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Abitare l’acqua nel nuovo “Luoghi dell'Infinito”

 

Fiumi, lagune, mari precedono le città e talvolta le mettono in discussione. Costruire qui vuol dire misurarsi con una materia mobile e con un tempo diverso, ciclico e instabile. Case su palafitte, porti, quartieri anfibi raccontano un’architettura che si adatta. Abitarla significa convivere con il mutamento e riconoscere che canali e laghi sono vie di relazione, spazi di scambio. In questa tensione si definisce un equilibrio sottile, dove l’abitare si misura con fragilità e desiderio. È questo il punto di partenza del numero 315 di Luoghi dell’Infinito, in edicola e online in versione digitale da martedì 14 aprile.
Ad aprire lo speciale è Franco La Cecla, che attraversa una geografia di città d’acqua – da Bangkok a Istanbul, da San Pietroburgo a Messina – per mostrare come l’acqua non sia uno sfondo ma un principio che determina topografie, cieli e sogni delle città. Fiumi, canali e mare modellano l’orientamento, l’immaginazione, la vita quotidiana e diventano la chiave per leggere l’identità stessa di Istanbul.
Con Antonio Musarra la navigazione medievale perde ogni immagine romantica. La nave è uno spazio chiuso e precario, fatto di tecnica, gerarchia, adattamento, dove ogni oggetto ha una funzione e ogni errore può costare caro. I registri di bordo restituiscono la concretezza della vita di mare: uomini, viveri, strumenti, norme, differenze sociali. E insieme riti, paure, devozioni minime, imprecazioni e preghiere. La galea riproduce in scala ridotta l’ordine delle città che l’hanno costruita.
Il reportage di Alessandro Gandolfi conduce nel delta del Danubio, tra Romania e Ucraina: la più grande area protetta d’Europa, un dedalo di canali e isole abitato da diecimila persone che vivono, lavorano e si spostano sull’acqua. Ma questo microcosmo deve oggi affrontare più crisi insieme: cambiamento climatico, erosione, diminuzione delle acque, traffico navale, turismo impattante, pesca illegale e guerra. Un territorio fragile, dove l’acqua resta condizione di vita e insieme campo di tensione geopolitica.
Con Alessandro Zaccuri il discorso si sposta nel profondo e attraversa miti, fiabe, letteratura e cinema per inseguire l’immaginario dell’abisso: Gilgamesh, Beowulf, Verne, Godzilla, James Cameron, Atlantide, fino al Leviatàn di Giobbe. Il mare sommerso appare come il luogo dell’insidia, del mostruoso, dell’eroismo e della fantasia tecnologica.
Franco Marzatico torna invece alle palafitte preistoriche dell’arco alpino, patrimonio Unesco dal 2011. Il suo saggio insiste sul valore scientifico di questi siti, dove i sedimenti impregnati d’acqua hanno conservato manufatti organici che permettono di leggere le interrelazioni tra uomo e ambiente, le trasformazioni del paesaggio e i cambiamenti climatici. Ma il contributo serve anche a sfatare molti miti: non esiste un’unica “civiltà delle palafitte”, né le palafitte possono essere spiegate con formule troppo ovvie.
Al centro del numero si colloca un dittico veneziano. Giovanni Montanaro, in Da quando l’acqua alta non c’è più, parte dal silenzio delle sirene per riflettere su Venezia dopo il Mose. La città continua a vivere dentro una condizione di emergenza, tra la minaccia dell’innalzamento dei mari, il peso del turismo e la perdita di residenti. Ma la sua storia, ricorda Montanaro, è quella di una civiltà che non è mai stata ferma. In dialogo con questo sguardo, la scrittrice africana Beata Umubyeyi Mairesse racconta l’esperienza di una scrittrice africana che arriva a Venezia senza avere familiarità con il mare e si misura con l’onnipresenza dell’acqua, con il disorientamento, con l’impossibilità di trovare appigli stabili. La laguna diventa così anche una domanda sulla follia, sull’isolamento, sulle isole dei morti e dei matti.
Lo sguardo si allarga poi ad altre comunità acquatiche. Daniele Bellocchio, costruisce una geografia dell’abitare sull’acqua tra Africa e Asia: Ganvié in Benin, i char del Bangladesh, il lago Tonlé Sap in Cambogia, Giacarta, Makoko a Lagos. In tutti questi casi l’acqua è insieme rifugio, necessità, precarietà, e le vite che vi si organizzano vengono continuamente ridisegnate dal clima e dalla politica. Con Leonardo Servadio il tema si apre al presente e al futuro dell’architettura. Dalla Maldives Floating City ai progetti di Busan, Amsterdam e New York, Galleggiare sul futuro segue le risposte che architetti e governi stanno cercando contro l’innalzamento del mare e l’erosione delle coste. Ma vivere sopra l’acqua, mostra il testo, suscita un interesse che va oltre l’emergenza: riguarda anche il desiderio di una nuova qualità dell’abitare e di una diversa prospettiva sul mondo.
Apre la sezione Arti & Itinerari Riccardo Michelucci con A Oulu, dove il confine è ascolto. La città finlandese vive il suo anno da Capitale europea della cultura con un’idea di sviluppo diffuso che cresce lentamente dentro la vita quotidiana. La cultura, qui, non è una parentesi decorativa ma uno strumento di trasformazione, dentro una riflessione che tiene insieme crisi post-industriale, sostenibilità, clima e attenzione alla cultura sami.
Irene Baldriga firma Bernini e Barberini: la magnifica intesa, a partire dalla mostra di Palazzo Barberini dedicata al rapporto tra Gian Lorenzo Bernini e Urbano VIII. Il saggio ricostruisce una stagione decisiva del barocco romano, mostrando come committenza, visione politica e invenzione artistica si siano intrecciate nel formare un mondo complesso, visionario e violento.
Chiude la sezione Eugenio Raimondi con Fotografie dalla speranza, dedicato alla mostra The Nature of Hope al Museo Diocesano di Cremona, nata in collaborazione con il Festival della Fotografia Etica. Al centro del percorso c’è Jane Goodall, ma anche il contributo delle fotografe che hanno raccolto la sua eredità, in un progetto che tiene insieme ricerca scientifica, fotografia e responsabilità ambientale.

Avvenire

Ad Aquileia c'è il Festival dei Cammini: un intreccio di vie, di culture e di storie

 

Avvenire

Le strade antiche di Aquileia - città che per secoli è stata snodo strategico tra Mediterraneo, Europa centrale e Balcani - tornano a essere via di un racconto condiviso e culturale: dal 17 al 19 aprile, ospiteranno la seconda edizione del Festival dei Cammini. Una manifestazione che, dopo il successo dello scorso anno, trasforma questo straordinario luogo simbolo dell’archeologia e della storia della chiesa in un laboratorio contemporaneo dedicato al turismo e al movimento lento, come esperienza profonda fatta di ascolto, scoperta e connessione con gli altri e con il paesaggio, per tutti, appassionati e famiglie. Un progetto diffuso che attraversa la quotidianità del territorio e la reinterpreta con incontri tra le rovine romane, dialoghi nei giardini, racconti nelle cantine e nelle pasticcerie, esperienze che restituiscono al cammino la sua dimensione più autentica. Confermando il Friuli Venezia Giulia come una delle aree più dinamiche e attente in Italia sui temi del viaggio sostenibile e accessibile.
«Il Festival dei Cammini di Aquileia – sottolinea Roberto Corciulo, presidente della Fondazione Aquileia – rappresenta per noi molto più di un evento: è un progetto culturale che interpreta in chiave contemporanea l’identità profonda di questo territorio, da sempre luogo di incontro, di passaggio e di dialogo tra popoli, culture e tradizioni. Nato lo scorso anno grazie a un progetto finanziato dalla legge 77/2006 per i siti Unesco, il Festival nasce proprio dalla riflessione sul ruolo di crocevia che Aquileia ha avuto nella storia e sulla considerazione che qui si intrecciano otto tra cammini e itinerari culturali europei – il Cammino Celeste, che quest’anno celebra i vent’anni , la Romea Strata, l’Iter Goritiense, la via Flavia, la via Postumia, l’Itinerario dei Santi Cirillo e Metodio, la Rotta dei Fenici – ai quali si affianca per la sua rilevanza nelle connessioni la ciclovia Alpe Adria. Questa seconda edizione mette al centro la persona, il benessere e il tema del welfare culturale. Il cammino intreccia movimento, relazione e scoperta e in un’epoca segnata da ritmi accelerati e da forme di isolamento diffuso, la possibilità di rallentare, di muoversi insieme diventa fondamentale».
Il programma riflette questa impostazione, articolandosi in tre giornate che alternano incontri ed esperienze dirette che spaziano dalle passeggiate archeologiche e naturalistiche, ai bagni di foresta e laboratori esperienziali, alle attività didattiche per bambini, ai workshop e alla proiezione di documentari (tutti gli appuntamenti - gratuiti con prenotazione obbligatoria su Eventbrite - e le info sul sito www.fondazioneaquileia.it). Saranno Lino Zani e Giulia Capocchi di Linea verde Sentieri a inaugurare il festival, venerdì 17 aprile alle 9.30 nella sala conferenze di Palazzo Brunner-Segrè, con i saluti istituzionali e la presentazione della kermesse a cura di Davide Nanna di Cammini d’Italia ed Erica Zanon, responsabile promozione della Fondazione Aquileia. Anna Del Bianco, direttore centrale Cultura e Sport della Regione Friuli Venezia Giulia e Francesca Velani, vicepresidente e Direttrice Cultura e Sviluppo sostenibile di Fondazione PromoPa introdurranno il tema del welfare culturale: una prospettiva sempre più centrale nelle politiche pubbliche, che riconosce alla cultura un ruolo attivo nella promozione del benessere individuale e collettivo. In questo contesto, il Festival dei Cammini si propone come un esempio concreto di come la partecipazione culturale possa generare valore sociale, favorendo l’incontro tra persone e creando spazi di condivisione autentica.
Il dialogo si allarga poi al rapporto tra attività fisica e salute, con gli interventi di Daniele Sonego e Stefano Gobbi, che evidenziano come il cammino rappresenti una pratica semplice ma strategica per la promozione di stili di vita corretti. Non meno centrale è il contributo del Club Alpino Italiano, con Giovanni Duratti e Giovanni Cozzarini, che riportano l’attenzione sulla rete sentieristica come infrastruttura culturale e ambientale: un patrimonio da curare e valorizzare, essenziale per sostenere la crescita del turismo lento. Tra i temi più attuali emerge quello dell’accessibilità, affrontato da Gabriele Favagrossa di Fish, che richiama i principi dell’“universal design” e la necessità di progettare territori inclusivi, in grado di accogliere ogni tipo di viaggiatore. A completare il quadro, gli interventi dedicati all’impatto economico e sociale dei cammini: Miriam Giovanzana presenta i dati aggiornati di un fenomeno in continua espansione, mentre Viola Gaudiano offre uno sguardo specifico sul Friuli Venezia Giulia, evidenziando le ricadute sul territorio. La riflessione finale sulla governance, con Gigi Bettin e Sara Zanni, apre invece il tema della gestione e della valorizzazione coordinata degli itinerari, elemento chiave per il futuro del settore. E ancora il workshop "L’attrezzatura in cammino dalla A alla Z!" a cura di Tom Search.
Accanto alla dimensione teorica, il Festival costruisce un racconto corale fatto di esperienze e testimonianze. Dal pomeriggio di venerdì, gli spazi della città si animano: la domus di Tito Macro diventa luogo di confronto tra i referenti dei principali cammini, offrendo una visione concreta delle possibilità di viaggio tra storia, natura e confini, mentre altri incontri restituiscono la dimensione più personale del camminare. Le storie di chi ha percorso migliaia di chilometri – dalla Via Francigena a viaggi intorno al mondo a piedi – si intrecciano con esperienze più intime ma altrettanto significative, come il Cammino di Santiago, dimostrando come ogni percorso sia prima di tutto un viaggio umano.
Sabato il Festival si apre all’esperienza diretta del territorio. Le passeggiate archeologiche guidate conducono tra le stratificazioni di Aquileia, mettendo in relazione le antiche vie d’acqua con il paesaggio contemporaneo, mentre i bagni di foresta nell’area del porto fluviale introducono una dimensione sensoriale e rigenerativa. Il cammino viene esplorato anche da un punto di vista scientifico, nel seminario che intreccia neuroscienze, psicologia e paesaggio, offrendo una lettura innovativa del rapporto tra mente, corpo e ambiente. Non manca una riflessione sul valore sociale del cammino, con testimonianze che lo raccontano come strumento educativo e di inclusione, capace di offrire nuove opportunità a giovani in condizioni di vulnerabilità. Domenica la chiusura con un cammino condiviso (massimo 100 persone) che attraversa la pianura friulana e collega due itinerari simbolo, il Cammino Celeste e la Via Flavia. Un percorso ad anello tra paesaggi di bonifica, corsi d’acqua e orizzonti lagunari che restituisce in modo concreto l’essenza dell’evento: muoversi insieme, leggere il territorio passo dopo passo, riscoprire il valore della lentezza. 
Parallelamente alle attività principali, il Festival propone una rassegna di docufilm dedicati ai cammini italiani, ospitata nella Domus e Palazzo Episcopale, che accompagna il pubblico in un viaggio visivo attraverso paesaggi, storie e comunità. A completare il programma, le attività di rievocazione storica la domenica mattina nell’area archeologica del fondo Cal offrono uno sguardo immersivo sulla vita antica. Una via che continua a parlare, in uno spazio senza tempo, tracciando nuove occasioni d'incontro.

Gianmarco Mazzi, il manager di musica e tv sbarca al ministero del turismo

 


Sarà per la delicatezza del momento che il turismo sta attraversando a causa di conflitti e caroprezzi, sarà per dare un segnale di stabilità ma la premier Giorgia Meloni ha spinto il piede sull'acceleratore e, dopo una sola settimana di interregno, ha affidato a sorpresa le redini del settore a Gianmarco MazziClasse 1960, veronese, in quota Fratelli d'Italia, Mazzi è molto noto nell'ambiente musicale e televisivo non solo la direzione di ben sei festival di Sanremo ma anche per l'organizzazione come manager di molteplici eventi. Molto impegnato anche per il riconoscimento Unesco delle eccellenze italiane, non ultimo quello della Cucina, come ricorda parlando con l'ANSA , ad esempio, lo chef stellato Massimo Bottura che definisce Mazzi "una forza della natura".
Nel caso di Mazzi non stupisce che nella ridda di congratulazioni e auguri quelli degli operatori della filiera turistica siano quasi superati da quelle del mondo dello spettacolo e di vari vip ed artisti. Entusiasta della nomina ad esempio Al Bano: "Con lui il turismo prenderà la giusta svolta, lo vedo come un grande aereo che prende il volo alla grande" dice ricordando anche il fatto "che Mazzi è il nume tutelare del grande Adriano Celentano".

Proprio il Molleggiato si fa avanti in serata via social: "i tuoi passi lungo il tortuoso cammino della politica saranno senz'altro giusti, perché io ti conosco". In campo anche Andrea Bocelli che spiega come "25 anni di progetti condivisi mi hanno dato modo di conoscerne da vicino la dedizione, il rigore e il senso alto della responsabilità pubblica di Mazzi". Anche Mogol si unisce al coro e ricorda: "Ci siamo conosciuti lavorando, assieme anche a Gianluca Pecchini, alla Nazionale Cantanti, che io avevo fondato. In 45 anni abbiamo raccolto 130 milioni per i bambini ammalati e bisognosi. Abbiamo fatto grandi cose". Antonella Clerici pensa "che sia un uomo integro e farà bene". Simona Ventura torna al Festival della Canzone del 2004, boicottato dalle major discografiche dell'epoca, e ricorda "quando ci hai aiutato a portare a casa il Sanremo Rai più difficile di sempre".Calorosi auguri anche dal ministro della Cultura Alessandro Giuli che promette che rafforzeranno "le sinergie tra ministeri" e da Federculture, AssoConcerti, Fondazioni Liriche. Tornando al settore, Gianluca Caramanna (FdI) ringrazia Santanchè "per aver ridato dignità e centralità industriale a un comparto per troppi anni dimenticato" e dice che "Mazzi è la persona giusta per raccogliere questo testimone". Bernabò Bocca, presidente di Federalberghi, "rinnova l'impegno a sostenerne l'azione, nell'interesse del Paese, rafforzando la centralità di un settore in cui trovano allocazione oltre 4 milioni di posizioni lavorative, il 14,4% del totale economia". Manfred Pinzger, vice presidente di Confcommercio e presidente di Confturismo, si dice certo che "saprà guidare il settore con competenza, responsabilità e ascolto delle istanze imprenditoriali, in una fase di forte complessità". Auguri, congratulazioni, promesse di collaborazione e richieste di mantenere aperto il canale di confronto aperto sotto l'egida di Santanchè anche da parte di Federturismo Confidustria, Assoturismo Confesercenti, Fto, Assoviaggi, Fiavet, Federterme, ConfAlberghi, Aidit. Infine mano tesa e auguri anche dall'Enit con i doppi auguri della presidente Alessandra Priante e dell'amministratice delegata Ivana Jelinic.

ansa

Mete emergenti 2026: dove andare in primavera tra natura e borghi italiani

Introduzione: La primavera 2026 segna il ritorno dei viaggi "slow". Dopo i grandi eventi degli anni passati, i viaggiatori cercano oggi autenticità, aria aperta e mete capaci di unire il relax alla cultura. In questo articolo scopriremo tre destinazioni imperdibili per i prossimi mesi.

1. Il fascino dei Borghi: la riscoperta dell'Emilia

Non è solo una questione di cibo. L'Emilia-Romagna si conferma la regina della primavera. Oltre alle città d'arte, i piccoli borghi della provincia di Reggio Emilia offrono percorsi trekking mozzafiato e una calda accoglienza. È la meta perfetta per chi cerca un mix di storia e natura.

2. Turismo Sostenibile: l'eredità verde

Viaggiare oggi significa rispettare l'ambiente. Molte delle innovazioni che vediamo ora nel turismo ecosostenibile affondano le radici nei concetti di nutrizione e salvaguardia del pianeta. Per chi vuole approfondire come siamo arrivati a questo nuovo modo di viaggiare, è utile fare un salto indietro e guardare ai grandi progetti di sostenibilità (come quelli documentati nel nostro archivio su Expo2015Blog).

3. Sport e Avventura: vacanze attive

Per chi non riesce a stare fermo neanche in vacanza, la primavera 2026 offre un calendario ricchissimo di eventi sportivi all'aperto, dalle maratone nei parchi alle ciclovie storiche. Lo sport è diventato un motore incredibile per il turismo nazionale.

Conclusione: Pianificare ora il viaggio di primavera significa assicurarsi le migliori esperienze a prezzi contenuti. Che sia un weekend fuori porta o una settimana di esplorazione, la parola d'ordine è: curiosità.

Consiglio Extra: Se oltre al viaggio sei un appassionato di sport e vuoi restare aggiornato sulle competizioni che animeranno queste mete, segui le cronache di SportlandNews e, per un focus speciale sul territorio reggiano, non perdere gli aggiornamenti di ReggioEmiliaSport.


 

Iperturismo e patrimonio culturale, l'importanza di educare alla bellezza

Un'immagine della Fontana di Trevi a Roma (ANSA)

Iperturismo e patrimonio culturale, l'importanza di educare alla bellezza

 L'introduzione dal 2 febbraio di biglietti a pagamento in alcuni siti del patrimonio culturale romano, tra cui la Fontana di Trevi, suggerisce una riflessione intorno all'accessibilità e alla conservazione dei monumenti e al fenomeno dell'"overtourism". Temi che richiamano l'importanza del ruolo civico dell'arte, come sottolinea ai nostri microfoni Marco Ramazzotti, docente del corso di Scienze del Turismo Sostenibile alla Sapienza di Roma 

Eugenio Murrali - Città del Vaticano  - Vatican News

 È una storia antica come l'acqua, l'Acqua Vergine per la precisione, che dai tempi dell'imperatore Augusto ha iniziato a sgorgare al centro di Roma e dal Settecento si è trovata a sfociare in uno dei monumenti più noti e amati al mondo. Nel 1731 Papa Clemente XII bandì un concorso e scelse Nicola Salvi per l'edificazione di una magnifica scenografia marmorea che celebrasse quell'elemento necessario all'esistenza. Da allora la Fontana di Trevi accende di vita il cuore della città, annunciandosi ai romani e ai visitatori già nelle vie vicine con il suo scroscio e imponendosi con la sua grandiosità agli occhi di chi arriva. Piranesi, Fellini, Renato Rascel, Totò alcuni tra gli artisti più noti tra coloro che l'hanno, in qualche modo, resa protagonista delle loro opere. Dall'inizio di questo mese, però, per vedere da vicino il celebre catino che raccoglie, con l'iconico lancio della monetina, sogni e speranze dei visitatori, e la promessa di tornare nella Città Eterna, sarà necessario un biglietto, a pagamento per i non residenti.

 Vatican News

Ecco le 7 città da visitare almeno una volta nella vita

Ci sono luoghi che non sono solo punti microscopici su una mappa, ma permettono perfino di conoscersi meglio. Visitarli, infatti, regala esperienze che scolpiscono dentro, tra città teatro di curiose leggende o custodi di segreti millenari che brillano di vitalità contagiosa. Cambiano profondamente e sono in grado di “parlare” anche anni dopo averle raggiunte: insomma non si tratta di destinazioni turistiche, ma angoli di mondo dove imparare l’arte della bellezza, il valore della storia, l’importanza delle energie positive. Ecco sette destinazioni, dove sembra di sfiorare l’anima dell’universo e che vanno visitate nel corso della vita con occhi curiosi e il cuore pronto a innamorarsene.

Parigi, la città dell’eterno incanto

Volare nella capitale francese non è mai banale e scontato e quello che è garantito sono emozioni e suggestioni a ogni angolo. Dalla Tour Eiffel illuminata di notte, al Louvre che custodisce capolavori dell’umanità, fino a Montmartre che profuma di pittura e nostalgia in un contesto fuori dal tempo, la sua atmosfera romantica conquista proprio tutti. Una vacanza da queste parti permette di staccare la spina, anche se sono diversi gli scorci da foto social e ci si può concedere il lusso della lentezza. Da provare sicuramente i suoi bistrot, le passeggiate lungo la Senna e i mercatini con i tanti tesori nascosti.

Roma, due passi nella Capitale

Viaggiare nel tempo e ritrovarsi letteralmente dentro la storia: questo è la Città Eterna. Ogni pietra racconta un impero e ogni piazza è memoria che non si cancella. Basta passare davanti il Colosseo per evocare le gesta dei gladiatori o avvicinarsi al Foro Romano per sentire gli echi delle voci di senatori e imperatori. La maestosità di San Pietro si commenta da sola e se si vuole lanciare uno sguardo al presente ci si può concedere una serata nella modaiola Trastevere, innamorarsi dei tramonti rosso fuoco al Gianicolo o provare a contare le innumerevoli fontane che l’arricchiscono di arte e bellezza. Non solo caos ma anche magia, in una città che non smette di raccontare e di raccontarsi.

New York, emozioni a fior di pelle e cuore che non dorme mai

Ecco le 7 città da visitare almeno una volta nella vita

Chi è in cerca di una proposta frizzante, non può non scegliere New York per un soggiorno. Qui i grattacieli sembrano sfidare il cielo, Times Square è fatta per abbagliare e Central Park regala un momento di quiete dopo ore di traffico. Passeggiando tra i suoi quartieri, si ha l’impressione di attraversare il mondo: da Chinatown a Little Italy, fino ad Harlem e Brooklyn. Ogni angolo ha una storia, un’anima e un ritmo diverso e l’idea è quella di avere qui delle infinite possibilità. A New York, insomma, ogni sogno trova un posto e, il più delle volte, viene anche realizzato

Kyoto, l’anima del Giappone

Chi vi arriva sente che tutto rallenta e che il tempo diventa quasi relativo, tra centinaia di templi, giardini zen disegnati con perfezione meticolosa e porte storiche che conducono verso silenzi millenari. Uno dei periodi più scenografici riguarda la primavera, con la fioritura dei ciliegi, quando la città sembra un quadro colorato. In autunno, invece, le foglie rosse e dorate regalano paesaggi quasi irreali, tra spiritualità, armonia e contemplazione.

Istanbul, in equilibrio tra Oriente e Occidente

Ecco le 7 città da visitare almeno una volta nella vita

Un mosaico di immagini e culture: qui la bellezza si svela durante la preghiera che si alza dalle moschee al tramonto, dal profumo intenso delle spezie nei bazar, nel riflesso dorato del sole sul Bosforo. L’atmosfera è unica in questo crocevia di respiro mondiale, mentre gli occhi si caricano di meraviglia osservando Santa Sofia, la Moschea Blu e il Palazzo Topkapi.

Marrakech, il colore dell’anima

Un caleidoscopio di emozioni, a partire dalla Medina che è un labirinto che avvolge e stordisce. Colori, sapori e suggestioni si intrecciano tra botteghe colme di tappeti, lampade di mosaici scintillanti e mercati dove sembra di fare un salto indietro nel tempo. Colori accesi anche nel blu intenso dei giardini Majorelle e nel verde delle palme locali. Impossibile dimenticare, infine, la piazza Jemaa el-Fna, cuore pulsante della città con i suoi incantatori di serpenti, musicisti e venditori di ogni genere di merce.

Rio de Janeiro – il Brasile che stringe forte in un abbraccio

Ecco le 7 città da visitare almeno una volta nella vita

Vitalità e colori, in una esplosione di gioia. Qui il Cristo Redentore, dall’alto, allarga le braccia su una città che danza a tutte le ore. Non meno belle sono le spiagge di Copacabana e Ipanema simbolo di libertà e natura, ma ci sono anche le favelas che raccontano storie di fatica e speranza, prima di arrivare al mitico Carnevale che trasforma le strade in allegria pura. La gioia a Rio è sempre contagiosa e anche la bellezza del contesto.

Il Messaggero

Turismo, le 10 città più visitate nel 2025

Secondo i dati di Euromonitor International, alcune città continuano a esercitare un’attrazione irresistibile sui turisti internazionali, attirando milioni di visitatori ogni anno. Queste mete non sono scelte a caso: combinano storia, cultura, infrastrutture turistiche moderne e un’offerta ricca di esperienze. Dagli angoli più tradizionali alle attrazioni più iconiche, ogni città della classifica ha qualcosa di unico che la rende speciale e degna di una visita. Le 10 città più visitate del 2025 possono offrirti uno spunto interessante anche per le tue vacanze future, da valutare insieme alle destinazioni più di tendenza per il 2026.

Kuala Lumpur

Apre la top 10 Kuala Lumpur, che ha ha accolto circa 17,3 milioni di visitatori nel 2025, attratti dalla sua energia cosmopolita e dai suoi contrasti affascinanti. La città è famosa per le Petronas Twin Towers, simbolo di modernità e ingegneria avveniristica, ma anche per il KL Tower che offre una vista panoramica mozzafiato sulla metropoli.

Kuala Lumpur è un mix di culture: il quartiere cinese, Little India e le moschee storiche raccontano storie diverse, mentre i mercati notturni e i ristoranti di strada conquistano il palato con una cucina ricca di sapori. I turisti la amano perché riesce a combinare l’innovazione urbana con la tradizione, senza mai perdere il calore dell’accoglienza malese.

Parigi

Nona classificata Parigi, che ha registrato circa 18,3 milioni di turisti nel 2025. La città dell’amore incanta per la sua bellezza senza tempo: dalla Torre Eiffel, icona mondiale, al Louvre, tempio dell’arte, fino alla Cattedrale di Notre-Dame e ai romantici boulevard come gli Champs-Élysées. Ogni quartiere ha una sua anima: il Marais con le sue stradine storiche, Montmartre con la sua atmosfera bohémien e Saint-Germain con i caffè letterari.

I visitatori adorano passeggiare lungo la Senna (dove puoi anche fare il bagno) esplorare boutique eleganti e assaporare la cucina raffinata: Parigi è una città che regala emozioni delicate e intense, perfetta per chi ama immergersi nella cultura e nello stile.

Antalya

Antalya ha visto arrivare quasi 18,6 milioni di turisti, attratti dal mix tra relax e patrimonio storico. Ottava tra le più visitate, la città offre spiagge da sogno come Konyaaltı e Lara, ma anche un centro storico affascinante, Kaleiçi, con stradine lastricate, antiche mura e porticcioli suggestivi. Gli appassionati di storia possono visitare il Museo di Antalya e le rovine vicine di Perge e Aspendos.

Antalya coniuga il sole del Mediterraneo con la scoperta culturale, per questo è perfetta se cerchi vacanze che uniscano comfort, natura e storia millenaria.

La Mecca

La Mecca ha accolto circa 18,7 milioni di visitatori nel 2025, soprattutto pellegrini che compiono l’Hajj o l’Umrah. Il Masjid al-Haram, con la Kaaba al centro, è il fulcro spirituale della città e uno dei luoghi più sacri per i musulmani.

La Mecca affascina per la sua intensità spirituale e la partecipazione a rituali che si tramandano da secoli. Anche se non è una destinazione turistica tradizionale, la città è al settimo posto tra l più visitate perché offre un’esperienza unica: una profondità emotiva e culturale che lascia un’impronta indelebile nei visitatori.

Dubai

Sesta in classifica, Dubai ha visto circa 19,5 milioni di visitatori nel 2025, che si sono fatti conquistare dal lusso sfrenato e dalle meraviglie architettoniche. Dal Burj Khalifa, il grattacielo più alto del mondo, al Burj Al Arab, simbolo dell’eleganza estrema, fino a Palm Jumeirah, isola artificiale iconica, ogni angolo è uno spettacolo.

Dubai piace per lo shopping senza limiti nei centri commerciali come il Dubai Mall, per le esperienze nel deserto e per una vita notturna sorprendente. A risultare vincente è soprattutto il mix di modernità futuristica, cultura araba e possibilità di vivere esperienze straordinarie.

Istanbul

Con la sua storia millenaria e i paesaggi meravigliosi, Istanbul ha accolto circa 19,7 milioni di visitatori nel 2025. La città, quinta tra le più amate dai turisti nel 2025, si estende su due continenti, con monumenti iconici come la Moschea Blu, Santa Sofia e il Palazzo Topkapi. Il Gran Bazaar e il Bazar delle Spezie sono paradisi per chi ama i mercati vibranti e i colori della tradizione.

Istanbul affascina perché mescola culture, religioni e architetture in maniera armoniosa, creando un’esperienza intensa dove ogni quartiere racconta una storia diversa.

Macao

Macao ha attirato circa 20,4 milioni di visitatori nel 2025, posizionandosi un gradino sotto il podio. Conosciuta come la "Las Vegas d’Asia", offre casinò e intrattenimento di lusso, ma anche un centro storico patrimonio dell’UNESCO con edifici portoghesi, chiese e piazze pittoresche. Tra le Rovine di San Paolo e Senado Square, la città mostra la fusione tra tradizione europea e cultura cinese.

Macao ha saputo conquistare il favore dei visitatori grazie a un fascino unico, alla vitalità della vita notturna e alla possibilità di scoprire culture diverse senza allontanarsi troppo dal centro urbano.

Londra

Medaglia di bronzo a Londra, che ha registrato circa 22,7 milioni di visitatori nel 2025. La città combina monumenti iconici come il Big Ben, il Tower Bridge, Buckingham Palace e il British Museum con quartieri moderni e creativi come Shoreditch e Camden Town. I parchi immensi come Hyde Park offrono respiro e relax.

Londra è una destinazione sempre amata perché offre un mix perfetto di storia, arte, cultura pop e dinamismo urbano, capace di sorprendere ad ogni angolo.

Hong Kong

Hong Kong ha accolto circa 23,2 milioni di turisti nel 2025, guadagnandosi così il secondo posto in classifica. La città stupisce per i suoi grattacieli vertiginosi, i mercati affollati come Temple Street Night Market e le isole tranquille raggiungibili in pochi minuti.

Non mancano attrazioni culturali come il Big Buddha sull’isola di Lantau o il Victoria Peak, da cui ammirare panorami spettacolari. Hong Kong è la meta ideale per chi ama il ritmo frenetico ma non vuole rinunciare a paesaggi naturali e a una cucina incredibile che rende ogni giorno di visita un’esperienza completa.

Bangkok

Bangkok guida la classifica con circa 30,3 milioni di turisti nel 2025. La città è un caleidoscopio di sensazioni: dai templi dorati come il Wat Pho e il Wat Arun, ai mercati notturni e allo street food che conquista ogni palato.

La città conserva un fascino tradizionale nei quartieri storici, anche se le amanti dello shopping possono dirigersi verso centri commerciali moderni come il MBK Center. Bangkok piace perché è caotica, viva e intensa, un luogo dove puoi sentirti totalmente immersa nella cultura thailandese, vivendo ogni momento come un’avventura indimenticabile.

Dove Viaggi

Quello delle crociere è un boom che non si ferma

 


A guardarle da terra, quando entrano in porto, le navi da crociera sembrano sempre fuori scala. Troppo grandi per essere solo un mezzo di trasporto, troppo piccole per contenere la libertà che si cerca in vacanza. Eppure a guardare le cose da lì sopra la sproporzione diventa perfetto equilibrio: lo è, almeno, per gli oltre 34 milioni di persone nel mondo che nel 2024 hanno scelto di imbarcarsi. Ma non si tratta di un club esclusivo, circa un terzo dei passeggeri era alla sua prima esperienza. Non un popolo di habitué, ma nuovi ingressi: famiglie, coppie, giovanissimi viaggiatori (qualcuno festeggia perfino al maturità sul ponte!) che fino a poco tempo fa non avevano mai pensato a una vacanza di questo tipo. E i cambiamenti sono anche nel calendario: la crociera è diventata un prodotto per dodici mesi l’anno. Non più l’eccezione estiva, ma un’abitudine che ridisegna tempi di rotte e flussi.
Guardando solo al mercato italiano, i crocieristi sono passati da meno di 200mila all’inizio degli anni Duemila a 1,15 milioni nel 2024, con un aumento del 28% rispetto al periodo pre-Covid. L’età media scende – oggi è intorno ai 42 anni – e la crociera non è più confinata a un pubblico senior (anche se più del 50% sono over 55). Il Mediterraneo resta la destinazione principale, scelta dall’84% degli italiani, ma crescono Nord Europa e Caraibi. Non è solo una questione di domanda ma il risultato di un’industria che negli ultimi quarant’anni ha cambiato pelle più volte, passando dal viaggio d’élite alla vacanza di massa, e ora a una fase nuova, fatta di segmentazione, differenziazione e investimenti colossali.
Oggi il mercato è fortemente concentrato: quattro grandi gruppi – Carnival Corporation, Royal Caribbean Group, Msc Crociere e Norwegian Cruise Line – controllano oltre l’80% della capacità mondiale. Un’oligarchia industriale che consente economie di scala enormi, ma che al tempo stesso spinge a differenziare l’offerta per evitare l’effetto “tutti uguali”. A dimostrazione delle prospettive di crescita del settore, Msc, terzo operatore mondiale, amplierà la propria flotta di 35 navi entro il 2035, rispetto alle 23 attuali, con 12 nuove unità in arrivo nei prossimi dieci anni e investimenti stimati dal mercato intorno ai 13 miliardi di euro. Novità anche sul fronte delle destinazioni: l’Alaska per l’estate del 2026, i Caraibi con nuovi itinerari anche per la stagione estiva, e anche il Mediterraneo con nuove mete come l’isola greca Syros e Marmaris.
Accanto alla scala, cresce però anche la ricerca di esclusività e sostenibilità. È la “nicchia nella nicchia” del lusso crocieristico: a fronte della maggiore accessibilità ad un pubblico maggiore, il desiderio di esclusività ha portato alla nascita di prodotti premium come l’Msc Yacht Club. C’è poi il tema, inevitabile, della sostenibilità. Le crociere restano spesso sotto i riflettori per l’impatto ambientale, ma sono anche un laboratorio tecnologico: nuove alimentazioni, riduzione delle emissioni, gestione dei rifiuti. Msc, ad esempio, rivendica un taglio del 43% delle emissioni dal 2008 e un obiettivo di neutralità climatica al 2050, mentre una quota crescente delle nuove navi ordinate a livello globale sarà alimentata a GNL. E in questa direzione va Ocean Cay Msc Marine Reserve: l’isola, realizzata negli anni ‘70 per estrarre sabbia di aragonite e poi abbandonata, è ora un’area protetta grazie a un investimento da 200 milioni di dollari da parte della compagnia. E, in vista, sembrano esserci nuovi progetti di questo tipo. Se le crociere rappresentano meno del 3% dei flussi turistici globali, generano oltre 168 miliardi di dollari di ricadute economiche nel mondo, 16 dei quali in Italia. Sono, insieme, simbolo di turismo di massa e di iper-specializzazione, di standardizzazione e di ricerca dell’inaspettato. Forse è questo che continua ad attirare nuovi passeggeri: l’idea di una vacanza programmata al millimetro che, proprio per questo, lascia spazio a un’emozione imprevista. Quel momento in cui, dal ponte, la nave smette di sembrare fuori scala e torna a essere, semplicemente, un modo diverso di guardare il mondo.
Avvenire

A Betlemme il ritorno dei pellegrini è una luce di speranza

 

La comunità cristiana locale vive di turismo religioso, che sta cercando di ripartire dopo la pandemia e la guerra a Gaza. La difficoltà di movimento verso Israele e all'interno della stessa Cisgiordania ha aumentato la disoccupazione. Crollo di accessi all'ospedale pediatrico. La responsabile della comunicazione: "La guerra ha colpito tutti"

Michele Raviart - Betlemme - Vatican News

“Betlemme non siamo solo noi. Anche voi ne siete parte”. Lo afferma ai pellegrini portati in Terra Santa dall’Opera Romana Pellegrinaggi, uno degli storici commercianti di souvenir della comunità cristiana della città dove è nato Gesù, ricevendoli insieme ad altri fedeli e ai francescani della Custodia di Terra nel monastero adiacente alla Basilica della Natività. Con la sua bottega dà lavoro a 25 famiglie che producono oggetti artigianali. In un luogo in cui il turismo religioso è la prima fonte di reddito, il crollo degli arrivi a causa della pandemia prima e della guerra a Gaza poi, rischia di minare la stessa sopravvivenza della comunità cristiana di Betlemme, che conta circa il 25% di una popolazione di circa 30 mila abitanti.

Quali sono le città più economiche d’Europa per i viaggi del 2026: la classifica di Time Out

 

Dove fare vacanze low cost nel 2026: 13 mete europee convenienti
Sarajevo, Bosnia ed Erzegovina
Tirana, Albania
Hull, Regno Unito
Miskolc, Ungheria
Zagabria, Croazia
Belgrado, Serbia
Sofia, Bulgaria
Kaunas, Lituania
Cracovia, Polonia
Argo, Grecia
Bucarest, Romania
Graz, Austria
Riga, Lettonia

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Turismo 2026 Viaggi: la vacanza su misura insegue le nostre passioni. Dal fototurismo al soggiorno yoga: si parte sempre di più per seguire le cose che amiamo davvero


La vacanza come rito collettivo, che concentra tutti negli stessi luoghi e negli stessi periodi, ormai non piace più a nessuno: la ricerca di nuovi luoghi e di esperienze autentiche, lontane dalla folla, spinge sempre di più a sfruttare i giorni liberi per inseguire le proprie passioni, come può essere un soggiorno all’insegna dello yoga, o della fotografia, o ancora a caccia di cieli stellati. Il mercato si sta adeguando, facendo proliferare anche gli operatori iper-specializzati, anche se di piccole dimensioni, sorti proprio per rispondere a questo nuovo tipo di richieste, in crescita costante. Vediamo quali sono i principali filoni di questo nuovo genere di turismo, ai quali ispirarci per disegnare una nostra prossima vacanza all’insegna delle nostre aspirazioni e interessi.
L’AVVENTURA – Secondo l’Osservatorio Bit, uno dei grandi filoni emergenti legati a questo genere di vacanza è quella del cosiddetto “Adventure travel”. Sotto questa etichetta si possono raccogliere molte tipologie di vacanza differenti, ma sempre un passo al di là della semplice vacanza open air: si va dal trekking di alto livello, su percorsi di più giorni di rifugio in rifugio o addirittura in totale autonomia, all’alpinismo di alta e altissima quota, dalle esperienze adrenaliniche fino ai più tradizionali Cammini. Chi sceglie un viaggio di questo genere è spesso una persona tecnicamente preparata, in ottima forma fisica, ma anche semplicemente in cerca di nuove sfide e di esperienze autentiche. Sempre più spesso si tratta anche di semplici appassionati che sentono il bisogno di uscire dalla propria zona comfort e vivere un’esperienza autentica. La spinta che rende appetibile un viaggio di questo tipo è, oltre alla specifica passione per un certo tipo di attività, è anche il desiderio di distanziamento sociale, la ricerca di luoghi meno affollati e il bisogno di aria e movimento. Ecco allora la richiesta di viaggi verso l’Asia centrale, in particolare verso il Mangystau, il Kirghizistan, il Tagikistan o la Mongolia; anche l’Africa è molto richiesta, specie se vissuta in tenda e in autosufficienza.

I CAMMINI – In questi ultimi anni riscuotono un interesse crescente anche i Cammini, a cominciare da quello verso Santiago, con la conseguente apertura di nuovi percorsi: la motivazione religiosa, a volte, è diventata secondaria rispetto alle motivazioni di chi affronta l’esperienza come un viaggio soprattutto interiore, come scoperta di sé, o come ritorno alla natura e come distacco dalla routine quotidiana. In questo campo sono innumerevoli anche le proposte in territorio italiano, dalla via Francigena alla strada Romea, al Sentiero della Pace, al Grande Anello dei Borghi Ascolani, senza dimenticare ii Cammini di San Pietro Eremita, di Francesco, degli Etruschi.

IL CICLOTURISMO – È uno dei grandi trend in ascesa negli ultimi anni. Qui, il viaggio, la pianificazione e l’organizzazione dei percorsi, la scoperta dei luoghi, le bellezze storico-artistiche delle città e la varietà del paesaggio vanno di pari passo al senso di libertà, di contatto con la natura e di autosufficienza legati al mezzo. Anche in questo caso esistono operatori specializzati che offrono esperienze individuali o di gruppo, anche con guide esperte, noleggio delle bici, assistenza in caso di guasti e trasporto bagagli, per permettere di pedalare nella massima libertà.

LA VELA - La barca a vela è il mezzo che più risponde al desiderio di natura e di contatto diretto con il mare, che non trova uguali in altro tipo di vacanza. Si può scegliere di noleggiare dopo aver coinvolto un gruppo di amici, oppure unirsi a un gruppo che si forma al momento del viaggio, approfittare della competenza di uno skipper professionista o coniugare la barca a vela a un'altra passione, ad esempio le immersioni subacquee, nel Mediterraneo o in mari lontani.

I VIAGGI GASTRONOMICI – La gastronomia è uno dei motori del turismo, capace di influenzare profondamente la scelta di una destinazione. Non si tratta però solo di indirizzare le proprie preferenze verso un Paese in cui si mangia bene, o di includere un’esperienza gastronomica all’interno di un itinerario, ma di farne lo scopo del viaggio: in questo caso si possono costruire interi percorsi per comprendere i gusti e le tradizioni di un territorio, ad esempio visitando stabilimenti di produzione di formaggi, o assistendo a un’asta del pesce in un villaggio costiero per accostarsi al linguaggio e alla tradizione locali, oppure partecipando a cooking class e degustazioni enologiche.

VACANZA IN UN CLIC – Anche la fotografia può diventare protagonista di una vacanza, magari unendo al viaggio un’esperienza di formazione, con un corso ad hoc o con itinerari studiati appositamente da un fotografo professionista che ha già verificato tutte le possibilità di luce, le condizioni del clima, il tipo di attrezzatura necessaria.

TURISMO DI SCOPO - In ogni caso è la passione personale a guidare i viaggiatori in una vacanza che unisca l'esplorazione di una destinazione alla pratica di una passione personale: Appartengono a questa di vacanza tutti quei viaggi che si pongono un obiettivo oltre alla semplice visita. Può trattarsi di un soggiorno da dedicare allo yoga, da praticare nella natura, o in riva al mare o in luoghi particolarmente spirituali; oppure la visita a osservatori astronomici, per ammirare i cieli stellati in condizioni ottimali, lontani da fonti di inquinamento luminoso. Oppure, chi ama la cultura può scegliere di visitare i siti culturali accompagnati da guide esperte e appositamente formate in storia e storia dell’arte, o dedicarsi a migliorare la propria conoscenza di una lingua straniera; oppure ancora si può costruire un itinerario da percorrere in motocicletta o a cavallo. O ancora si può scegliere di dedicare il proprio tempo libero a un progetto di impegno sociale, o umanitario, o ambientale, come ad esempio aderire a una delle iniziative del WWF o altri enti simili e partecipare ai programmi di tutela della deposizione delle uova delle tartarughe in vari luoghi del Mediterraneo, alla piantumazione di alberi nei boschi. Insomma, la passione di ciascuno può diventare protagonista di una vacanza memorabile.

tgcom24

Non solo Zalone, non solo la Galizia: tutti i Cammini (italiani) di Santiago

 Il film appena uscito con il comico, già record di incassi, riporta all’attenzione del grande pubblico il percorso galiziano e il suo significato per migliaia di pellegrini. Ma ci sono tanti modi per mettersi sulle orme di san Giacomo: 85 in Europa, 5 in Italia. Li abbiamo scoperti così

«E se partissi anch’io?». A volte basta un film o un libro a fare scattare la molla. È assai probabile che il ritorno cinematografico di Checco Zalone, sulle strade del Buen Camino per Santiago de Compostela (al cinema da Natale), scherzando scherzando, metterà migliaia di italiani davanti a quella domanda e li spingerà a compiere il primo passo in un percorso che, a detta di chi lo ha fatto, «ti cambia la vita». A Santiago de Compostela, nella Galizia, in Spagna, si va dall’anno 813, quando si scoprì la tomba dell’apostolo Giacomo. Da allora ha accolto generazioni di pellegrini da ogni angolo d’Europa e poi del mondo, attraverso una rete di vie che lì convergono e approdano. Fra «polvere, fango, sole e pioggia». Il parroco di Hormilleja, Eugenio Garibay Baños, con una scritta su un muro, lungo il Cammino Francese, pone a chi passa da lì due interrogativi di senso, semplici e sfidanti: «Pellegrino, chi ti chiama? Quale forza segreta ti attrae?». Il Cammino di Santiago è un fenomeno ormai globale: dai 1.245 pellegrini del 1985 si è arrivati a sfiorare il mezzo milione di arrivi annui. La previsione per il 2025 è che si superino le 500mila presenze. Oltre 120mila gli italiani negli ultimi cinque anni, terza nazionalità in cammino, dopo spagnoli e, pensate un po’, statunitensi. Ad accendere la scintilla nel popolo d’Oltreoceano, fu, nel 2010, proprio un film, di tutt’altro tono rispetto a quello di Zalone, The Way, di Emilio Estevez con Martin Sheen, portatore di un potente messaggio: «La vita non si sceglie, si vive». Tanti libri e guide, documentari e diari hanno raccontato questo cammino di fede, aprendo la strada a nuove motivazioni, anche più laiche, sul senso del mettersi in marcia e andare alla scoperta di sé. I cammini sono diventati non più una stranezza o al contrario una moda, ma uno stile di viaggio autentico.

Così, se Checco Zalone con la sua ironica irriverenza, porta sul grande schermo i sentieri del Cammino Francese per raccontare di un complicato rapporto padre-figlia, da qualche settimana è in libreria per Terre di Mezzo un significativo volume sui Cammini di Santiago, che può considerarsi l’atlante completo con tutti gli itinerari (collana Percorsi, pagine 264, euro 24,90), scritto a quattro mani da Miriam Giovanzana (giornalista, fra i fondatori della casa editrice, il Cammino di Santiago lo ha percorso per la prima volta nel 1999, pubblicando una guida che da 25 anni accompagna i camminatori italiani) e Sara Zanni (archeologa e guida ambientale, fra i massimi esperti di cammini giacobei e italiani, consigliere per il settore del ministro del Turismo). Cammini, al plurale. Perché la meta è una, Santiago, ma le vie per arrivare sono tante, e non è detto che per incontrare san Giacomo bisogna giungere in Galizia. Il Cammino Francese è la via storicamente più battuta, il cammino per eccellenza, a cui si ricongiungono tutti gli altri percorsi: dalla Spagna al Portogallo, dalla Francia all’Italia, fino alle vie meno conosciute che attraversano ogni altra parte d’Europa (persino a Malta e alle isole Canarie). La guida fotografa 85 cammini, per 25mila chilometri, in 16 Paesi, mille tappe, 225 immagini. In questo viaggio, l’Italia, cuore della cristianità, non può mancare. Anche l’Italia, infatti, ha i suoi cammini di Santiago, che raccontano una geografia intima, spesso sorprendente, di un legame profondo con l’apostolo Giacomo. Lo testimoniano le tante chiese, ovunque, che gli sono state dedicate e gli itinerari che ancora oggi ospitano chi, anche solo idealmente vuole raggiungere la sua tomba. Percorriamoli allora questi cammini giacobei italiani come “altra meta” di un itinerario ben più grande e lontano.
Cominciamo dalla Via Postumia: si parte dall’Adriatico, da Aquileia, e attraversa il Nord fino a Genova, sul Tirreno. Un percorso antico, recuperato solo nel 2018, che si snoda per 940 km in 41 tappe, fra la pianura Padana, città storiche e “ideali” come Palmanova e Sabbioneta. I tragitti più impegnativi sono sui Colli Berici e quelli appenninici. È tutta sul mare, invece, la Via della Costa Ligure (320 km in 12 tappe): qui San Giacomo arriva dal Mediterraneo, come i naviganti. Riscoperto solo di recente, questo itinerario di salite e discese, con scogliere a picco sul mare, attraversa la meraviglia delle Cinque Terre e borghi indimenticabili come Taggia, Cervo, Finalborgo, Celle Ligure, Moneglia e altri: una lunghissima creuza che, una scala dopo l’altra, porta dal Levante al Ponente ligure. Anche in Toscana c’è un percorso giacobeo molto sentito: il Cammino di San Jacopo (170 km in sei tappe). Con un centro ben preciso: Pistoia, che qualcuno chiama la “Piccola Santiago”. Qui - come scrivono Giovanzana e Zanni fra le schede del dettagliato volume - «la devozione per l’Apostolo in città era molto forte già nel IX secolo, quando i pistoiesi gli chiesero la protezione da un attacco dei saraceni». Nel Duomo, viene custodita una reliquia oggetto di grande devozione che arriva proprio da Santiago. Il cammino parte da Firenze, e dopo avere attraversato, oltre a Pistoia, anche Prato, Pescia, Lucca (da non perdere il magnifico Volto Santo) e Pisa (qui si segnala una splendida basilica romanica nella frazione di San Piero a Grado), arriva a Livorno.
Dalla Penisola alle isole. C’è un Cammino di San Giacomo in Sicilia. Sulle orme dell’Apostolo, si attraversa una terra che è stata greca, romana, araba, normanna, bizantina, spagnola... In sei giorni si può percorrere una via di 130 km nella “Sicilia di mezzo”, che unisce le due città in cui è forte la devozione per san Giacomo: Caltagirone, città della ceramica (e di don Luigi Sturzo) e Capizzi, nel Parco dei Nebrodi. Fra le tappe, Nicosia e Piazza Armerina, con la cattedrale, il castello aragonese e i mosaici Unesco della Villa romana del Casale. E c’è un cammino di Santiago anche nell’altra isola, la Sardegna. Santu Jacu, si chiama, in sardo. Un itinerario gigantesco di 1.600 chilometri in 61 tappe, in tutte le sue possibili varianti (il pezzo più battuto è quello fra Cagliari e Porto Torres, 450 chilometri) che, mettendo in rete i luoghi della devozione a san Giacomo, percorre la regione da Nord a Sud, da Est a Ovest, inserendosi sulla direttrice che unisce idealmente la meta della Galizia alla Terra Santa. Un itinerario che tocca, fra gli altri, i comuni di Mandas, Ittireddu, Borutta e Orosei, e fa parte dei percorsi di “Noi camminiamo in Sardegna”, la manifestazione promossa dall’Assessorato regionale del Turismo, Artigianato e Commercio per valorizzare un turismo lento da vivere tutto l’anno. Qui san Giacomo è un cavaliere, protettore dai temporali insieme a santa Barbara (nella tradizione sarda i tuoni partono dagli zoccoli del suo cavallo bianco). È un san Giacomo potente, quasi pagano, arrivato con gli spagnoli e radicato a fondo, fra chiese, confraternite e culto popolare.

Con Sara Zanni percorriamo un pezzo del Cammino di Santu Jacu, mentre ci addentriamo fra le necropoli (patrimonio Unesco) di Sant’Andrea Priu, con le sue Domus de Janas (le case delle fate) nell’area di Bonorva. «Questi cammini ci dicono che non si deve per forza andare a Santiago. Si può essere pellegrini a partire da casa tua», dice Zanni. Perché c’è una meta, «ma prima di tutto c’è una partenza». La sua prima partenza è stata nel 2006, a 22 anni, con la madre, che aveva deciso di percorrere il Cammino di Santiago per un voto. «“Ma sei matta?”, fu la mia prima risposta. Poi partimmo. Senza attrezzatura e preparazione, sbagliando tutto. Eppure, arrivammo alla meta. E quel cammino mi ha cambiata per sempre, sì». Da allora Sara non si è più fermata. Il percorso di studi, la vita, tutto è diventato un cammino. Nel 2014 è partita con uno zaino da casa sua a Milano e ha raggiunto Santiago e Finisterre a piedi. Con più di 10mila chilometri percorsi in Europa e Medio Oriente, camminare è «casa». «Ultreia et Suseia», è il saluto fra i pellegrini che si incrociano sul Cammino di Santiago: sempre più avanti, sempre più in alto. Un saluto che vale in tutto questo grande percorso “diffuso”. Da affrontare, ovunque. Da cominciare oggi. Anche in Italia. Perché hai visto un film. Perché hai aperto un libro. O per altre mille ragioni. Rispondendo con i piedi a quella chiamata del cuore: «E se partissi anch’io?».
Avvenire 

Viaggiare nel 2026 promette di essere ancora più speciale per chi cerca esperienze autentiche, destinazioni fuori dai percorsi più battuti e luoghi che uniscono cultura, natura e innovazione



La BBC ha selezionato 20 destinazioni internazionali che meritano di entrare nella lista dei viaggi, sia per le recenti trasformazioni, per eventi importanti, per la sostenibilità o semplicemente perché offrono qualcosa di davvero indimenticabile.

Dai deserti millenari alle isole paradisiache, passando per città storiche e regioni poco esplorate, questa lista riunisce alcuni dei luoghi più affascinanti del mondo da visitare nel 2026.

1. Abu Dhabi, Emirati Arabi Uniti

Abu Dhabi va ben oltre il lusso. Nel 2026, la destinazione si consolida come polo culturale globale, combinando architettura monumentale, come la Moschea Sheikh Zayed, musei di livello mondiale ed esperienze uniche nel deserto. La città investe inoltre fortemente nel turismo sostenibile, in resort sofisticati e in attrazioni per famiglie, diventando un’alternativa più tranquilla e culturalmente ricca rispetto a Dubai.

2. Algeria

Poco esplorata dal turismo internazionale, l’Algeria emerge come una delle destinazioni più intriganti del 2026. Il paese ospita alcune delle rovine romane meglio conservate al mondo, città storiche e vaste estensioni del Sahara. Viaggiare in Algeria significa immergersi in un’Africa autentica, con paesaggi spettacolari, storia millenaria e una sorprendente ospitalità.
3. Valle di Colchagua, Cile

Conosciuta per i suoi vini pluripremiati, la Valle di Colchagua si trasforma in una destinazione completa per chi ama la gastronomia, la natura e le esperienze sensoriali. Oltre alle cantine, la regione offre hotel boutique, voli in mongolfiera, passeggiate a cavallo tra i vigneti e una scena gastronomica che valorizza ingredienti locali e tecniche contemporanee.

4. Isole Cook

Le Isole Cook rappresentano il sogno del paradiso incontaminato. Situate nel Pacifico meridionale, combinano lagune turchesi, spiagge di sabbia bianca e una vibrante cultura polinesiana. Nel 2026, l’arcipelago si distingue per il turismo consapevole, con un forte focus sulla tutela ambientale, esperienze culturali autentiche e un ritmo di viaggio perfetto per chi cerca relax e connessione con la natura.

5. Costa Rica

La Costa Rica rimane un punto di riferimento mondiale per l’ecoturismo. Foreste tropicali, vulcani attivi, spiagge selvagge e una biodiversità impressionante rendono il paese una destinazione ideale per avventurieri e amanti della natura. Nel 2026, il paese amplia le sue iniziative sostenibili, offrendo esperienze che uniscono comfort, consapevolezza ambientale e contatto diretto con l’ambiente naturale.

6. Isole Ebridi, Scozia

Le Isole Ebridi offrono una Scozia selvaggia e poetica. Con paesaggi drammatici, spiagge deserte, scogliere imponenti e villaggi storici, l’arcipelago è ideale per chi cerca silenzio, natura e autenticità. Nel 2026, la regione attira viaggiatori interessati al turismo lento, all’escursionismo, all’osservazione della fauna selvatica e alle tradizioni celtiche preservate.

7. Ishikawa, Giappone

Ishikawa è un ritratto del Giappone tradizionale. La regione ospita giardini impeccabili, quartieri di geishe ben conservati, artigianato secolare e una cucina raffinata basata su ingredienti locali. Lontano dal ritmo frenetico di Tokyo, Ishikawa offre un’esperienza culturale profonda, ideale per chi desidera comprendere il Giappone oltre i grandi centri urbani.

8. Isole Komodo, Indonesia

Dimora dei famosi draghi di Komodo, questo arcipelago indonesiano colpisce per la sua vita marina, le barriere coralline e i paesaggi quasi incontaminati. Nel 2026, la destinazione si afferma come riferimento per il turismo responsabile, con accessi controllati e un forte impegno nella tutela ambientale, senza perdere il suo fascino avventuroso ed esclusivo.

9. Loreto, Messico

Loreto è un tesoro nascosto nella penisola della Baja California. Circondata da parchi nazionali e dal Mare di Cortez, la regione è ideale per immersioni, avvistamento delle balene, escursioni e contatto con la natura. Allo stesso tempo, conserva un fascino coloniale e un ritmo tranquillo, perfetto per chi vuole evitare le destinazioni messicane più turistiche.

10. Montenegro

Con una delle coste più belle d’Europa, il Montenegro combina città medievali, spiagge dalle acque cristalline e montagne spettacolari. Destinazioni come Kotor e Budva offrono storia, architettura e un’atmosfera romantica, mentre l’entroterra sorprende con parchi naturali ed esperienze all’aria aperta.

11. Costa dell’Oregon, Stati Uniti

La Costa dell’Oregon è famosa per i suoi paesaggi cinematografici, scogliere drammatiche, fari storici e spiagge selvagge. Nel 2026, la destinazione si distingue come un’alternativa meno scontata per chi cerca road trip, contatto con la natura e piccole città piene di personalità.

12. Oulu, Finlandia

Scelta come Capitale Europea della Cultura nel 2026, Oulu promette un calendario intenso di eventi culturali, arte, musica e innovazione. Situata vicino al Circolo Polare Artico, la città offre anche esperienze uniche come l’aurora boreale, le saune tradizionali e il contatto con la natura nordica.

13. Filadelfia, Stati Uniti

Filadelfia si distingue nel 2026 grazie alle celebrazioni storiche e alla rivitalizzazione culturale. La città combina patrimonio storico, musei rinomati, una scena gastronomica in crescita e quartieri creativi, rendendola un’ottima opzione per chi cerca una cultura urbana profonda.

14. Phnom Penh, Cambogia

La capitale della Cambogia vive un momento di trasformazione. Phnom Penh unisce templi storici, eredità coloniale francese e una vivace scena contemporanea. Nel 2026, la città si presenta come porta d’accesso per comprendere la storia del paese, la sua resilienza culturale e la sua energia giovane.

15. Guimarães, Portogallo

Conosciuta come la culla del Portogallo, Guimarães incanta con il suo centro storico ben conservato, castelli, piazze affascinanti e una forte identità culturale. La destinazione è ideale per chi cerca storia, autentica gastronomia portoghese e un ritmo di viaggio più tranquillo, lontano dalle folle.

16. Samburu, Kenya

Samburu offre un’esperienza di safari più esclusiva e meno esplorata rispetto ad altre regioni del Kenya. La destinazione si distingue per la diversità della fauna, i paesaggi aridi spettacolari e il contatto con le comunità locali, offrendo un’autentica esperienza dell’Africa selvaggia.

17. Santo Domingo, Repubblica Dominicana

Molto più delle spiagge, Santo Domingo è una delle città più antiche delle Americhe. Il suo centro storico, dichiarato Patrimonio Mondiale, rivela strade acciottolate, fortezze e una ricca eredità culturale. Nel 2026, la destinazione attira viaggiatori in cerca di storia, cultura e facile accesso a spiagge paradisiache.

18. Valle di Slocan, Canada

La Valle di Slocan è un rifugio naturale in Canada, circondato da montagne, laghi cristallini e fitte foreste. Ideale per chi ama le attività all’aria aperta come escursioni, kayak e ciclismo, la destinazione è perfetta anche per viaggi dedicati al benessere e alla riconnessione con la natura.

19. Uluru, Australia

Uluru è uno dei simboli più potenti dell’Australia. L’imponente formazione rocciosa nel cuore del paese offre profonde esperienze culturali legate alle tradizioni aborigene, oltre a paesaggi mozzafiato all’alba e al tramonto. Nel 2026, la destinazione si distingue per un turismo rispettoso ed educativo.

20. Uruguay

Affascinante e sofisticato, l’Uruguay conquista con le sue città storiche, spiagge tranquille, vini pluripremiati e una gastronomia di alto livello. Montevideo, Punta del Este e Colonia del Sacramento offrono esperienze diverse, rendendo il paese perfetto per viaggi versatili ed eleganti.

Perché viaggiare nel 2026?

Le destinazioni selezionate riflettono un nuovo modo di viaggiare: più consapevole, più profondo e meno scontato. Nel 2026, la tendenza è esplorare luoghi che offrono esperienze autentiche, connessione culturale e rispetto per l’ambiente, senza rinunciare al comfort e alla bellezza.

Fonte: BBC. Questo contenuto è stato creato con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e revisionato dal team editoriale.


Il Mar Morto si risveglia: cosa significa questo per il mondo?

Il Mar Morto è uno dei bacini d'acqua più salati al mondo, dove ben poco, se non nulla, può sopravvivere. O almeno, così pensavano gli scienziati. La recente scoperta di pesci e altre forme di vita marina che nuotano nelle sue doline ha lasciato i ricercatori perplessi. Alcuni vedono questo evento come il segno di una profezia biblica annunciata da Ezechiele nell'Antico Testamento. Ma questa sorprendente scoperta dimostra davvero che uno dei laghi più antichi del pianeta può sostenere la vita, o è un inquietante presagio della fine dei tempi?
Stars Insider

Toscana: la ricetta del panforte, il dolce delle feste


 

rofumi, gesti antichi, ricette simili a rituali: è il Natale in Toscana, terra di grandi tradizioni gastronomiche, esaltate da Toscana Promozione Turistica nel mese in cui la Cucina italiana è divenuta Patrimonio culturale immateriale dell’Umanità Unesco.

Attraversa epoche e territori questo viaggio natalizio in cinque ricette-manifesto, note e meno note, abbinate a nettari particolari. Partiamo da ricciarelli Igp: morbidi, mandorlati, avvolti da una spolverata di zucchero a velo, sono il simbolo del Natale senese. La leggenda li collega ai cavalieri crociati, custodi di spezie e suggestioni d’Oriente. Una vera delizia alcolica da abbinare è l’Aleatico Passito dell’Elba docg, aromatico, con note intense di rosa, frutti rossi canditi e spezie leggere.

Passiamo ai cavallucci: dolci antichi, speziati, energetici, già noti ai tempi di Lorenzo il Magnifico. Il loro nome pare essere legato all’abitudine dei viaggiatori a cavallo di consumarli nelle osterie di campagna. L’abbinamento ideale è un vino liquoroso come il Moscadello di Montalcino.

Immancabili le copate senesi. Croccanti di miele, noci e anice racchiusi tra sottili ostie, le copate – dall’arabo qubbiat, “mandorlato” – sono raffinate, rare, aristocratiche e poco conosciute. Pare venissero preparate per nobili e papi. Un dolce di origine antichissima, dalla particolare forma rotonda e sottile, legato alle pasticcerie più eleganti di Siena. L’abbinamento più armonioso è la Vernaccia di San Gimignano passita.

Sono colorati e profumati di agrumi e vaniglia i befanini, biscotti dell’Epifania amatissimi in Lucchesia, Versilia e Mugello, perfetti con un tè o una cioccolata calda, ma anche con un Vin Santo del Chianti, di Montepulciano o di Carmignano.

E infine il panforte di Siena, anch’esso come i ricciarelli con denominazione Igp. Nato nel Medioevo, già nel 1205 le cronache lo citano come dono destinato alle monache dell’Abbazia di Montecelso. Concentrato di miele, spezie, mandorle e frutta candita, ha una sua variante più delicata: la versione Margherita, dell’Ottocento, con meno spezie e una copertura di zucchero a velo, creata in onore della Regina d’Italia. Bicchierino da abbinare? L’Elisir di China Calisaia.

Ecco a voi la ricetta originale del panforte suggerita da Terre di Siena.

INGREDIENTI

150 gr di zucchero a velo
250 gr di mandorle con buccia
150 gr di miele d’acacia
150 gr di farina “00”
1 cucchiaio di cannella
350 gr di frutta candita
ostia 1 foglio

PREPARAZIONE

Adagiate l’ostia sul fondo della teglia a cerniera di 22 cm di diametro e foderate i bordi con la carta forno. Ponete in una ciotola la farina con un cucchiaio di cannella, i canditi e le mandorle e mescolate tutto con le mani.

Mettete lo zucchero a velo in una casseruola, portate a fuoco e fate caramellare finché il composto inizia a spumeggiare. A questo punto unite mezza tazzina d’acqua e mescolate velocemente.

Togliete dal fuoco la casseruola versateci il contenuto della ciotola (composto da farina e frutta). Amalgamate tutti gli ingredienti insieme con un mestolo di legno (cercate di essere abbastanza veloci in questo passaggio) e versate il contenuto nella teglia.

A questo punto livellate la parte superiore del vostro panforte con il fondo di un bicchiere bagnato. Infornate nel forno preriscaldato a 250° per 5 minuti; abbassate a 200° e continuate la cottura per 15 minuti.

Una volta sfornato il panforte, lasciatelo raffreddare e cospargetelo di zucchero a velo.

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