regione Umbria (che è stata capofila del progetto "Cammini aperti" del ministero del Turismo), da molti anni impegnato nella promozione e la tutela della Via di Francesco. È un processo che Bettin conosce bene e che ha portato come testimonianza a "Eco Sanfra", il festival dedicato alla sostenibilità economica, ambientale e sociale che si è tenuto a Perugia, dal 24 al 27 settembre, e che quest’anno ha messo al centro la "Madre Terra" e il rapporto fra "Umanità, comunità e suolo". Insieme a Cecilia Dall’Oglio del Movimento Laudato Si’, Bettin ha ragionato sul valore e il contributo che i cammini possono dare alla rigenerazione dei territori e alla costruzione di comunità più consapevoli.
"Il cammino - prosegue Bettin - è uno strumento meraviglioso per abitare i territori, incontrare e fare comunità, riconoscerne le fragilità, in un confronto continuo con la concretezza del suolo. Perché camminare ti costringe a stare con i piedi per terra". E nel momento in cui una comunità si apre all’accoglienza, offre servizi e i camminatori arrivano, arriva anche una ricaduta economica, soprattutto là dove l’economia è più fragile. "Il cammino non cambia l’economia di Assisi o delle grandi città che hanno già il loro passo - spiega l’esperto -, ma nelle aree interne sì: qui i ragazzi cresciuti in questi quindici anni di sviluppo del turismo lento diventano guide ambientali escursionistiche, riscoprono i sentieri, aprono attività legate al trasporto bagagli o funzionali a tutta la filiera, dai percorsi in bici a tutto il mondo dell’enogastronomia, dell’artigianato e delle produzioni agricole. È tutta un’economia che si reinventa". Un’economia che nasce dalla rilettura di ciò che già esiste, per scoprire che quel paesaggio che si ha sotto casa vale. Ed è un motivo per praticare la restanza. O stimolare un ritorno. E poi c’è la fatica che contribuisce a cambiare lo sguardo. Lo zaino sulle spalle, la sete, la necessità di fermarsi, di cercare acqua, di chiedere indicazioni riportano all’essenziale e alla bellezza della relazione fra chi arriva e chi resta. "Il pellegrino che attraversa un territorio abitato, ne diventa per qualche giorno parte. E se lui deve in qualche modo affidarsi agli altri, c’è una comunità che deve aprirsi all’altro. Perché non c’è cammino senza accoglienza", dice Bettin mentre mostra il cellulare con tutti i messaggi che i pellegrini lasciano lungo la Via di Francesco, dove si incontrano strutture e fraternità vive di francescani.
Un turismo di nicchia, ma in forte crescita, come dimostrano i numeri dell’ultimo dossier "Italia, Paese di Cammini" di Terre di mezzo: nel 2025 sono stati oltre 300mila i camminatori censiti lungo gli itinerari italiani, il 56% in più rispetto all’anno precedente. La permanenza media è stata di 7,4 giorni, con quasi 2,5 milioni di pernottamenti e una ricaduta economica stimata in 336,4 milioni di euro. Presenze distribuite fuori dalle destinazioni più conosciute, proprio nei luoghi dove servono nuove occasioni di sviluppo. Un antidoto naturale all’overtourism. Uno stile di viaggio entrato nei programmi di molte Regioni ed enti locali, stimolandoli a parlarsi e a fare rete, mentre nascono e si moltiplicano le associazioni di volontari per prendersi cura di un sentiero, le cooperative e imprese sociali che trasformano bisogni e fragilità in servizi. Le esperienze virtuose non mancano ormai lungo gli oltre duecento cammini tracciati in Italia. Bettin cita la Via degli Dei, la Via di Francesco in Emilia-Romagna, dove si sono avviate cooperative di comunità per la gestione di attività o la Magna Via Francigena nella Sicilia più interna, fra Palermo e Agrigento, in comuni come Castronovo dove un gruppo di giovani ha trovato la strada per animare questo pezzo di Isola dove bisogna andarci apposta e non volare altrove. Così i cammini "animano i territori, con un dispositivo capace di rimettere in circolo persone, energie e idee. Non soltanto un viaggio attraverso un territorio, ma un modo per ricucirlo". Per tornare a sentirsi parte della "Madre Terra" al centro di Eco Sanfra, nel solco dell’ecologia di Francesco: non spettatori di un paesaggio da consumare, ma abitanti consapevoli, chiamati a prendersene cura. 

L’intelligenza artificiale nel turismo: "Un importante progetto pilota"

 

Pistoia e la Montagna Pistoiese entrano nel progetto pilota “Toscana AI Ready”, promosso da Anci Toscana e Toscana Promozione Turistica per accompagnare le destinazioni turistiche toscane nell’uso dell’intelligenza artificiale. L’Ambito turistico Pistoia e Montagna Pistoiese è uno dei quattro ambiti selezionati tra le 28 comunità della Toscana. La scelta è arrivata al termine della manifestazione di interesse alla quale ha partecipato il Comune di Pistoia, capofila dell’ambito. Il progetto è rivolto al territorio della Toscana Diffusa. Fanno parte della Toscana Diffusa Marliana, Sambuca di Sambuca Pistoiese, Abetone Cutigliano e San Marcello Piteglio, oltre alle aree montane dei comuni di Montale Pistoia.

"Desidero esprimere un sincero ringraziamento ad Anci Toscana e soddisfazione per questo risultato, che premia il lavoro svolto insieme ai Comuni del territorio – evidenzia il sindaco di Pistoia Giovanni Capecchi –. L’inserimento dell’ Ambito Pistoia e Montagna Pistoiese tra le quattro comunità selezionate conferma il valore del nostro progetto sulla Toscana Diffusa. Il turismo è un motore centrale per la crescita economica e sociale della comunità. Mettere in rete il capoluogo con le eccellenze della Montagna – da Marliana a Sambuca Pistoiese, da Abetone Cutigliano a San Marcello Piteglio, fino ai versanti montani di Montale e Pistoia – ci permette di sviluppare un’offerta di qualità, sostenibile e attiva tutto l’anno. L’obiettivo è valorizzare un’accoglienza diffusa, legata all’identità e all’ambiente, lontana dai flussi di massa. Continueremo a lavorare su questa strada insieme ai Comuni partner e agli operatori del settore".

"Con questa selezione prende concretamente avvio un percorso che riteniamo particolarmente importante per Pistoia e la Montagna Pistoiese – sottolinea l’assessora al Turismo e Strategie di promozione territoriale Olimpia Banci –. E il coinvolgimento delle strutture è uno degli aspetti che considero più significativi. Il progetto non si limita a spiegare che cosa sia l’intelligenza artificiale, ma prevede un percorso molto concreto: analisi della presenza digitale della destinazione, formazione, confronto con gli operatori, supporto per migliorare la visibilità del territorio e, al termine, un assessment con dati misurabili e indicazioni strategiche".

"L’intelligenza artificiale sta cambiando rapidamente il modo in cui le persone scelgono una destinazione e costruiscono un viaggio – prosegue Banci –. Sempre più spesso non ci si limita a digitare parole chiave su un motore di ricerca, ma si chiede direttamente a un assistente AI dove andare, cosa vedere, dove soggiornare, quali esperienze vivere e come organizzare un itinerario. Questo significa che per una destinazione turistica non è più sufficiente essere presenti online, ma è necessario intercettare e gestire questa opportunità. Pistoia e la Montagna Pistoiese hanno un patrimonio molto articolato, fatto di città d’arte, montagna, natura, cultura, enogastronomia, vivaismo ed esperienze che possono essere integrate in proposte turistiche diverse e personalizzate. L’AI può diventare quindi uno strumento non da subire ma da sfruttare per far emergere questa ricchezza.

"L’obiettivo – conclude Banci – non è inseguire una tecnologia per essere al passo con i tempi, ma capire come utilizzarla per rendere più forte e più visibile la nostra destinazione, mettendo nelle condizioni anche le piccole e medie imprese turistiche di affrontare questo cambiamento". Il percorso sarà condotto da Mirko Lalli, esperto di turismo, tecnologia e intelligenza artificiale. Il progetto prende il via oggi per l’ambito Pistoia e Montagna Pistoiese oggi, con il webinar introduttivo “Il progetto Toscana AI Ready”.

La Nazione


Turismo in crescita a Reggio Emilia, oltre 285mila pernottamenti da gennaio ad agosto

 

REGGIO EMILIA – “I dati provvisori della Regione Emilia-Romagna relativi a gennaio-agosto 2026 registrano per Reggio Emilia un ulteriore incremento dei flussi turistici rispetto allo stesso periodo dello scorso anno”, spiega l’assessora a Economia urbana e Sport con delega al Turismo Stefania Bondavalli commentando i dati sul turismo pubblicati dalla Regione Emilia Romagna e presentati nella giornata di venerdì 2 ottobre dall’assessora regionale al Turismo Roberta Frisoni.

“Nel Comune di Reggio – precisa Bondavalli – si contano 138.354 arrivi, +6,17% sul 2025, e 285.256 pernottamenti, +8,36%. Un dato interessante soprattutto perché segue un 2025 che aveva già registrato una crescita molto consistente rispetto al 2024. La serie degli ultimi due anni indica quindi una tendenza positiva, che dovrà essere consolidata nel tempo.

Reggio Emilia mantiene una componente importante di turismo business, alla quale stiamo cercando di affiancare nuove motivazioni di visita e permanenza. In particolare – sottolinea l’assessora – la valorizzazione della filiera agroalimentare ed enogastronomica, gli itinerari legati al territorio, il patrimonio culturale e i grandi eventi, anche sportivi, rappresentano ambiti sui quali continuare a lavorare.

In questa prospettiva si inseriscono anche la riorganizzazione dei servizi turistici, il rafforzamento dell’accoglienza e della promozione e una maggiore integrazione dell’offerta. Il dato riguarda l’intero territorio comunale e interessa naturalmente anche il centro storico, dove si concentra una parte rilevante del patrimonio culturale e dei servizi della città.

Sono numeri positivi che indicano una crescita e ci consegnano un compito: continuare a investire sull’attrattività di Reggio Emilia, perché il margine di sviluppo resta ampio e il lavoro da fare è ancora molto”, conclude Bondavalli.

Stampa Reggiana

Viaggi set-jetting: vacanze da Gilmore Girls a Stars Hollow

 

Dalla cittadina immaginaria di Stars Hollow, nel Connecticut di "Una mamma per amica", alle mete europee, il set-jetting trasforma i luoghi di film e serie in esperienze di viaggio.

Invece di guardare dalla poltrona le repliche della vostra serie TV preferita quest’inverno, che ne dite di entrarci direttamente sul set?

È esattamente ciò che i fan di Gilmore Girls potranno fare grazie alla nuova esperienza "holiday" lanciata da Warner Bros. Studio Tour Hollywood. Dal 12 dicembre 2026 al 3 gennaio 2027 (con l’eccezione del 25 dicembre) i fan potranno lasciare il soggiorno di casa per partecipare all’evento stagionale a tema festivo.

La nuova attrazione accompagna i visitatori attraverso luoghi familiari della cittadina immaginaria di Stars Hollow, nel Connecticut, trasformando gli studi Warner Bros. di Burbank in "la più ampia e coinvolgente esperienza festiva per fan di Gilmore Girls mai realizzata".

I visitatori potranno passeggiare nella casa di Lorelai Gilmore e nel Luke’s Diner, il locale frequentato dall’interesse amoroso, a fasi alterne, della protagonista, Luke Danes. Altri scenari riconoscibili includeranno il Dragonfly Inn e la Miss Patty's School of Ballet.

Le vetrine iconiche della serie ospiteranno anche negozi di souvenir con oggetti da collezione, mentre tra i cibi preferiti dai fan in menu ci saranno il cold brew di Luke, i burger di Jojo, i chilaquiles nachos di Caesar e i pretzel del Gazebo.

Incentrata sulle vite di Lorelai e di sua figlia Rory, Gilmore Girls è andata in onda per la prima volta nel 2000. La serie oggi compare nella lista del New York Times "The 100 Best TV Shows of the 21st Century".

Dove altro si può fare set-jetting?

La decisione di Warner Bros. di ampliare le precedenti proposte "holiday" dedicate a Gilmore Girls si inserisce nel crescente trend del set-jetting. Il termine descrive itinerari di viaggio basati sui luoghi di ripresa di film o serie TV, trasformando le scene sullo schermo in esperienze reali.

Più vicino a casa, le coste cinematografiche e le location iconiche d’Europa fanno da tempo da sfondo a grandi produzioni per il cinema e la TV. Dubrovnik, per esempio, è diventata una meta di richiamo per i fan di Game of Thrones dopo che la città croata ha interpretato Approdo del Re.

A Lavenham, in Inghilterra, gli ospiti possono soggiornare nella "casa d’infanzia" di Harry Potter. Inserita su Airbnb, la Vere House del XV secolo appare in Harry Potter e i Doni della Morte: Parte 1 ed è dotata di quattro camere da letto con bagno privato, un salotto per gli ospiti con camino e un giardino con cortile.

Una delle uscite cinematografiche più importanti di quest’anno è stata The Odyssey di Christopher Nolan. Per i viaggiatori che desiderano pianificare la propria odissea, le location del film spaziano dalla Sardegna e dallo Stretto di Messina, in Italia, a Itaca in Grecia, Troia in Turchia e Gozo, a Malta.

Madrid vanta inoltre una lunga storia come location molto richiesta. Il portfolio della capitale spagnola include scene della popolare serie Netflix La Casa de Papel (Money Heist), di The Cold Light of Day e di Terminator: Dark Fate. Anche il prossimo film di Woody Allen inizierà le riprese questo mese e sarà girato principalmente a Madrid.

Al di fuori dell’Europa, l’adattamento Netflix di "East of Eden" di John Steinbeck è stato girato interamente in Nuova Zelanda, nonostante sia ambientato in destinazioni statunitensi come la Salinas Valley in California, San Francisco, il Connecticut e Washington.

Harbour Street a Oamaru, cittadina dell’Isola del Sud della Nuova Zelanda, è stata una scelta ideale per questa produzione in costume grazie ai suoi edifici in pietra calcarea perfettamente conservati. Nella serie compare anche Dunedin, con i suoi Queen’s Garden e la Railway Station.

euronews

Prato / Dal 22 al 25 ottobre il festival “Tipo” è un’occasione per scoprirla

 

Avvenire

"Io son di Prato, m’accontento d’esser di Prato, e se non fossi nato pratese... non vorrei essere venuto al mondo". Così, nel libro Maledetti Toscani, Curzio Malaparte dichiarava fra le righe l’amore per la sua città. Il geniale e controverso scrittore raccontò a suo modo anche il carattere dei pratesi, con un’espressione annotata su una targa posta sulla facciata della casa dove nacque, nel 1898, in via Magnolfi: "Non vi è sale al mondo che tanto sia attico quanto il sale dei pratesi, non v'è nulla di più euclideo di quel loro misurare il mondo a braccia come la stoffa". Prato è il cuore di uno dei più importanti distretti tessili industriali d'Italia e d'Europa, storicamente legato all'eccellenza della lana cardata, alla tradizione del riciclo e a tutta la filiera della moda. Circa 7 mila aziende compongono un sistema produttivo che ha fatto della trasformazione della materia una vocazione, con una forte presenza della comunità cinese, ormai parte integrante della geografia economica e sociale della città, fra storie di integrazione riuscita e contraddizioni che raccontano la complessità del presente. Nell'immaginario collettivo Prato è soprattutto questo, sebbene sia anche una città d'arte e di storia, a una trentina di chilometri da Firenze, la capitale del Rinascimento che attira a sé gli occhi del mondo e finisce per mettere in secondo piano ciò che le sta intorno. E se fosse allora proprio il tessile a diventare il filo di un nuovo racconto turistico di Prato? Se telai, filati e fabbriche aiutassero a leggere una città che non ci si aspetta? È la scommessa di Epic - Experience Prato Industrial Culture, un progetto europeo guidato dal Comune, che punta a trasformare la cultura industriale in un patrimonio da conoscere e da vivere, mettendo in rete imprese e territorio, storia e nuove tecnologie. Lo si capisce subito entrando al Museo del Tessuto, nei suggestivi spazi dell'ex opificio ottocentesco di Campolmi, dentro le antiche mura. È il punto ideale da cui cominciare. Le collezioni raccontano la storia del tessile dall'antichità alla contemporaneità, attraverso tessuti, abiti, ricami, campionari e manufatti provenienti da epoche e culture diverse. Ma ci sono anche l’importante laboratorio del restauro e la Textile Library, dove il passato incontra la ricerca sui materiali, la sostenibilità, le nuove fibre e le tendenze della moda. Da qui il filo porta lontano. A Francesco Datini, il grande mercante pratese del Trecento, la cui casa e l’archivio restituiscono una città già allora proiettata oltre i propri confini. Le sue lettere di cambio (il prototipo della moderna cambiale) e i suoi libri contabili restituiscono la straordinaria rete commerciale e di relazioni che il mercante costruì fra Prato, Avignone, Firenze, Pisa, Genova, Barcellona e altre città europee. Una lezione sorprendentemente moderna. Il racconto scorre poi sull'acqua. Il Cavalciotto di Santa Lucia, sul Bisenzio, raccoglieva le acque del fiume e le distribuiva attraverso il sistema delle gore, la rete idraulica che per secoli alimentò mulini e opifici. Seguendone il corso si arriva alla Gualchiera di Coiano, antica manifattura dove l'energia dell'acqua muoveva i grandi martelli per la follatura della lana. Le macchine, le pulegge, gli ingranaggi sono ancora lì: un'autentica macchina del tempo che si mantiene viva grazie a un’associazione e dei volontari che promuovono iniziative culturali, mostre, incontri con studenti.

Oggi quella storia guarda al futuro, con esperienze imprenditoriali straordinarie. Come quella di Manteco, della famiglia Mantellassi, fondata nel 1943 a Montemurlo, un’eccellenza assoluta che porta la tradizione della lana rigenerata dentro la ricerca, la sostenibilità e la moda internazionale. Manteco ha da pochi mesi inaugurato anche una Casa-archivio di rara bellezza per raccontare proprio questo passaggio, dalla memoria dell'impresa alla sua proiezione contemporanea e più innovativa. Fra le strade di Prato, c’è poi una realtà piccola, ma altrettanto emblematica del racconto: si chiama Rifò, marchio della moda sostenibile nato nel 2017 dall’intuizione di un giovane pratese, Niccolò Cipriani, ritornato nella propria terra dopo un’esperienza in Vietnam per un programma delle Nazioni Unite: lì vede da vicino gli effetti del fast fashion e della sovrapproduzione dell’industria dell’abbigliamento, e così decide di avviare una start up che punta a recuperare fibre e vecchi indumenti per trasformarli in capi nuovi. Due scale diverse, lo stesso concetto: il futuro è nella circolarità, che a Prato non è una moda, ma una competenza costruita nel tempo.
Il tessile fa parte della vita di tutti i giorni, entra persino nella ristorazione e nella convivialità dei pratesi, come al Victory Cafè, un locale all’interno di una fabbrica costruita durante il boom economico e rimessa a nuovo conservandone tutta l’identità di un tempo: qui si possono gustare le prelibatezze della zona, dai Sedani alla pratese (ripieni di carne e fritti) alla Mortadella Igp fino alla Pesca dolce di Prato; il tutto fra telai, campionari e pezzi unici, come il mosaico tessile a tutta parete della Notte stellata di Van Gogh composto da 189 pezzi realizzati con tecniche, stili e materiali unici da artisti e aziende di tutto il mondo. Il Fabbricone, storico lanificio di fine Ottocento ancora attivo, e le Manifatture Digitali Cinema, dove la tradizione del distretto tessile incontra l’immaginazione delle arti visive, aggiungono altri capitoli a questo particolare viaggio di scoperta della città nel segno del turismo industriale. Un’occasione particolare per andare è dal 22 al 25 ottobre in occasione di Tipo Festival, quest'anno dedicato a "Fabbric'azioni. Cose belle da fare in fabbrica a Prato". Quattro giorni di visite e itinerari, spettacoli e performance, workshop sul riuso e l'economia circolare, attività per famiglie e giovani, esperienze immersive e realtà virtuale. Ed ecco che, muovendosi lungo le strade, i fili e le trame della città, si scopre anche una Prato antica e artistica che sorprende.
Piazza del Duomo è la risposta più evidente a chi pensa che questa sia soltanto una città di capannoni e lanifici. La Cattedrale di Santo Stefano, conserva all’interno uno straordinario ciclo di affreschi di Filippo Lippi, con "Le storie di santo Stefano e san Giovanni Battista" e custodisce la reliquia della Sacra Cintola: una cintura di lana verde, intessuta d'oro, che la tradizione vuole appartenuta alla Vergine Maria e che arrivò a Prato nel Medioevo. In alcune occasioni dell'anno viene esposta ai fedeli: l'8 settembre, festa della Natività di Maria, l'ostensione dal pulpito esterno disegnato da Donatello diventa il cuore di un grande momento cittadino. Ancora una volta è una stoffa a rappresentare l'anima di Prato. E se un’altra tappa imperdibile è il Centro per l'Arte Contemporanea Luigi Pecci, con la sua architettura futuristica e una collezione di oltre mille opere dagli anni Sessanta a oggi, la trama del viaggio continua fuori dal centro, verso Montemurlo, con il Borgo della Rocca e la Pieve di san Giovanni Decollato, le colline e le vigne. Qui la dimensione industriale lascia spazio a quella agricola e vitinicola: alla Tenuta Marchesi Pancrazi, nel contesto di Villa di Bagnolo, costruita nel 1500 dalla famiglia fiorentina dei Principi Strozzi, il Pinot Nero racconta una vocazione enologica originale, mentre più a Sud, verso Carmignano, il vino e l'olio disegnano un altro paesaggio ancora. Un territorio che si può attraversare anche a piedi, seguendo il Cammino di San Jacopo (che collega Pistoia a Lucca, 56 km in due tappe principali), la Via Medicea tra le ville patrimonio Unesco, o la Via della Lana e della Seta, il cammino che da Prato conduce a Bologna (130 km in sei tappe) lungo la Val di Bisenzio. Alla fine, il filo torna al punto di partenza, davanti alla casa di Malaparte e ai pratesi che misuravano "il mondo a braccia come la stoffa". Forse è ancora così. In un intreccio di tessuti e persone, storie e arte. Fra passato e futuro.