Uno degli alberghi più famosi di Domodossola, se non il più famoso, sta lì dal 1903. Non lontano dal centro della città, i destini dell’Eurossola si intrecciano con quelli della famiglia Bartolucci a partire dagli anni ’80 quando la coppia formata da Sergio e Luigia rileva il complesso che consta di camere e ristorante, nel 1984, per aprire ufficialmente nel 1985. Da lì ad oggi, rimarrà nelle mani della stessa famiglia.
La famiglia Bartolucci e una lunga storia di cucina e ospitalità
Ancora prima i coniugi Bartolucci gestivano una trattoria, dove è cresciuto il loro figlio Giorgio, classe 1979, intrigato dalla cucina fin da tenera età. “Quando ero piccolo mi mettevo la giacca da cuoco per giocare e mi buttavo le chiazze di pomodoro addosso per far vedere che lavoravo, mia madre allora mi urlava dietro. A me è sempre piaciuto, vedevo mio padre che era molto bravo in cucina, soprattutto aveva un grande palato. Mi sembrava una cosa molto difficile però” racconta a CiboToday.
Chi è Giorgio Bartolucci: la sua esperienza in cucina
Da quel momento Giorgio ha sempre militato in cucina, e la parola “militato” non giunge a caso perché la sua esperienza è di quelle che si sono costruite nel mondo delle cucine d’albergo, di impostazione francese. Dopo aver frequentato l’istituto alberghiero, fa il militare, “e ho cucinato anche lì, perché mi hanno messo al Circolo Ufficiali”, per passare ai primi lavori sul campo. “Sapevo che per fare il salto di qualità avrei dovuto lavorare nei ristoranti d’albergo. Erano delle brigate immense, 40, 60 cuochi, dove lavori con tantissimi professionisti divisi tra le varie partite. Io le ho girate tutte e imparato veramente a fare ogni cosa, con basi solide e grande tecnica. È così che ho capito come gestire una cucina e un ristorante. I ristoranti stellati sono arrivati dopo”.
Il ritorno in Italia e il passaggio di testimone con l’albergo Eurossola
Prima l’Italia, tra diverse strutture della Costa Smeralda, per andare poi a Sankt Moritz in Svizzera dove conosce quella che sarebbe diventata sua moglie Katia, anche lei nel mondo della ristorazione, “ma lì non prendevano donne a lavorare in sala, ha cominciato infatti facendo le pulizie nelle stanze. Noi avevamo la camera di fianco e nemmeno lo sapevamo”. Il sogno di andare a lavorare a Parigi viene approcciato per step: prima un passaggio in Costa Azzurra per un anno (dove poi tornerà) per passare invece proprio nella Capitale francese. “Gli anni in Francia sono tanti molto impegnativi. Imparavo molto, ma ero messo a dura prova, miglioravo costantemente”. Per cambiare ritmo, si sposta quindi a Saint Barth, nei Caraibi, poi alla morte della madre è il momento di tornare in Italia.
La nuova gestione dell’Eurossola: albergo e ristorante
Portofino, Lago di Mergozzo, Lago Maggiore, sono le varie tappe di cucine di alto profilo e hotel. Quando il padre mostra problemi di salute, Giorgio non esita a tornare a casa, per portare a compimento quel passaggio di testimone che aveva auspicato da tempo, “le rivoluzioni dalle vecchie generazioni non sono mai viste troppo bene. Prima non me l’avrebbe mai permesso. All’inizio lo abbiamo preso in gestione, poi ha deciso proprio di vendercelo”. E quindi è partita “l’avventura dell’Eurossola nelle nostre mani”, con la sorella Elisabetta che si occupa dell’amministrazione e dell’albergo, e Katia che invece lavorava nella sala. Da quattordici anni a questa parte. “Abbiamo girato un po’ il mondo, visto le cose in maniera diversa. Le cose, si sa, con il tempo cambiano”. Il primo pezzo di questa ristrutturazione passa per camere e spazi comuni, 25 in tutto con due suite. 9 anni fa, invece, arriva anche la trasformazione del ristorante in modo che possa ospitare la visione di cucina di Giorgio. Si chiama l’Atelier e di giorno è anche bistrot con una formula di cucina più informale, mentre la sera si lascia spazio a una proposta più orientata verso l’alta cucina.
La formula a 20€ per il pranzo
A mezzogiorno troviamo un bistrot con piatti della tradizione che cambia praticamente ogni giorno e una piccola carta “una proposta menu molto abbordabile, che esce a 20€. Ci riusciamo perché ottimizziamo molto il lavoro, non buttiamo via niente, utilizziamo il lavoro al 120%”. I piatti del giorno si mescolano con una piccola carta di grandi classici, come gli gnocchi all’ossolana, piatto inventato proprio dal padre di Giorgio e divenuto il più rappresentativo della zona. Così come una serie di proposte più internazionali, “perché abbiamo anche molti clienti svizzeri”, come il risotto con i funghi porcini, ravioli fatti in casa, la tagliatella con la crema di parmigiano, la tartare di manzo, il filetto alla piemontese, lo Chateaubriand servito con la salsa bernese.
Cosa si mangia al ristorante Atelier: la cena, il menu, i prezzi
A cena si cambia registro, “la mia filosofia è sempre stata quella di valorizzare i produttori locali. Ma ho viaggiato anche molto e ogni volta metto qualcosa nello zaino che riporto a casa, le tecniche e i prodotti che ho imparato. Tutto marcia rigorosamente espresso, sono piatti molto personali per cui c’è tanto lavoro dietro” spiega lo chef. C’è un menu degustazione (7 piatti a 100€), un menu vegetariano (6 piatti a 95€), “perché abbiamo tanti clienti che ce lo chiedono”, infine una serie di piatti da ordinare alla carta. Riferimenti alla zona se ne trovano, così anche alla Francia ma non mancano incursioni nelle cucine italiane regionali (quella piemontese in particolar modo).
La cucina ossolana in chiave elegante e studiata
Per esempio abbiamo la spuma di Mascarpa ossolana, con birra, senape e miele, il risotto con barbabietole, radice di prezzemolo e crudo di Vigezzo, o la cheesecake in stile ossolano con ricotta d’alpeggio, mirtilli e panna fresca, il mezzo pacchero di montagna con aglio orsino, Bettelmatt e funghi porcini, il pollo di Fattoria Cordioli, tartufato sottopelle alla broche con piccoli ortaggi di stagione. Risotti, paste fresche, zuppe, carni, pesci d’acqua dolce, dessert, salumi e formaggi si intersecano in un menu che riporta quell’enciclopedismo delle brigate anche in terra ossolana. Si affianca anche una cantina da 1000 bottiglie circa. E per i prossimi anni potremmo aspettarci ancora cambiamenti: i due figli dello chef hanno infatti l’ambizione di fare lo stesso lavoro del padre. All’Eurossola rimane comunque una storia famigliare.
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Il menu e la cucina del ristorante Atelier di Domodossola
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