A guardarle da terra, quando entrano in porto, le navi da crociera sembrano sempre fuori scala. Troppo grandi per essere solo un mezzo di trasporto, troppo piccole per contenere la libertà che si cerca in vacanza. Eppure a guardare le cose da lì sopra la sproporzione diventa perfetto equilibrio: lo è, almeno, per gli oltre 34 milioni di persone nel mondo che nel 2024 hanno scelto di imbarcarsi. Ma non si tratta di un club esclusivo, circa un terzo dei passeggeri era alla sua prima esperienza. Non un popolo di habitué, ma nuovi ingressi: famiglie, coppie, giovanissimi viaggiatori (qualcuno festeggia perfino al maturità sul ponte!) che fino a poco tempo fa non avevano mai pensato a una vacanza di questo tipo. E i cambiamenti sono anche nel calendario: la crociera è diventata un prodotto per dodici mesi l’anno. Non più l’eccezione estiva, ma un’abitudine che ridisegna tempi di rotte e flussi.
Guardando solo al mercato italiano, i crocieristi sono passati da meno di 200mila all’inizio degli anni Duemila a 1,15 milioni nel 2024, con un aumento del 28% rispetto al periodo pre-Covid. L’età media scende – oggi è intorno ai 42 anni – e la crociera non è più confinata a un pubblico senior (anche se più del 50% sono over 55). Il Mediterraneo resta la destinazione principale, scelta dall’84% degli italiani, ma crescono Nord Europa e Caraibi. Non è solo una questione di domanda ma il risultato di un’industria che negli ultimi quarant’anni ha cambiato pelle più volte, passando dal viaggio d’élite alla vacanza di massa, e ora a una fase nuova, fatta di segmentazione, differenziazione e investimenti colossali.
Oggi il mercato è fortemente concentrato: quattro grandi gruppi – Carnival Corporation, Royal Caribbean Group, Msc Crociere e Norwegian Cruise Line – controllano oltre l’80% della capacità mondiale. Un’oligarchia industriale che consente economie di scala enormi, ma che al tempo stesso spinge a differenziare l’offerta per evitare l’effetto “tutti uguali”. A dimostrazione delle prospettive di crescita del settore, Msc, terzo operatore mondiale, amplierà la propria flotta di 35 navi entro il 2035, rispetto alle 23 attuali, con 12 nuove unità in arrivo nei prossimi dieci anni e investimenti stimati dal mercato intorno ai 13 miliardi di euro. Novità anche sul fronte delle destinazioni: l’Alaska per l’estate del 2026, i Caraibi con nuovi itinerari anche per la stagione estiva, e anche il Mediterraneo con nuove mete come l’isola greca Syros e Marmaris.
Accanto alla scala, cresce però anche la ricerca di esclusività e sostenibilità. È la “nicchia nella nicchia” del lusso crocieristico: a fronte della maggiore accessibilità ad un pubblico maggiore, il desiderio di esclusività ha portato alla nascita di prodotti premium come l’Msc Yacht Club. C’è poi il tema, inevitabile, della sostenibilità. Le crociere restano spesso sotto i riflettori per l’impatto ambientale, ma sono anche un laboratorio tecnologico: nuove alimentazioni, riduzione delle emissioni, gestione dei rifiuti. Msc, ad esempio, rivendica un taglio del 43% delle emissioni dal 2008 e un obiettivo di neutralità climatica al 2050, mentre una quota crescente delle nuove navi ordinate a livello globale sarà alimentata a GNL. E in questa direzione va Ocean Cay Msc Marine Reserve: l’isola, realizzata negli anni ‘70 per estrarre sabbia di aragonite e poi abbandonata, è ora un’area protetta grazie a un investimento da 200 milioni di dollari da parte della compagnia. E, in vista, sembrano esserci nuovi progetti di questo tipo. Se le crociere rappresentano meno del 3% dei flussi turistici globali, generano oltre 168 miliardi di dollari di ricadute economiche nel mondo, 16 dei quali in Italia. Sono, insieme, simbolo di turismo di massa e di iper-specializzazione, di standardizzazione e di ricerca dell’inaspettato. Forse è questo che continua ad attirare nuovi passeggeri: l’idea di una vacanza programmata al millimetro che, proprio per questo, lascia spazio a un’emozione imprevista. Quel momento in cui, dal ponte, la nave smette di sembrare fuori scala e torna a essere, semplicemente, un modo diverso di guardare il mondo.
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