Termini Imerese all’ultimo weekend: si scopre il crocifisso miracoloso, poi musica, danza e pilates al castello


Un crocifisso ritrovato nella pietra e una devozione che attraversa i secoli. Solo per l'ultimo weekend a Termini Imerese, dalle 13 alle 15.40, apre la piccola chiesa del Santo Crocifisso de' Pirreri. Un luogo affascinante che prende il nome dal ricordo della vicina cava di pietra, in cui si entrerà durante la visita. Secondo la leggenda, proprio qui fu ritrovato un antico crocifisso, oggi custodito nella parrocchia di San Carlo Borromeo; la chiesetta ne conserva uno della scuola di fra' Umile.
Domenica all'alba, alle 7, gli amanti del pilates si ritroveranno con la maestra Claudia Scrimenti sul panorama immenso di Castello Belvedere: movimento e respiro davanti al mare. Si risale al Castello alle 18, quando Liborio Baldanza al pianoforte accompagnerà la danzatrice Silvia Cirivello in un inedito tramonto in musica. Tra i due appuntamenti, si potranno scoprire le tracce della fortezza e il vicino Teatro Belvedere, con le gradinate a ventaglio affacciate sul golfo.
E ancora: la bottega del carretto siciliano Sperandeo, dove sabato e domenica lo chef Giuseppe Sciurca preparerà i tradizionali pupi di zucchero; al Museo civico Baldassare Romano, i bonsai artistici degli Amici dei Bonsai. Domenica alle 16, da Villa Palmeri, l'architetto Roberto Tedesco guiderà alla scoperta di Termini romana, tra anfiteatro, curia, pani cunzato e la Cammara Picta, fino alle antiche terme e a una simulazione di combattimento tra gladiatori. Senza dimenticare le chiese di Sant'Orsola e San Bartolomeo, il santuario della Consolazione e, sabato e domenica alle 17, l'uscita in barca con aperitivo della Lega Navale.
Qui tutto quello che potrete fare a Termini Imerese
Vi aspettiamo!

Cresce sempre di più il cine-turismo, in Italia vale 600 milioni: quali le mete preferite dai turisti

 



Sono sempre di più i viaggiatori che scelgono la propria destinazione lasciandosi ispirare dalle ambientazioni viste sul grande e piccolo schermo. Per questo motivo, negli ultimi anni, anche in Italia borghi, isole, città d’arte e paesaggi naturali sono diventati mete ambite soprattutto perché sono stati set di film e serie tv.

Si chiama cine-turismo (o screen tourism), ed è un fenomeno che anche nel nostro Paese sta acquisendo sempre più valore.

Quanto vale il cine-turismo in Italia

Secondo Jfc Tourism & Management, il cine-turismo in Italia genera un giro d’affari stimato in:circa 600 milioni di euro all’anno;1,3 milioni di pernottamenti direttamente collegati alle produzioni audiovisive;oltre 11 milioni di visite giornaliere nei luoghi diventati riconoscibili grazie a film e serie televisive.

A livello internazionale, da come è emerso dal report annuale Unpack di Expedia Group, quasi un viaggiatore su cinque nel mondo ha prenotato un viaggio dopo aver visto una destinazione in un film o in una serie televisiva.

Una parte dei turisti organizza soggiorni di più giorni per esplorare le location, mentre altri inseriscono una singola tappa cinematografica in un itinerario già programmato. Entrambe le tipologie di visita possono generare ricavi, anche se con effetti differenti sulla durata della permanenza, sulla spesa media e sulla distribuzione dei benefici tra le attività locali.

Quali sono le mete più popolari

Tra le destinazioni italiane che hanno conquistato visibilità internazionale grazie a film e serie televisive c’è sicuramente Favignana, in Sicilia. L’isola, anche grazie alla popolarità raggiunta con The Odyssey, di Christopher Nolan, ha visto le prenotazioni aumentare molto questa estate. Le prime stime, inoltre, individuano in questo interesse un potenziale economico anche nei prossimi anni.

Un’altra meta particolarmente nota è Taormina, sempre in Sicilia, che ha ottenuto nuova visibilità internazionale grazie alla serie The White Lotus. Il San Domenico Palace e gli scorci panoramici della città hanno contribuito in particolare a rafforzare l’immagine della destinazione presso un pubblico interessato a viaggi di lusso, gastronomia ed esperienze esclusive.

Restando ancora in Sicilia, meritano di essere menzionate anche Scicli e Punta Secca, nel Ragusano, dove il turismo è spinto da anni ormai dal successo de Il commissario Montalbano.

Tra le destinazioni che stanno beneficiando della visibilità televisiva c’è anche la Calabria, con località come Tropea e Isola di Capo Rizzuto coinvolte nelle riprese di Sandokan, mentre Matera è diventata una scenografia riconoscibile dopo aver ospitato produzioni internazionali come No Time to Die, il film della saga di James Bond.

Infine c’è Roma, che da Vacanze romane (con Audrey Hepburn e Gregory Peck) fino agli ultimi lavori internazionali (come To Rome with Love di Woody Allen), continua a esercitare un forte richiamo sugli appassionati che vogliono ritrovare le ambientazioni della pellicola.
In arrivo nuovi contributi pubblici per il cine-turismo

Per sfruttare meglio le opportunità offerte dal cine-turismo, il ministero del Turismo, in collaborazione con Enit, ha promosso il progetto “Che spettacolo l’Italia! What a movie Italia is!”.

L’iniziativa prevede contributi pubblici per realizzare filmati di qualità cinematografica della durata compresa tra cinque e dieci minuti, destinati a essere distribuiti insieme a film per le sale e a serie televisive. Il progetto prevede un finanziamento fino a 400mila euro per i produttori, che si aggiungono agli aiuti già esistenti, con l’obiettivo di trasformare i set cinematografici e televisivi in strumenti di promozione delle destinazioni italiane, attraverso la produzione di contenuti ad hoc.
quifinanza.it

Santa Cecilia apre con un grande Siegfried: Daniel Harding trascina l'orchestra

 

Alla serata iniziale della stagione sinfonica, dopo un incidente acustico iniziale, il direttore britannico ha preso in mano la serata e ha firmato una prova maiuscola, soprattutto negli atti conclusivi. Ottimo il cast e assai convincente l’orchestra, meno la messa in scena

Marco Di Battista – Città del Vaticano

Un fischio improvviso, l'effetto Larsen di una cassa acustica, ha minacciato ieri di incrinare la serata inaugurale della stagione sinfonica dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia. È bastato poco, però, perché Daniel Harding riprendesse in mano la situazione. Il Siegfried di Richard Wagner, andato in scena il 21 ottobre nella Sala Santa Cecilia dell'Auditorium Parco della Musica, ha trovato presto la sua strada, fino a una seconda metà di rara intensità.

Seconda giornata della Tetralogia, proposta a centocinquant'anni dalla prima esecuzione di Bayreuth, il Siegfried è una partitura nata a più riprese. Wagner la sospese nel 1857, dopo il secondo atto, e la riprese solo anni dopo. Dalla vitalità dell'avvio al respiro sinfonico degli atti conclusivi, il lavoro chiede a chi dirige un controllo costante della tensione.

Harding, al suo primo confronto con il titolo, lo ha affrontato con lucidità analitica, facendo emergere con chiarezza la trama dei motivi conduttori senza irrigidirla in un esercizio di dissezione. Nel secondo e nel terzo atto quel rigore si è sciolto in veri slanci emotivi. È l'equilibrio tra intelligenza e abbandono che distingue i grandi interpreti wagneriani.

La grande prova degli interpreti

L'Orchestra dell'Accademia ha seguito il direttore britannico in modo superlativo, con una coesione e una qualità del suono che hanno fatto presto dimenticare l'inciampo iniziale.

Ottimo anche il cast, tutto perfettamente calato nella parte. Il tenore americano Clay Hilley ha dato a Siegfried la freschezza e la resistenza che un ruolo tra i più faticosi del repertorio richiede. Wolfgang Ablinger-Sperrhacke ha disegnato un Mime grottesco e insieme patetico. Michael Volle, già protagonista della Valchiria dello scorso anno, ha offerto un Viandante-Wotan di grande autorevolezza. Con loro hanno completato un quadro omogeneo Elisabet Strid (Brünnhilde), Wolfgang Koch (Alberich), Falk Struckmann (Fafner), Anna Kissjudit (Erda) e Lysa Menu (l'uccello del bosco).

Più di una perplessità suscita invece la regia di Vincent Huguet. Prosegue il percorso attraverso la storia di Roma avviato con La Valchiria, e qui sceglie la Roma del Rinascimento e le suggestioni vaticane. L'idea, sulla carta, è interessante, ma alla prova della scena appare inadeguata a restituire il cuore mitico della saga. Lo si è visto soprattutto nell'attesissima scena del drago del secondo atto. A Siegfried non si oppone la creatura mostruosa nata dalla maledizione dell'Anello, ma Fafner nelle sue sembianze umane e non la sua trasformazione. Eppure, l'episodio poggia proprio su quella metamorfosi, che mostra come la cupidigia degradi e disumanizzi. Rinunciarvi significa privare il racconto di uno dei suoi momenti simbolici più forti, e nemmeno l'evocazione di San Giorgio annunciata dal regista in sede di presentazione basta a compensarlo.

Repliche il 24 e il 27 ottobre. Il progetto sulla Tetralogia proseguirà fino al 2028.

Fonte: Vatican News

Negli ultimi anni lo stato iberico ha registrato un aumento al di sopra della media UE. Il modello Phygital èuna delle chiavi di successo dei negozi di vicinato che attirano una quota crescente di acquirenti giovani


Negli ultimi anni lo stato iberico ha registrato un aumento al di sopra della media UE. Il modello Phygital èuna delle chiavi di successo dei negozi di vicinato che attirano una quota crescente di acquirenti giovani. Chi ha puntato sul binomio esperienza fisica-ecosistema digitale ha visto giusto. Per il retail, questa evoluzione apre nuove sfide e opportunità. Strano, ma vero: la GenZ traina la crescita del commercio al dettaglio in Spagna

La formula che attira i giovani.
3 motivi per cui la Gen Z ama i negozi

Fare acquisti in giro per la città diventa un’occasione per trascorrere del tempo insieme, incontrare gli amici o condividere un momento in famiglia
Socialità, esperienza, gratificazione emotiva. L’acquisto in negozio soddisfa i bisogni primari della GenZ, tendenza che si riscontra anche in altri paesi europei
Nativo digitale-acquirente analogico. Il consumatore è flessibile, non ha preclusioni verso alcuna forma di vendita e premia chi soddisfa le sue aspettative

Relazione con il personale, promozioni, possibilità di toccare il prodotto, qualità, esclusività. Sono queste le principali motivazioni che hanno spinto la GenZ spagnola (17-31 anni) a privilegiare l’acquisto nei negozi fisici. Se questa propensione dei giovani verso il ritorno alla compera nei punti vendita si sta registrando anche in altri stati europei, non v’è dubbio che in Spagna questo fenomeno sia stato dirompente.

Nel 2025 il commercio al dettaglio ha registrato una crescita del 5,7% pari a 1,5% punti percentuali in più rispetto all'anno precedente. Questo dato è ben al di sopra della media UE (2,1%) ed è anche il più alto tra le principali economie europee, come Francia (2,4%), Germania (1,2%), Italia (1%) e Regno Unito (-0,6%). Un dato significativo che emerge dallo studio European Retail 2025-2026 di NIK (NielsenIQ) e GfK (tra i leader mondiali nel market e consumer intelligence).

Un altro indicatore macroeconomico primario per comprendere il comportamento dei consumatori al dettaglio è la quota di consumo privato destinata ai negozi. Ebbene, nel 2025 la Spagna ha registrato un aumento di questa percentuale, raggiungendo il 34,5%, rispetto al 33,9% dell'anno precedente. Si tratta della percentuale più alta tra le principali economie, ad eccezione della Francia, dove il tasso si attesta al 36,8%.

Per la GenZ dettaglio e rete sono un ecosistema integrato

Per la i nativo digitali spagnoli il confine tra online e offline è ormai superato: lo shopping si sviluppa attraverso un ecosistema integrato in cui digitale e punto vendita contribuiscono, con ruoli diversi, alla stessa esperienza. Il digitale resta centrale nelle fasi di scoperta, confronto e interazione, mentre il negozio fisico si conferma un asset strategico quando è in grado di offrire esperienza, relazione e valore aggiunto.

Per il retail, questa evoluzione apre nuove sfide e opportunità. I brand sono chiamati a progettare customer journey sempre più fluidi e coerenti tra i diversi touchpoint, investendo in strategie phygital, format esperienziali, socialità, sostenibilità e trasparenza su prezzi, servizi e posizionamento.

La chiave del successo? Il modello “Phygital”

I clienti cercano l'esclusività: oggetti d’arredo artigianali, borse e accessori fatti a mano, profumi e fragranze di nicchia, candele dal design esclusivo e sostenibili, alimentazione di qualità. Botteghe artigiane e di design, concept store così come negozi che puntano sul cibo gourmet sono in forte espansione in Spagna.

Chi ha puntato sul binomio esperienza fisica-ecosistema digitale ha visto giusto. Instagram è sempre più adoperato come vetrina per attrarre persone nel negozio fisico.


In Italia il 45% dei giovani sceglie di acquistare nei negozi

Dal rapporto “GenZ e consumi” dell’Osservatorio Giovani&Retail 2026 curato da Skuola.net in collaborazione con Noi Distribuzione – iniziativa promossa da Federdistribuzione – la tendenza in atto in Spagna si registra anche in Italia. Il 45% dei giovani intervistati afferma come il proprio canale d’acquisto prevalente resti il negozio fisico, affiancato – nel 32% dei casi – dall’online. Scorrendo il documento si legge che sono tre le ragioni che sostengono questo comportamento. “in primis il prodotto – poterlo provare (53%), l’ampia scelta (43%), prezzi e promozioni (24%), la qualità (24%), articoli esclusivi non disponibili online (9%) –, in seconda battuta la socialità – fare acquisti con le altre persone (14%) la relazione con il personale del punto vendita (14%) –, infine l’aspetto emozionale”.

Del pari, un’analisi condotta da Cámarabilbao (Camera di Commercio) conferma analogo andamento nel territorio iberico. Nel settore del commercio al dettaglio locale i giovani apprezzano soprattutto la prossimità (38%), seguita dalla fiducia (33%) e da un servizio cordiale (33%).


Il successo dei “Bonos Bilbao”

Sulla scia dei consensi conseguiti nel periodo 2020-25 (al punto da andare esauriti in un breve volgere di tempo), il comune di Bilbao ha dato seguito al Programma strategico per il Commercio 2026-2029. L’obiettivo è quello di sostenere la rete dei negozi di prossimità, rivitalizzare e rafforzare il tessuto commerciale della città.

Dei 7 milioni stanziati nella prima edizione, quattro sono stati destinati ai Bonos Bilbao. Si tratta di voucher, i cui fruitori sono residenti e turisti, da spendere nei negozi di vicinato del capoluogo della provincia di Biscaglia. Il sistema si è rilevato una proficua leva finanziaria per immettere liquidità nella casse dei punti vendita.

I voucher hanno un valore di 20 e 40 euro e prevedono un co-finanziamento da parte del Comune. Il cliente paga rispettivamente 10 e 20 euro, la parte restante è coperta dal comune. L’iniziativa è stata replicata anche in altre regioni come l’Aragona e la Galizia.


Il valore aggiunto dei negozi? Esperienza efficace, fluida e personalizzata

Per i piccoli negozi la sfida con i colossi dell’e-commerce non si gioca sul campo dei volumi e del prezzo. A marcare la differenza e accrescere il valore del punto vendita sono una profonda conoscenza della clientela e un’esperienza d’acquisto più efficace, fluida e personalizzata.

In un periodo dominato dagli schermi e dalle connessioni digitali, l’esperienza fisica torna al centro dello shopping. Toccare, provare, annusare, ascoltare e osservare diventano fattori percepiti come essenziali nel rapporto tra consumatore e brand. Il negozio evolve così da semplice luogo di acquisto a piattaforma di storytelling. Uno spazio in cui i brand non si limitano a esporre prodotti, ma raccontano la propria identità, costruiscono relazioni e creano esperienze pensate per essere ricordate e raccontate.
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