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Case sugli alberi trasformate in hotel: dalla foresta ai campi di lavanda ecco le più belle



Un rifugio segreto che ogni bambino ha sognato almeno una volta, magari dopo un litigio con un amico o un rimprovero da parte dei genitori. La casa sull’albero è il regno inespugnabile dell’infanzia, quel “castello” perfetto che molti padri hanno costruito con tanto amore e che ha segnato i primi ricordi indelebili nella mente dei figli. In giro per il mondo, per gli adulti, non c’è più spazio per quei luoghi ristretti dove volare con la fantasia tra le fronde. Oggi esistono dei veri hotel dotati di ogni comfort per trascorrere vacanze lontano da tutto e da tutti.

Le più belle del mondo
 

  • Sudafrica, a due passi dagli animali selvatici: al Pezulu Tree House Lodge di Hoedspruit il contesto è scenografico, mentre nell’aria si sentono i richiami di qualche animale che in lontananza annuncia la propria presenza. Chi giunge da queste parti scopre una cultura antichissima che lega la natura alle tradizioni ancestrali e selvagge. E, nel frattempo, può consumare i pasti a pochi metri da animali che di sicuro non si incontrano tutti i giorni, a cominciare dalle giraffe. Le abitazioni sull’albero hanno tre diverse tipologie, a seconda di quello che offrono. Si può, quindi, scegliere quella con vista tra i colori accesi dell’alba, quella che rende più facile esplorare la fauna del territorio o preferire un tuffo in piscina a poca distanza dal Kruger National Park.
  • Francia, in un castello da fiaba sospeso: un hotel di lusso perfetto per tutti perché permette di fare un vero e proprio viaggio nel tempo. Le Chateaux dans les arbres, in Dordogne, sembra una fortezza extra lusso dove tutto è incantato. Se gli adulti possono godere di una full immersion nella natura, i bambini possono rincorrere le anatre, circondati dalla magia  dei dintorni. Si può scegliere tra diverse tipologie di casa sull'albero e persino quella "sull’acqua". Hanno guglie, torrette, finestre caratteristiche, vasca idromassaggio e sono in tutto cinque. Il Cabane Hautefort è la casa sull’albero più grande della tenuta, dove possono soggiornare un massimo di 6 persone.
  • Italia, la casa sui campi di lavanda: anche nel nostro Paese è possibile trovare delle case sull’albero, soprattutto nel cuore  in provincia di Viterbo e vicino il Lago di Bolsena. La Piantata offre due eleganti alternative che sono la Suite Bleue immersa nella natura, mentre vicino all’esclusiva piscina c’è la Black Cabin. In questo caso, non mancano gli oggetti hi-tech e gli elementi di design.
  • Bali, nella villa di bamboo: si chiama Sunrise House ed è una struttura con vista panoramica dalle finestre circostanti vicino a Ubud. Tra i lussi di questa casa sull’albero, anche la possibilità di contare su uno chef che prepara piatti a seconda dei gusti degli ospiti.
  • Svezia, la casa di design nella foresta: sugli alberi, in questa parte di mondo, la fantasia e la creatività la fanno da padrone. Sono tutti progetti folli che vanno dal nido d’uccello fino al cubo a specchio e diventa persino difficile scegliere quale si preferisce prenotare. Il contesto del Treehotel ad Harads poi, è molto scenografico perché le luci del Nord sono sempre uniche e regalano colore con le loro sfumature.
  • In Canada, nelle sfere di legno sospese nell’aria: case sull’albero sicuramente uniche, quelle di Vancouver. Nell’hotel Free Spirit Spheres si trovano queste soluzioni quasi galleggianti, fissate da tre cavi fissati a diversi alberi che seguono il movimento del vento. L’esperienza è speciale e non si dimentica facilmente.
  • viaggi.ilmessaggero.it

Nuovi itinerari in Terra Santa e uno scalo internazionale per il Negev


Percorsi dedicati a Maria e alle donne della Bibbia visitando la città di Magdala in Galilea; Acri, l’ultimo avamposto dei crociati, città di incontro, di dialogo e di spiritualità; il Gospel Trail in Galilea; Zippori con le sue influenze assire, ellenistiche, giudee, babilonesi, romane, bizantine, islamiche, crociate, arabe e ottomane; Haifa, culla dei Baha’i, con il monastero carmelitano di Stella Maris, il convento cattolico costruito sul Monte Carmelo che la tradizione narra fondato su una grotta dove abitò il profeta Elia; i percorsi di spiritualità nel deserto del Negev, quelli a piedi, sulla via di Francesco, alla scoperta dei luoghi che furono percorsi dal santo di Assisi, ricordando l’anniversario degli 800 anni della presenza francescana in Terra Santa; i nuovi percorsi archeologici di Gerusalemme con le scoperte portate alla luce dal paziente lavoro realizzato dalla Israel Anquities Authority. E ancora. Cesarea e Masada.

Sono queste le novità e le proposte inedite presentate a Roma durante l’incontro dedicato alla Terra Santa. E’ stato un importante momento di approfondimento dedicato al pellegrinaggio e al Turismo religioso in Israele promosso dal Ministero del Turismo israeliano in Italia con il patrocinio dell’Ufficio Cei Tempo libero, turismo e sport diretto da don Gionatan De Marco. All’incontro, tenutosi presso l’Istituto delle Suore Orsoline di San Carlo a Roma e realizzato anche grazie al supporto organizzativo del Tour Operator di Roma Istituti Religiosi, ha partecipato anche l’ambasciatore israeliano presso la Santa Sede, Oren David che ha ricordato il significato del turismo religioso e del pellegrinaggio come momento di dialogo e di reciproca conoscenza.


Sulle tradizioni comuni delle civiltà che si affacciano sul Mediterraneo e su come queste possano rafforzare gli scambi culturali tra popoli ha posto l’accento don Gionatan de Marco, direttore dell’ufficio Cei turismo, pellegrinaggio, tempo libero e sport. Il Mediterraneo quindi come ponte tra le tradizioni dove la Terra Santa è l’apice della ricerca della propria spiritualità: «Chi va in Terra Santa parte come cercatore, si scopre pescatore e ritorna come trovatore». Per il turismo religioso, gli operatori di settore prevedono una crescita del 20 per cento. Un dato questo che, «confidiamo, contribuirà a mantenere il flusso di crescita raggiunto fino a questo momento», ha detto Avital Kotzer Adari, direttrice dell’Ufficio nazionale israeliano del turismo.



Oltre agli 80 voli settimanali che ogni giorno collegano l’Italia con Israele, la Adari ha ricordato infatti gli eccezionali numeri di crescita verso Israele: «Nel periodo gennaio-maggio 2018 si è registrato un aumento complessivo del 41 per cento di turisti rispetto al 2017, fattore che ha contribuito in maniera più che positiva all’economia dell’intera nazione». E non solo. Oltre ai nuovi percorsi di spiritualità, l’ente israeliano ha in serbo delle grandi novità per mostrare il cuore del Paese: il deserto del Negev, la distesa di sabbia e roccia, dune e pietraie, oasi e crateri, che occupa il 60 per cento del territorio di Israele. «Da quest’anno abbiamo iniziato a promuovere il deserto del Negev, un deserto unico al mondo per la sua geologia, la sua storia e la sua archeologia: per il Negev passa la via dell’incenso (patrimonio Unesco) e ci sono poi le chiese bizantine. Una campagna è prevista per la fine dell’anno per l’inverno ma già da qualche mese abbiamo iniziato a lavorare su questa destinazione. Gli italiani adorano il deserto con i suoi paesaggi unici al mondo: non ci sono le classiche dune ma è un deserto scolpito dal vento e dall’acqua, con 48 parchi nazionali, antiche chiese bizantine e insediamenti monastici dei padri della Chiesa». 



E per raggiungere questo, ancora in parte, inedito paradiso dello spirito verrà aperto alla fine di quest’anno un nuovo scalo, l’aeroporto Ramon. Al momento nel deserto è in funzione il piccolo aeroporto di Ovda con due voli a settimana dal nord Italia.

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Fare rete sul Turismo Religioso



Il messaggio lanciato da Antonio Troisi sulla Gazzetta del Mezzogiorno del 13 luglio scorso agli Enti locali a “fare squadra” sul turismo religioso in Puglia, va condiviso e fortemente sostenuto. Il prof. Troisi ricorda che sin dal 2013 i Comuni di Bari, San Giovanni Rotondo e Monte Sant’Angelo gettarono le prime basi progettuali per la realizzazione di un piano riguardante il turismo culturale e religioso nel territorio pugliese. Al progetto si unì il Comune di Canosa di Puglia. I tre Comuni si impegnarono a promuovere iniziative congiunte tese a valorizzare le tradizioni religiose, culturali e storiche dei rispettivi territori, e programmare interventi con finanziamenti europei attraverso progetti mirati che potessero interessare anche le attività economiche connesse ai pellegrinaggi dei fedeli.
Solo il Comune di Foggia, successivamente, avanzò una richiesta-protesta per aver escluso dall’iniziativa il Santuario dell’Incoronata, meta di migliaia di pellegrini che, attraverso una devozione antichissima, raggiungono il Santuario per rinnovare i tradizionali sentimenti di fede.
E il Comune di Lucera?! Sembra che non sia stata presa alcuna iniziativa concreta al riguardo.
STRABISMO CULTURALE - Bisogna riconoscere che si è fatto poco o niente in questo particolare settore, che potrebbe essere la principale fonte reddituale per la nostra disastrata economia. Si tratta di vero “strabismo culturale” che non può indurre alla rassegnazione.
Occorre anche ammettere che per realizzare un valido piano progettuale, che dia la possibilità a tanta gente di visitare le bellezze artistiche e monumentali di cui la nostra terra è ricca, necessitano mezzi e strumenti, ma soprattutto uomini capaci, sorretti da una concreta volontà politica.
FARE RETE – Sul turismo religioso in Puglia e nella Daunia in particolare, tuttora le iniziative tendono a muoversi in ordine sparso, sebbene sia il Comune di San Giovanni Rotondo,  per la rilevante notorietà di San Pio da Pietrelcina, a dare un forte impulso e fare da capofila,  unitamente al Comune di Monte Sant’Angelo, per il Santuario di San Michele. Tuttavia le aspettative sono alquanto deludenti, come è stato riportato sulla Gazzetta del 16 luglio dagli operatori del settore della città dell’Arcangelo.
Bisogna quindi “fare rete” e coinvolgere anche quelle Istituzioni ed Enti che hanno tutto l’interesse per la tutela e la promozione di attività legate alla valorizzazione delle bellezze culturali e storiche dei loro territori.
E’ necessario  costruire ponti… come ripete Papa Francesco! In primis la città di Lucera, che primeggia per le sue bellezze artistiche e monumentali, finora rimasta fuori da ogni fattiva iniziativa, dovrebbe scuotersi! Infatti, la città federiciana non può rimanere nell’ombra con  le sue antiche chiese in stile barocco, la sua Cattedrale (1300- 1311) di architettura gotico-angioina, la Basilica Santuario di San Francesco (1301) di stile gotico-romanico. Lucera, oltre ad essere “Città d’Arte” per i suoi stupendi palazzi gentilizi, le sue piazze tra cui primeggia Piazza Duomo con  il Palazzo Vescovile e  l’annesso ricco Museo diocesano, la fortezza Svevo-Angioina (1200), l’Anfiteatro romano ( I sec. a.C.), il meraviglioso Teatro Garibaldi, etc., può essere considerata anche “Città dei Santi” per aver dato i natali a San Francesco Antonio Fasani (1681-1742), canonizzato da Papa Giovanni Paolo II nel 1986; a Genoveffa De Troia – Venerabile, al Servo di Dio don Alessandro De Troia, alla Serva di Dio Rosa Lamparelli.
Inoltre, a Lucera giacciono le spoglie dell’indimenticabile Padre Angelo Cuomo – Servo di Dio – per il quale è in corso la causa di beatificazione, del Beato Fra’ Giovanni da Stroncone (1350-1418) sepolto nella Chiesa di San Salvatore.e del Beato Agostino Casotti, croato, che fu Vescovo della città nel XIV secolo. Fa piacere che il nostro vescovo Mons. Giuseppe Giuliano abbia intitolato la “Scuola delle Cattedrali” al Beato Casotti: un chiaro messaggio per la cultura lucerina per lungo tempo in letargo! 
Come ha recentemente affermato il ministro dell’Agricoltura e del Turismo Gian Marco Centinaio, “Il turismo è il petrolio dell’Italia...”. 
Per il nostro territorio il turismo è ancora più importante in quanto, mai come ora, necessita di nuovi investimenti e posti di lavoro. E’ ora che la Politica faccia davvero la sua parte nell’interesse di questa terra, per lungo tempo rimasta orfana, senza cioè aver avuto una minima tutela necessaria per lo sviluppo delle infrastrutture e per l’incremento occupazionale. Anzi continua a subire scelte irrazionali, come è successo con la soppressione del Tribunale ed il notevole ridimensionamento dell’Ospedale. 
Nicola Chiechi
Già Direttore del Centro Culturale Cattolica
Diocesi Lucera – Troia 
(Luceraweb – Riproduzione riservata)

L’Emilia-Romagna investe ancora sul turismo religioso



Messi in sicurezza e ripristinati tre importanti cammini religiosi. Salgono a 14 le vie di pellegrinaggio in regione per un totale di 2mila chilometri di percorso
Con l’ulteriore stanziamento di 93 mila euro per la messa in sicurezza e la riqualificazione di tre percorsi religiosi, la rete regionale dei cammini dell’Emilia-Romagna sale a 2mila chilometri percorribili in 14 cammini e vie di pellegrinaggio, interessando 100 Comuni da Piacenza a Rimini.
Le nuove riqualificazioni riguardano la via Romea germanica a Forlì-Cesena, il cammino di San Vicinio nel territorio tra la medesima provincia e il riminese e la via degli Abati in provincia di Parma. Sulle prime due insistono 90mila euro che serviranno alla sistemazione di diversi tratti dei sentieri, alla ripulitura e messa in sicurezza di argini, all’allargamento delle banchine stradali per consentire il passaggio sicuro dei pedoni e al miglioramento della segnaletica. Gli interventi saranno coordinati dall’Unione dei Comuni della Valle del Savio.
I rimanenti 3mila euro, gestiti dal Comune di Bardi, consentiranno la messa in sicurezza del ponte sul rio Chiastroni sulla via degli Abati.

Questa particolare nicchia del mercato turistico è molto importante per la Regione Emilia-Romagna. Sul circuito regionale, promosso dall’Apt, l’Agenzia di promozione turistica dell’Emilia-Romagna, esercitano 24 operatori turistici specializzati nell’offerta di 34 pacchetti a tema: escursioni giornaliere a piedi o in bicicletta, soggiorni nella natura, luoghi di culto e antiche pievi e borghi storici. Su questo tema è di recente avvio il progetto Lover, in collaborazione con la Lombardia e il Veneto, che si basa sul turismo esperienziale e ha lo scopo di valorizzare e recuperare gli antichi tracciati devozionali delle tre regioni, per incrementare l’accoglienza e promuovere iniziative culturali e turistiche.
Inoltre l’Emilia partecipa con altre sei regioni - capofila la Toscana, poi Lombardia, Piemonte, Liguria, Lazio e Valle d’Aosta - alla candidatura della più famosa tra le vie dei pellegrini, la Via Francigena, a Patrimonio Unesco (World Heritage List). Il protocollo tra le sette regioni è stato siglato nel marzo 2017. Attualmente (luglio 2018) è in corso una specifica attività tecnico-scientifica finalizzata all’inserimento del tratto italiano della Via Francigena nella cosiddetta Tentative list UNESCO presso il MiBACT.
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Al collegio Rosmini di Domodossola recuperati 600 strumenti di fisica abbandonati da decenni



Più di 600 strumenti che componevano lo storico laboratorio di fisica del collegio Rosmini di Domodossola giacevano da anni in un magazzino sotterraneo. Impegnati nelle scorse settimane a ridare vita alle apparecchiature - alcune antiche di pregio didattico e estetico - sono stati 17 studenti del liceo Spezia di Domodossola, guidati dai docenti di matematica e fisica Gabriele Taddei e Paola Ferraris. Il laboratorio, riaperto e nuovamente abbellito ora con gli oggetti, racconta una storia che affonda le radici nella seconda metà dell’Ottocento e poi nei primi anni del Novecento, epoca d’oro del collegio Mellerio Rosmini. 

«Fu in particolare don Tullio Bertamini, storico e studioso, a utilizzare il laboratorio insieme al professor Adriano Tomasi» ricorda don Fausto Gobber che, con gli altri padri rosminiani, ha reso possibile la realizzazione del progetto. I ragazzi coinvolti nell’iniziativa frequentano la terza liceo scientifico e le operazioni di pulitura, recupero, studio e schedatura rientrano nelle duecento ore dell’alternanza scuola-lavoro. Gli studenti, muniti di detersivi, spugnette, ma anche di libri e testi per l’approfondimento, hanno riportato alla luce strumenti come un pendolo di Newton alto un metro con palle di avorio, specchi ustori in versione gigante, indissolubilmente legati nell’immaginario all’assedio di Siracusa, durante il quale Archimede li avrebbe usati per bruciare le navi romane. Non mancano gli emisferi di Magdeburgo di ottone con bordi combacianti che, incastrati tra loro in assenza di aria, formano il vuoto e non possono più essere separati; l’eolipila di Erone: dispositivo antenato del motore a getto e della macchina a vapore, e poi ancora versioni in scala in legno del motore di automobile, strumenti per l’esperienza di Oersted, un elettroforo di Volta: prima rudimentale macchina elettrostatica a induzione, e dischi di Newton per la scomposizione dei colori. «Anche per noi insegnanti è un lavoro impegnativo - spiegano Gabriele Taddei e Paola Ferraris, docenti al liceo Spezia - . Non si tratta di un semplice progetto di alternanza scuola-lavoro, ma di un percorso di approfondimento, studio, sistemazione, che terminerà in un percorso d’esame in quinta coerente con l’indirizzo di studi scelto». 

Il laboratorio di fisica, contenente gli oggetti lucidati e rimessi in funzione, comporrà nei prossimi mesi la nuova ala del Museo di scienze naturali poi aperta al pubblico. «Saranno i ragazzi stessi a garantire l’apertura» aggiunge Taddei, che due anni fa ha iniziato a lavorare al progetto con don Fausto Gobber e l’ex presidente della cooperativa che gestisce l’alberghiero Alessandro Prina. I ragazzi realizzeranno le schede di spiegazione relative a ogni oggetto. 

L’ultimo lavoro di schedatura era stato effettuato anni fa da Paolo Volorio con alcuni studenti. Sogno nel cassetto, oltre all’apertura del laboratorio, è l’organizzazione di serate per mostrare il funzionamento delle apparecchiature. 

lastampa.it

PROVA FINALE DEL 2° CONCORSO INTERNAZIONALE “PAOLA RUMINELLI” il 3 Agosto ore 21 al Calvario di Domodossola presso i Padri Rosminiani

Venerdì 3 Agosto 2018 | Ore 21:00
 Sala Bozzetti al Sacro Monte Calvario   |   Domodossola
PROVA FINALE DEL 2° CONCORSO INTERNAZIONALE “PAOLA RUMINELLI”
PER FORMAZIONI CAMERISTICHE CON CHITARRA
INGRESSO LIBERO

Nelle Langhe di Cesare Pavese Passeggiata nel sito Unesco sulle tracce dello scrittore, nato 110 anni fa a Santo Stefano Belbo

Langhe iStock. © Ansa


SANTO STEFANO BELBO - "Oggi vedevi la grossa collina a conche, il ciuffo d’alberi, il bruno e il celeste, le case e dicevi: è com’è. Come deve essere. Ti basta questo. E’ un terreno perenne. Si può cercar altro? Passi su queste cose e le avvolgi e le vivi, come l’aria, come un bava di nuvole. Nessuno sa che è tutto qui". Nel marzo del 1947 Cesare Pavese affidava alle pagine del suo diario, che divenne il libro “Il mestiere di vivere", l’amore profondo per le Langhe piemontesi, la terra dove era nato 110 anni fa. Lo scrittore ambientò i suoi romanzi più cari tra le colline ricoperte di vigneti e gli antichi borghi arrampicati sulle alture della sua terra, tra le Langhe della provincia di Cuneo, dal 2014 patrimonio dell’Unesco.
Una passeggiata nei luoghi cari allo scrittore che testimoniò la bellezza e la forza del territorio delle Langhe non può che cominciare nel luogo natio, Santo Stefano Belbo. «Immagini primordiali … mi si sono dischiuse in questi luoghi, anzi in questo luogo, a un certo bivio dove c’è una gran casa, con un cancello rosso che stride, con un terrazzo dove ricadeva il verderame che si dava alla terra e io ne avevo sempre le ginocchia sporche ». Sono le parole di Pavese all’amica Fernanda Pivano che descrivono la cascina di San Sebastiano, dove era nato e che oggi ospita un museo a lui dedicato. Qui sono esposti oggetti semplici, tra cui il letto, la scrivania, alcune fotografie e le pipe mentre da una portafinestra lo sguardo spazia sulla valle del Belbo. Fuori dalla casa un sentiero erboso costeggiato da pini conduce alla Gaminella, panoramica collina descritta ne “La Luna e i falò” come uno dei luoghi più suggestivi della zona, una collina grande «come un pianeta», dalla cui cima si ammira l’universo pavesiano: i crinali, i “ciglioni”, la cascina della Mora, la palazzina del Nido e la collina del Salto.
Nel borgo di Santo Stefano, dominato da una torre medievale, locali, murales e targhe sui palazzi ricordano la figura letteraria di Cesare Pavese: nel cuore del borgo è nata la fondazione a lui dedicata che, per promuovere il territorio e divulgare l’opera di Pavese, ha creato percorsi turistici e culturali da fare individualmente grazie alla segnalazione di cartelli affissi per le strade e i palazzi del borgo oppure con visite, accompagnati da guide locali. Nel centro-studi della fondazione si ammirano esemplari autografi, una collezione di volumi a lui dedicati e manoscritti, tra cui “Dialoghi con Leucò” che contiene il suo ultimo messaggio prima del suicidio. Fanno parte della fondazione anche la chiesa dei santi Giacomo e Cristoforo, auditorium usato per le conferenze e le mostre, e la biblioteca civica. Le passeggiate organizzate tra i luoghi di Pavese includono anche la stazione, dove partivano e arrivavano i suoi personaggi, e la collina di Moncucco, protagonista della poesia”I mari del Sud”: «Mio cugino ha parlato stasera. Mi ha chiesto se salivo con lui: dalla vetta si scorge nelle notti serene il riflesso del faro lontano, di Torino». Le visite guidate arrivano anche fuori Santo Stefano e, precisamente, sulla strada per Canelli, dove sorge la casa museo di Nuto, la «finestra sul mondo», bottega artigiana di Pinolo Scaglione, detto “Nuto”, co-protagonista de “La luna e i Falò” e grande amico di Cesare Pavese, dove sono esposti numerosi oggetti in legno, opere e fotografie dello scrittore.
Costeggiando il torrente Belbo, si attraversa una piana circondata da lunghe file di pioppi fino a Cossano Belbo, dove, nel romanzo “La Luna e i Falò”, andarono ad abitare i genitori adottivi di Anguilla. Nel borgo, amato anche dallo scrittore Beppe Fenoglio, ci sono la fontana dello Scorrone, che Pavese chiama «Scarrone», e la panoramica chiesa della Madonna della Rovere, da dove si ammira tutta la vallata. 
Proseguendo verso sud si arriva a Castino «un paese sempre battuto da un vento frizzante e di là si vedono fumi lontani, piccini, nei vapori. Verso sera, specialmente, pare di essere in cielo». Dal borgo la vista sulla valle con il sinuoso profilo delle colline è ampia e piacevole. «Mentre andavo rimuginavo che non c’è niente di più bello di una vigna ben zappata, ben legata, con le foglie giuste e quell’odore della terra cotta dal sole d’agosto». Lo scriveva Cesare Pavese sempre ne “La Luna e i Falò”, narrando delle vigne, protagoniste delle Langhe, oggi da scoprire camminando tra i filari, pedalando in mountain bike su e giù per le colline, visitando borghi e castelli e riposandosi nei ristoranti e nelle vecchie osterie, degustando gli ottimi vini e gli strepitosi piatti del territorio.

Informazioni e prenotazioni delle visite: www.fondazionecesarepavese.it

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Il pranzo sotto l'ombrellone, ecco il galateo Consigli ed errori da evitare

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Una intera giornata al mare, vera passione estiva degli italiani, senza interromperla per pranzo, bensì consumandolo sotto l'ombrellone. Ma attenzione, anche il pranzo in spiaggia ha un suo galateo che, per non rischiare di diventare oggetto di ironia, va tenuto presente. 

Banditi piatti dagli odori troppo intensi, come uova sode e formaggi stagionati, lasciare meno tracce possibile, così da evitare di attirare insetti e creare disagio ai vicini di ombrellone. Vietati gli spettacoli di folklore con allestimenti vistosi, ingombranti e poco discreti, quindi bandite tende e costruzioni improvvisate d'emergenza, così come fornelli da campeggio, scaldavivande, zuppiere, tinozze. 

La dieta migliore in spiaggia? La suggerisce Michelangelo Giampietro, medico specialista e docente presso la Scuola dello Sport Coni Roma: "La soluzione è quella di consumare pasti con porzioni più piccole, preparati con cibi freschi e leggeri e fare spuntini più frequenti con frutta di stagione oppure centrifugati di frutta, verdura ed erbe aromatiche fresche particolarmente ricche di acqua, minerali e vitamine. A seguire una bresaola per mantenere la linea senza rinunciare al gusto".
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Notte bianca del cibo, è festa con le ricette di Artusi Da Los Angeles a Manila si celebra padre della cucina italiana

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Più che una festa sarà una vera e propria standing ovation per il padre della cucina italiana: si celebra il 4 agosto oltreoceano e in Italia, con la notte Bianca del cibo italiano, Pellegrino Artusi nel giorno della sua nascita avvenuta a Forlimpopoli in Emilia Romagna (Forlì-Cesena) nel 1820.

L'iniziativa, la prima di un calendario di appuntamenti promossi dal ministero dei Beni e delle attività culturali in accordo con il ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali nell'Anno del Cibo Italiano, prevede dimostrazioni e festeggiamenti enogastronomici da Los Angeles a Manila all'Aia, passando per le tre capitali d'Italia (Torino, Firenze e Roma) e decine di altre località. Tra le attività in programma, tese a ricordare l'autore che nel 1891 diede vita al libro che ha fatto l'unità d'Italia a tavola ("Scienza in cucina e l'arte di mangiare bene"), è proposto ad esempio negli Eataly di Torino, Firenze, Roma - spiegano gli organizzatori della festa - il "Dolce Torino (ricetta n.649)", il "Dolce Firenze n.650" e il "Dolce Roma n.648", entrambi previsti dal volume-manuale sulla cucina di Artusi.

A Milano invece lo chef Pietro Leemann onorerà Artusi dedicando due piatti al gastronomo, mentre a Firenze, città d'adozione di Artusi, la mattina di sabato al Mercato Centrale a San Lorenzo è previsto un focus su Pellegrino Artusi e la sua Cucina in collaborazione con l'Accademia della Cucina italiana. Stessi onori alla Fabrica italiana contadina (Fico) a Bologna dove sono in calendario ricette dal manuale artusiano, una mostra "100-120-150 Pellegrino Artusi e l'unità italiana in cucina", dimostrazioni, show-cooking e 'Aperitivo con delitto' dal libro 'Brividi a cena".

Infine sul fronte estero festa a Los Angeles con lo chef Gino Angelini (premio Artusi 2011) che propone i Cappelletti all'Uso di Romagna, ricetta numero 7 del Manuale Artusiano, mentre Margarita Fores (Premio Marietta Honorem 2013) mette a Manila nelle Filippine in tavola Polpette (ricetta n.340) e Tagliatelle col prosciutto (n.69). In Olanda, all'Aia, a proporre un menù tutto artusiamo è invece lo chef Roberto Illari con le Tagliatelle con prosciutto (ricetta 69).
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Spaghettata alle 2 notte? Ecco servizio a domicilio notturno Al via servizio a Milano

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Per chi resta in città durante il mese di agosto pare risolto il problema della spaghettata di mezzanotte o anche in orari decisamente più notturni. Sarà infatti possibile ordinare sulla piattaforma Deliveroo i piatti dei propri ristoranti preferiti sino a notte inoltrata, comodamente dal divano di casa e con le finestre aperte.
La novità prende il via a Milano e sarà estesa in altre città coperte dai servizi della piattaforma Marketplace+ di Deliveroo nei prossimi mesi. La "late delivery" sarà disponibile in 10 ristoranti partner con consegna nelle principali zone della città, sino alle ore 3 durante la settimana e sino alle 5 del mattino nei weekend. "Con questa estensione del servizio vogliamo dare maggiore disponibilità ai clienti che hanno manifestato interesse alle consegne in orari notturni", afferma Matteo Sarzana General Manager di Deliveroo Italy. 
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