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Tinca: il pesce dell'estate piemontese

Allevata da secoli negli stagni e nei bacini della zona di Pianalto di Poirino e soprattutto del Comune diCeresole d'Alba, in provincia di Cuneo, la tinca è un delizioso pesce d'acqua dolce che in queste acque piemontesi sviluppa caratteristiche di eccellenza che la rendono ideale per la preparazione dinumerose pietanze deliziose tra cui il tradizionale carpione perfetto per l'estate.

LA TRADIZIONE 
Sin dal XIII secolo la zona di Pianalto di Poirino, a cavallo tra le province di Asti, Cuneo e Torinoera punteggiata di piccoli stagni e laghetti artificiali che venivano impiegati dalle famiglie di contadini come abbeveratoi per il bestiame o serbatoi per l'irrigazione. Venivano chiamati in dialetto“tampe” o “peschere” e nelle loro acque venivano introdotte anche delle tinche utilizzate per il fabbisogno della famiglia. L'allevamento di questo pesce nella zona risale, quindi, ad epoca molto antica e, pertanto, la tinca può essere a tutti gli effetti considerata un prodotto tipico di questa area del Piemonte.

LA DENOMINAZIONE
La Tinca, il cui nome scientifico è Tinca Tinca, è un pesce di acqua dolce della famiglia dei Ciprinidicome la carpa, il barbo, l'arborella e il cavedano. Vive nelle acque dolci a corso lento di tutto il continente europeo, come laghi, fiumi, canali e stagni, oltre che nei fiumi della Siberia e nel Lago di Bajkal.

LE CARATTERISTICHE 
Si distingue per la forma gibbosa e la livrea dorata, detta, appunto, “gobba dorata”. La varietà della zona di Ceresole d'Alba è rinomata per le sue carni morbide e gustose e per l'assenza del sapore di terra (nita) che talvolta contraddistingue prodotti di qualità inferiore.

LA PRODUZIONE 
Se un tempo la pesca della tinca si concentrava nei mesi più caldi, nel periodo della mietitura del grano,oggi la stagione della cattura è molto più lunga e dura da aprile fino ad ottobre. Nonostante ciò, quella della tinca rimane una produzione alquanto esigua, basti pensare che annualmente se ne ottengono circa 60 quintali complessivi, contro le 50 mila tonnellate di trote italiane o le 1.800 di pesce gatto.

LA CULTURA 
Dei circa 300 laghetti che un tempo punteggiavano il territorio del Pianalto tra Poirino e Ceresole, oggi me sono rimasti poco più un centinaio. Nonostante si tratti di un pesce di un certo valore commerciale, il suo allevamento è purtroppo sempre più in crisi, tanto che la Fondazione Slow Food, che lo tutela con un suo Presidio, attraverso una collaborazione con il Dipartimento di Scienze Zootecniche dell'Università di Torino, si è adoperata nell'offrire assistenza agli allevatori e nel mettere a punto un disciplinare di allevamento.

IN CUCINA
Nel Roero sono numerosi i ristoranti in cui è possibile gustare la tinca preparata secondo diverse ricette tipiche locali. Da provare il classico carpione piemontese, con i pesci che vengono prima fritti, poi marinati in un'emulsione di aceto, vino bianco ed erbe aromatiche e serviti freddi, oppure le semplici ma deliziose tinche infarinate e fritte in olio bollente.

La ricetta: Carpione piemontese. Ingredienti: tinca, erbe aromatiche (come salvia e alloro), aglio, cipolla, chiodi di garofano, bacche di ginepro, carote, zucchine, sedano, aceto, vino bianco, farina, olio di semi, sale, miele (facoltativo). Pulite e sfilettate la tinca e ricavatene dei filetti. Infarinateli e friggeteli in un filo di olio di semi poi lasciateli scolare su della carta assorbente. Nel frattempo scaldate l'aceto e il vino assieme all'aglio, alle erbe aromatiche, ai chiodi garofano, alle bacche di ginepro e, se lo desiderate, ad un poco di miele, correggete di sale e portate a bollore. Tagliate le carote, il sedano, le zucchine e le cipolle a listarelle ed aggiungetele alla marinatura riportando a bollore, poi spegnete il fuoco, fate raffreddare e sistemate le verdure e la marinatura sui filetti di pesce e lasciate riposare in frigorifero per almeno otto ore.

IL TERRITORIO Adagiata a cavallo tra la provincia cuneese e quella astigiana, la regione piemontese delle Langhe è un esteso sistema collinare delimitato dal corso dei fiumi Belbo, Tanaro, Bormida di Millesimo e Bormida di Spigno. Assieme alle vicine colline del Roero, con le quali costituisce una delle maggiori zone a vocazione vitivinicola del Piemonte, nel 2014 è stata dichiarata Patrimonio Materiale dell'UNESCO.
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